Vorrei che questo fosse l’ultimo scritto, e contenesse non più ricette o storie di prodotti alimentari, o elenchi di termini in uso nelle cucine e nei ristoranti, non fosse simile a tutti quelli che l’hanno preceduto, ma ne cancellasse la ragion d’essere. Chiuso il file, arrestato il programma, aspettare senza nutrirmi né parlare di cibo, in una pace silenziosa e tranquilla.

E il corpo fosse felice di questo riposo, e protraesse, un istante dopo l’altro, la sua sazietà della vita. Nell’attesa, immagini e racconti mentali, pressappoco di quest’ordine. La popolazione di un villaggio sperduto nelle montagne del Caucaso decide di non alimentarsi. Con la bocca chiusa gli uomini si guardano in faccia e si sfidano, le giovani donne rifiutano la mammella ai poppanti che piangono, e dopo due notti, tacciono. Qualche giovane fugge ma la maggior parte rimane. Non c’è ragione religiosa né economica che li spinga, solo il senso di orgoglio e di attesa che si protrae col passare dei giorni, illanguidendo i corpi e spegnendone le energie.

In una casa di riposo per anziani della Polonia, un mezzogiorno, i piatti rimangono pieni e nessuno beve. I quattro inservienti per trenta vecchi intorno ai tavoli, non sono in grado di costringerli a mangiare, e le loro grida e minacce si spengono nel silenzio. Il medico, chiamato subito, non sa come procedere, i farmaci non servono, e trasferire tutti nel vicino ospedale, per trasfusioni ed alimentazione forzata non sarebbe possibile, tanto più che altri venti ricoverati, nelle camere, continuano a tenere la bocca chiusa. I giornali decidono di non pubblicare la notizia.

Il caso di un parroco e dei suoi parrocchiani è inusitato. I fedeli, una domenica del mese di maggio, dopo la comunione, cessano di nutrirsi, senza fornire alcuna ragione né spirituale né personale, e soprattutto senza darne notizia. La cosa trapela e fa scalpore. Si riascoltarono le parole del parroco che aveva officiato e tenuto la predica, si analizzarono, senza esito, le ostie rimaste, e qualcuno parlò di suggestioni diaboliche. Una ragazzina, portata all’ospedale dai genitori, rispose allo psicologo : “Comunica anche tu!”

Trafiletto su un quotidiano : “È morto oggi il celebre storico dell’alimentazione A.B.C. all’età di settant’anni, per cause imprecisate” segue ragguaglio delle sue opere su osterie, ricettari e mangiatori celebri e menzione di un saggio, in cantiere, sull’anoressia epocale.

 

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Una Risposta a L’erba Vorrei. Alberto Capatti

  1. sante ha detto:

    Stupito!

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