Paolo Carradori

Effetto Kentridge

Il Festival comincia con il botto. Vedere tanto pubblico per un evento che sbandiera un termine così bello ma ambiguo come “contemporaneo” è sicuramente inusuale. La scelta di aprire con Paper Music di William Kentridge dimostra come le ambizioni della direzione artistica - con ben nove proposte - trovino risposte positive in una sana confusione dei linguaggi.

Il ciné-concert del celebrato videoartista sudafricano scorre come un collage: vecchi e nuovi lavori (animazione ma anche video), musica dal vivo (del collaboratore storico Philip Miller). Kentridge lavora da anni sul rapporto tra immagine e suono. Musica come grammatica, sintassi del film e fa muovere personaggi, natura, oggetti, disegni (con un avvincente tecnica carboncino) in uno spazio che dovrebbe modificare il nostro sguardo verso l’immagine. La musica non commenta, si muove, si identifica in quell’oggetto, quell’immagine, quel movimento. A volte pare funzionare, come nel ciclico voltare di pagine di un libro, come nella scrittura astratta su tre nastri che scorrono a velocità diverse. Spesso però tecnica, meccanicità prevalgono a scapito di una poetica che rimane evocata.

Quartetto con elicottero

Chissà, forse Cage e Stockhausen se ne stavano nascosti da qualche parte ridacchiando, quando durante i primi minuti di Perpetuo Motum di Claudio Baroni, un elicottero a bassa quota svolazza rumoroso nello spicchio di cielo del cortile del Bargello. Il pensiero non poteva che andare all’americano - paladino del riconoscimento dei suoni non intenzionali come musica – e al tedesco che del rapporto tra quartetti ed elicotteri è un esperto (Helikopter Streichquartett). Incorruttibili, concentrati e ispirati, i quattro di Prometeo accettano la sfida, trasmettono comunque le vibrazioni delicate, spirituali del compositore argentino. Bella sorpresa Notturno autostradale di Lorenzo Romano. Breve lavoro dove pulsioni ritmiche, sapori urbani e improvvisi silenzi vanno a costruire un convincente e saturo tessuto. La suite di quattro pezzi di musica antica riletti oggi offre sensazioni disparate. Scodanibbio di Monteverdi salvaguarda in modo mirabile l’impianto tradizionale incastrando elementi di contrasto. Gervasoni affronta Frescobaldi con una traccia costante, inquieta e dissonante ma poco incisiva. Filidei di Trabaci ci regala una magica atmosfera, mistica e sospesa. Di Merula sottolinea la forza melodica, in una soluzione fin troppo autocompiacente. In Quartetto n.7 di Sciarrino il rigore compositivo, la trama sviluppata in un mosaico di piani sonori diversi, risalta in modo esemplare. In Nymphéa di Kaija Saariaho spumeggiano i caratteri struggenti, lirici e sensuali mentre il live electronics deforma suoni, sposta accenti, disorienta.

Trasparenze

La London Sinfonietta si immerge subito nei frizzanti meandri di Evolution di Gwyn Pritchard. Breve viaggio dove all’interno di una struttura ben definita si muovono visioni, sogni, ma anche cicliche scosse energetiche. Nebbie misteriose e fascinose aprono Stunden Blumen di Toshio Hosokawa dove emerge con un tratto sorprendentemente melodico il clarinetto/voce narrante. Intorno a lui il collettivo cresce e accumula tracce indelebili: le note scure scolpite sulla tastiera, i graffi delicati del violino, le sonorità gravi del violoncello. Emozioni costanti. Con queste meraviglie nella testa è difficile cambiare scenario, forse per questo Court Studies di Thomas Adès ci risulta alquanto sciapo. In una atmosfera tonale asciutta, a tratti nervosa, il gioco, l’alternanza dei contrasti di linguaggio e di colori rimane una intenzione che non porta da nessuna parte. Fragilità è la prima riflessione che scaturisce dall’ascolto di Whim of Silence di Andrea Cavallari. Ricerca sul silenzio –inteso non come vuoto di suono ma come spazio di possibilità creative – che affida al violino una flebile traccia guida, costante ed estraniante, con la quale interagiscono gli altri con astratte interferenze. Nel finale l’uso percussivo della tastiera infrange la trama. Poche emozioni anche da Harrison Birtwistle che con Verses per clarinetto e pianoforte disegna brevi quadri, schizzi pastello, in una ricerca sonora trasparente che si disperde. Più coinvolgente The Riot di Jonathan Harvey. Il ribollente intreccio delle ance, mentre dietro il pianoforte gioca un puro ruolo ritmico, sprigiona bella energia ma anche momenti riflessivi. Il finale è un minuetto dal sapore ironico.

