Augusto Illuminati

A volte una piccola notizia insignificante, annidata nella cronaca locale, rivela lo Zeitgeist, lo spirito dei tempi oppure l’idiozia dei tempi (propendiamo per la seconda). Nella pagina bolognese di Repubblica del 17 settembre leggiamo: «Dall’autunno, per ogni notte trascorsa nei dormitori si pagherà un euro. “Un modo per responsabilizzare gli ospiti, una scelta simbolica ed educativa”, dice l’assessore al Welfare Amelia Frascaroli». Per ora sono esonerati dalla quota Tasi per inquilini e dall’imposta di soggiorno.

L’assessore al Workfare, memore delle migliori istituzioni para-carcerarie della Poor Law degli inizi della Rivoluzione industriale, ritiene morale - sintetizziamo - la coppia simbolico-educativo, dove il secondo aggettivo ultratradizionale è addolcito dal primo, leggiadramente postmoderno, responsabilizzare gli “ospiti” o users dell’istituzione, ovviamente user-friendly, con un piccolo obolo che sottragga il dormiente alla squallida elemosina dello Stato sociale e nel contempo non violi i princìpi sacri del diritto e dell’eguaglianza di fronte alla Legge, che non ammette privilegi e sorvola sulle casuali condizioni di fatto. Diceva saggiamente Anatole France (con un filo di ironia, spieghiamolo all’assessore Frascaroli , al sindaco Merola e agli svagati consiglieri regionali emiliani inquisiti per poche migliaia di euri): «la legge, nella sua maestosa equità, proibisce al ricco come al povero di dormire sotto i ponti, di mendicare per strada e di rubar del pane». Proprio una battuta a orologeria, essendo scritta (Le lys rouge) nel 1894.

Finiamola, dunque, con questa tutela dei garantiti che dormono e pisciano sotto i portici felsinei, ora che stiamo alfine smantellando gli osceni privilegi degli impiegati statali che colano grasso e dei lavoratori a tempo indeterminato nelle aziende sopra i 15 addetti che si grattano la pancia protetti dall’art. 18. Riposare gratis nei dormitori comunali potrebbe far contrarre cattive abitudini, tipo pretendere di essere pagati per lavorare “volontariamente” all’Expo milanese o nelle biblioteche comunali e universitarie bolognesi. Nel Popolo dell’abisso, ambientato nell’East End londinese inizio novecento, Jack London descriveva come gli ospiti notturni delle associazioni caritatevoli dovessero ricambiare il favore (comprendente peraltro anche un pasto) con mezza giornata di lavoro; per le notti comunali senza cena si esige solo 1€, un gesto in fin dei conti simbolico come l’abolizione dell’art. 18.

Che fare, se il lavoro non c’è? Non ci si può neanche prendere la soddisfazione di intimare a sfaccendati e barboni: andate a lavorare! Però li si può vessare e umiliare: intanto se ne stiano al loro posto senza allargarsi e, un domani che per miracolo tornasse il lavoro, saranno addestrati a tenere le ali basse. Questo è il Workfare e questo devono fare gli assessori, anche se di vecchia denominazione keynesiana. L’apprendistato senza insegnamenti e il lavoro a progetto acausale, cioè senza progetto, del Decreto Poletti e gran parte delle “tutele crescenti” del Jobs Act in gestazione per delega, svolgono funzioni analoghe di addestramento aggratis per lavoratori virtuali. Colpirne pochi per educarne molti è consueta parola d’ordine del terrorismo, anche di quello neoliberale e renziano.

 

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2 Risposte a Notte neoliberale

  1. Paolo Buran ha detto:

    Pagine di orrore quotidiano. Ma anche un mistero dell’economia renziana. Com’è che un euro al giorno, cioè 30 euro al mese, per un senza casa rappresentano un simpatico contributo simbolico, mentre gli 80 euro a chi dispone di un – pur non lauto – stipendio possono essere magnificati come un’elargizione che cambia la vita?

  2. edgar ha detto:

    beh.. per 1 euro nn farei tanto lo schizzinoso
    ne pago 600 per un monolocale di 17 m2 e uno stip.di 1200 e 2 figli minorenni da mantenere.
    Nn so se sta meglio il barbone a conti fatti…

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