Vorrei assalire un galeone spagnolo, inglese o francese, abbordarlo di sorpresa al grido di omnia sunt communia! Vorrei andare e tornare dalla Tortuga con i miei fratelli della filibusta e con i fratelli della costa dividere equamente il bottino. Depredare senza chiedere il permesso.

Oppure fuggire ad Algeri, come i corsari rinnegati, e di lì partire con gli sciabecchi, attraversare il mediterraneo spiegando le vele del comune per intercettare il vento del cambiamento. Vorrei organizzare l'assalto al treno, galoppando a cavallo s'intende, tutti insieme, torme spericolate di compagni d'avventura.

Vorrei svaligiare la banca nazionale di Mesa verde, e col malloppo, tutto quanto, non comprare pane, ma comprare dinamite! Come nel film di Peckinpah vorrei tornare con gli amici a salvare chi è caduto tra le grinfie di Mapache, ma stavolta tutti salvi, ce ne andremo tutti insieme, che nessuno inciampi, nessuno rimanga indietro. Vorrei come zorro infilzare tutti i comandanti della Guardie Nazionali e i soldati delle truppe d'occupazione, che Bernardo il muto ritrovasse la parola. Che ritrovassero la parola tutti e subito i balbuzienti e gli umili, che allora smetteranno di alzarsi in piedi quando entri.

Come nella Repubblica Romana del 1849 vorrei resistere all'Europa legittimista e controrivoluzionaria, ovvero quella dell'austerity e del neoliberismo, e come nella Comune di Parigi sparare sugli orologi che battono il tempo senza amore del ricatto, scandito dalla disciplina del lavoro precario e sottopagato.

Vorrei che dappertutto, piantate poche monete, crescessero alberi colmi di zecchini d'oro, che lo stato fosse sempre e solo un participio passato, e come i nomadi dell'Orda d'Oro vorrei cavalcare sulle linee di fuga del desiderio. Vorrei che colassero a picco tutti quelli che tentano di insidiare la nostra felicità e che nessuno dormisse più tra le sbarre, costretto a girare in tondo, senza sentir canzoni, senza vedere il mondo.

Vorrei saper combattere come Bruce Lee e Mohammed Alì, leggero come una farfalla e pungente come un'ape, giocare a calcio su un campetto di terra battuta, e dopo aver scartato anche l'ultimo avversario continuare a correre, perché quello, proprio quello, è l'élan vital che ci spinge tutti avanti. Voglio che ci riprendiamo tutto, tutto quello che è nostro e salpare. Ora, non domani o dopodomani. Salpare ora, perché il tempo dell'attesa è finito.

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