Paolo Tarsi

Fin dalla sua fondazione nel 1979, l’Ex Novo Ensemble ha esplorato il panorama internazionale della nuova musica rivolgendo in particolar modo la propria attenzione a una serie di capolavori che, nonostante brillino di una smagliante bellezza, sono raramente eseguiti e quindi anche poco conosciuti. Seguendo questa direzione il pianista Aldo Orvieto (che dell’Ex Novo Ensemble è stato co-fondatore) sta registrando per l’etichetta Naxos l’integrale delle opere pianistiche di Camillo Togni, incise per la prima volta nel loro ciclo completo. Un lavoro condotto quasi sempre sui manoscritti dell'autore, di cui al momento sono usciti i primi due volumi dei quattro previsti della collana.

Compositore, pianista e didatta, il percorso musicale di Camillo Togni si è forgiato sotto l’impulso decisivo della Seconda Scuola di Vienna, i cui echi sono riflessi nelle pagine giovanili della Serenata No. 1, Op. 10 (1940), punto di svolta verso la maturità artistica che segna la vicinanza da parte del compositore al linguaggio dodecafonico schoenberghiano. Questo secondo capitolo dedicato alla musica per pianoforte solo del musicista bresciano (Gussago 1922-1993) mostra inoltre come Togni sia riuscito a trasformare l’idea busoniana delle trascrizioni per pianoforte delle pagine organistiche di Bach in un suggestivo risultato finale di libere rielaborazioni – si ascolti la Prima Partita Corale, Op. 29 in Complete Piano Music 2 (Naxos, 2014) – che trovavamo già nel volume precedente (uscito nel 2013) dove sono contenute, accanto a una serie di composizioni originali, ‘riletture’ della Seconda Partita Corale oltre che dell’Adagietto dalla Sinfonia No. 5 di Mahler.

Il fascino che la Seconda Scuola di Vienna e Darmstadt hanno esercitato su Togni è evidente in lavori considerevoli non solo per la strenua vocazione artistica o la loro brillantezza tecnica, ma soprattutto per una poetica dettata da quello che Gian Paolo Minardi definisce “un vero e proprio artisanat furieux”. L’ultima opera per pianoforte di Togni, Sesto Capriccio, è un breve aforisma sul nome di Sylvano Bussotti, composto tra il 12 e il 14 settembre 1991 come omaggio augurale a Sylvano Bussotti per il suo 60° compleanno.

E a proposito di Bussotti, Aldo Orvieto è tra i quattro pianisti che hanno preso parte alle registrazioni del brano per tastiere multiple Quattro Pianoforti (2011) – contenuto nel disco Four Pianos (Stradivarius, 2013) – insieme a Ciro Longobardi, Giovanni Mancuso e Debora Petrina, cantante, pianista e compositrice in bilico tra sperimentazioni jazz-rock e musica contemporanea. Nel suo ultimo disco (intitolato semplicemente Petrina, Ala Bianca/Warner, 2013) David Byrne le regala un cameo nel brano Lina, senza per questo perdere di vista la musica di Morton Feldman di cui ha inciso lavori giovanili e alcuni inediti nell’album Early and Unknown Piano Works (OgreOgress, 2003). E proprio a questi ultimi due compositori citati, Bussotti e Feldman, l’etichetta Amirani Records ha dedicato due imperdibili uscite del pianista Gianni Lenoci: Brutto, ignudo (2011), in compagnia del clarinettista Rocco Parisi, e For Bunita Marcus (2011).

 

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