Vorrei. Quello che vorrei non è poi così difficile da realizzare. Non ho molte pretese e nemmeno molta fantasia. Sul piano personale ho avuto la fortuna o la sfortuna di considerare connaturata all'esistenza una quota di frustrazione: ciò mi ha permesso di vivere momenti di godimento inatteso, ma mi ha abituato a non desiderare troppo in grande.

Sul piano collettivo confesso che il pessimismo della ragione mi ha progressivamente vietato non solo di volere tutto, ma anche qualcosa di sostanzioso: sono troppo abituato da anni a pensare di limitare i danni di fronte a un sistema di governo che è quanto di più minuzioso e pervasivo mente umana abbia mai creato, e nel contempo dotato di un'apertura di spirito largamente inferiore a quella di qualsiasi mobiliere brianzolo per poter desiderare qualcosa che non sia provare a vivere con un minimo di libertà.

Certo potrei cavarmela ipocritamente con qualcosa tipo una parafrasi di Imagine o di qualche altra canzone libertaria ma non sarebbe la mia verità interiore. Così devo ammettere che voglio cose un po' banalotte e prettamente individualistiche. Per esempio, ciò che mi trovo a desiderare con più frequenza in questa fase della mia vita è di avere un po' più di tempo o meglio di avere la possibilità di perdere un po' di tempo anche in cose futili.

Non che sia una gran novità: già qualche anno fa Enzensberger, mi pare, aveva sostenuto che nella nostra società la vera ricchezza è avere tempo e mi trovo parzialmente d'accordo con questa tesi. Nel mio caso però quello che noto è che il mio è un desiderio non estremo, ma piuttosto facile da realizzare, in altri termini si può dire che io voglio poco. E qui cominciano i miei guai perché in questi tempi la società vuole di più precisamente da quelli che vogliono di meno.

Coloro che vogliono di meno innanzi tutto nella nostra società sono considerati coloro che non vogliono in maniera diretta o indiretta soldi, se non quelli minimi necessari. Ma curiosamente da essi si vuole che mettano a disposizione la loro vita, le loro scelte e l'organizzazione del proprio tempo in base alle necessità di coloro che vogliono molto, e per di più nella cultura dominante del nostro tempo si considera questa richiesta non solo ammissibile, ma utile al progresso dell'umanità.

Le persone che vogliono di meno, poi, sono anche potenzialmente antisociali perché per realizzare i loro modesti desideri solo raramente hanno bisogno di chiedere dei prestiti e quindi tendenzialmente sfuggono al rapporto tra debitore e creditore, che Maurizio Lazzarato ci ha mostrato essere la relazione sociale dominante nei nostri tempi.

Non è un caso che infatti si è escogitata l'idea di rendere responsabili tutti gli abitanti di un paese di un debito contratto dal governo per fare rientrare anche i recalcitranti in questa relazione sociale. Insomma i tempi sono questi: anche a essere minimalisti nei desideri ci si trova a stare dalla parte dei sognatori.

 

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Una Risposta a L’erba vorrei. Giorgio Mascitelli

  1. Valerio ha detto:

    Il tempo libero è molto facile da ottenere: basta smettere di fare le cose “importanti” che si stanno facendo; ma certo, sarebbe un atteggiamento altamente anti-sociale.

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