Noie e meraviglie spettrali

Le due ultime serate si sviluppano tra sentimenti diversi. Il mdi ensemble legge con rigore Aíkn Wall di Pierluigi Billone dove le percussioni, metalliche e fredde, mentre intorno gli strumenti aleggiano come ombre, dovrebbero trasmettere propaggine del corpo umano. Ma il corpo umano è anche calore. Ci rifacciamo subito con Vortex Temporum di Gérard Grisey per pianoforte e quintetto. Attacco sublime, arpeggi, vibrazioni, dissonanze. Musica mobile e misteriosa per «spodestare il materiale compositivo in favore della pura durata». Che ci riesca mero dettaglio. Il piacere dell’ascolto è alto, anche nei silenzi come confini della forma tripartita, intervalli temporali che funzionano da respiro umano. Sorprendente il ruolo del pianoforte che sfiora puro virtuosismo, travolgenti gli archi. Ko-Lho di Scelsi per flauto e clarinetto è un viaggio intorno al suono che gioca sull’ambiguità timbrica tra i due strumenti. Spruzzi melodici, contrappunti, unisoni: poesia. Di notevole impatto anche Lied di Beat Furrer per pianoforte e violino: lavoro dal sapore minimalista, dove lampi visionari alimentano il dialogo tra i due. Filidei con Texture conferma la radicalità della ricerca suono-gesto dove fa evaporare dello strumento (ma anche dell’esecutore) ruolo tradizionale. La tastiera muta sfiorata, il battere dei piedi, il clarinetto senza ancia, i soffi del flauto costruiscono una ragnatela irreale.

Altre proposte scorrono, alcune deboli o pretensiose, altre evanescenti, delineando un quadro contraddittorio, vivace. Firenze suona contemporanea, ma i mille rivoli della musica d’oggi dove ci porteranno?

Firenze Suona Contemporanea

11>21 settembre 2014 – Museo Nazionale del Bargello
Direzione artistica Andrea Cavallari & Luisa Valeria Carpignano (FLAME)
Paper Music (video William Kentridge-musiche Philip Miller)
Quartetto Prometeo + Tempo Reale (Giulio Rovighi violino-Aldo Campagnari violino-Massimo Piva viola-Francesco Dillon violoncello-Damiano Meacci regia del suono)
London Sinfonietta (Michael Cox flauti-James Burke clarinetti-Alexandra Wood violino-Richard Lester violoncello-Rolf Hind pianoforte)
Mdi Ensemble (Sonia Formenti flauto-Paolo Casiraghi clarinetto-Lorenzo Gentili-Tedeschi violino-Paolo Fumagalli viola-Giorgio Casati violoncello-Luca Iercitano pianoforte-Simone Benvenuti percussioni)
FLAME Florence Art Music Ensemble (Chiara Succes flauto-Emilio Checchini clarinetti-Ilaria Lanzoni violino-Michele Marco Rossi violoncello-Luisa Valeria Carpignano pianoforte)

 

 

Share →

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Il tuo commento dovrà essere approvato prima di apparire.

Iscriviti alle notizie da alfabeta2 e alfapiù

* = campo richiesto!

Archivi