Vorrei essere un maschio. Con tutti gli annessi e connessi che distinguono un sesso dall’altro. Non per invidia del pene, complesso di Edipo o altre storie del genere. È che mi piacerebbe una improvvisa (e decisa) conversione alla mascolinità.

Non pasticcerei con le questioni della differenza. E neppure della parità. Piuttosto sì, sarebbe bello avere la (virile) capacità di lanciare un libro (pesante) onde arrestare la marcia della blatta che si aggira sul pavimento della cucina. Nonostante la febbre da riordino della biancheria, piatti, posate e nonostante il (mio) perfezionismo che si accanisce sulla differenziazione dei rifiuti, cacciata dei piccioni, persecuzione delle formiche, pare che le sorelle (e io con loro) non abbiano il polso abbastanza fermo.

Ancora, se uomo fossi, sarebbe mio compito rovesciare l’opinione corrente, conformista e vacua, che solo all’altra metà del cielo attribuisce l’insensata passione di girare intorno al tema dell’amore. Da bastiancontrario, mi concederei il lusso di discuterne con i compagni appena acquisiti. Così, invece di ritirarci, dopo sostanziosa cena, a sviscerare la situazione politica, la bontà (o cattiveria) della riforma elettorale, ora che è retrocesso l’argomento bunga bunga (va pronunciato con sorriso sprezzante), potremmo confidarci delusioni e illusioni amorose.

Senza paura di cadere nell’effemminatezza e dunque costretti - almeno io in quanto maschio - a pronunciare battute triviali, delle quali, che paradosso! in quanto da donna mi sarei sentita obbligata a sorridere, dopo una simile metamorfosi, sarò capace di montare in venti minuti una poltrona dell’Ikea; in dieci di attaccare all’altezza giusta lo specchio del bagno con il trapano elettrico. Con un’esperienza alle spalle che maschile non è, non mi verrà mai in mente di disprezzare il pianeta femminile; anzi, bacerò la mano alle signore e signorine che sono l’origine del mondo. Sarò mite e gentile (simile in questo alle donne).

Sperimenterò, tanto per provarci, quei comportamenti ora detti multitasking: inseguire, contemporaneamente, il lavoro e i figli, la lista della spesa e l’orario dei negozi; la cura delle relazioni e lo sfruttamento della cura. Prometto che al Circolo napoletano Italia le signore continueranno a venire come ospiti pur essendogli impossibile diventare socie. Spiegherò loro il vantaggio di non provvedere a pagare il conto.

Quanto a me, andrò più spesso a piedi che in automobile. Ascolterò l’opinione delle donne. Mi interesserò non solo al loro corpo ma anche alla loro mente. Mentre parlano, non conterò fino a centocinquanta ad alta voce. Mi capiterà di giurare – mano sul fuoco - che le femministe non sono insopportabili e moraliste. Infine, spinta dalla domanda di Lucio Dalla “Ma come fanno i marinai a baciarsi tra di loro a restare veri uomini però”, risponderò che nessuno è perfetto.

 

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2 Risposte a L’erba vorrei. Letizia Paolozzi

  1. Carlo A Borghi ha detto:

    Complimenti, Letizia. Mi sei molto piaciuta sia come femmina che come maschio. Vorrei… ma non posso.

  2. flavio ha detto:

    invidia del pene??ma quando mai…

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