Vorrei che l’erba vorrei smettesse d’infestare case, strade e luoghi di lavoro, che l’erba voglio crescesse dappertutto vigorosa e verde, la propria ancor più verde di quella del vicino. Vorrei poter somministrare di persona l’eutanasia al patriarcato che soffre così tanto da così tanto tempo, perché muoia tra le dita, sulle bocche, dentro i letti, nelle scuole e ovunque sia vissuto.

Vorrei che i soldi servissero a pochissimo, che i prezzi di ogni cosa fossero ridicoli, che la tecnologia servisse a vivere e non a farsi protesi dell’anima, a distrarsi, a lavorare anche di sera e a esser sempre soli. Che i dottori fossero così tanti e così bravi da poter passare il tempo a far convegni su come stare benissimo e anche meglio.

Vorrei che tutti i quartieri brutti di tutte le città del mondo fossero demoliti per lasciare il posto a quartieri mirabolanti, che gli abitanti si costruirebbero umilmente consigliati da urbanisti e architetti attenti ai loro bisogni, interamente al loro servizio. Che ogni luogo di lavoro avesse un asilo in cui s’imparano l’allegria e la libertà, che nelle scuole s’insegnassero la vita, l’amore e le cose importanti che poi scrivere e far di conto è facilissimo quando si sa come stare insieme e a scordarsi di sé.

Che il lavoro fosse una libera scelta di passione e la prigione un luogo distante e poco sorvegliato, una zona geografica vasta dal clima mite da cui non ci si può troppo allontanare ma chi vuole ci può andare ad abitare. Che l’industria agroalimentare fosse controllata dai consumatori, che boicottano sistematicamente tutto quello che è cattivo, che si facessero seminari in tutte le piazze del mondo per sapere che cosa è più buono, che si viaggiasse per scoprirlo, che gli alberghi scomparissero e si stesse a casa della gente se si vuole o se si deve andare in giro.

Che una volta a settimana tutti si occupassero di animali, di bambini, di anziani e di piante, e che una volta a settimana ciascuno cucinasse con amore per tanta gente, che i disabili fossero magici, che ci s’insegnasse come morire, che tutti quelli che lavorano nelle case condivise in cui per morire ci si trasferisce ci portassero la famiglia, gli amici, la felicità e per quelli che han bisogno di silenzio ci fosse un piano alto pieno di luce, piante, gatti e di discreta compagnia.

Che essere madre fosse meno che esser padre, che esser bambino fosse essere ricco della propria povertà, fosse essere nudo e spogliare l’anima degli altri, fosse essere l’ignorante da cui s’impara, l’idiota che mostra il cammino dell’intelligenza vera. Che ogni religione fosse bandita così come tutto ciò che fa male al pianeta. Che ci fossero così tante biblioteche e tutte talmente belle e che si continuasse sempre a scoprirne di nuove in ogni quartiere.

Che chi comanda fosse preso a pedate e chi spiega fosse guardato con sospetto, che chi si erige a proprietario di un’idea fosse trattato con la condiscendenza che si riserva ai dementi fastidiosi. Che si servissero le donne amabilmente per duemila anni circa, perché adesso loro hanno delle cose urgenti da fare, che si parlasse loro con rispetto, perché si sono sempre disinteressate del potere e hanno fatto il triplo lavoro fino a far sì che tutti noi arrivassimo infine a onorar la vita, ad abolire bomba e armi di ogni sorta, perché se non ci fossero state loro non ci sarebbe nessuno di noi.

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2 Risposte a L’erba vorrei. Claire Fontaine

  1. mauro ha detto:

    Leggendo
    mi è sopraggiunta
    nitida in sovrapposizione, la lettura de
    “Le intermittenze della morte”
    di SARAMAGO.
    Grazie, entrambi , trionfi della vita!

  2. kireru ha detto:

    heart it

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