Vorrei… in principio era il sonetto delle Rime di Dante Alighieri, “Guido, i’ vorrei che tu e Lapo ed io”, col suo sogno di vita cortese, dichiarazione di un desiderare leggero, tutto al condizionale, di fuga dal mondo e di amicizia. Certo un desiderio lo si può attaccare ad ogni coda di stella cadente, gettare nelle profondità di un pozzo o nelle piscine delle solite fontane romane, desideri che presto scolorano per essere sostituiti da un’altra stella o da un’ennesima monetina.

Eppure la considerazione che siamo inviati a fare, dati i tempi che corrono, costringe a una riflessione più approfondita che permette di tralasciare comete e centesimi per rivolgersi a questioni meno individuali, verso un orizzonte più condiviso. D’altronde quanto meschino sarebbe un destino in cui non si potesse neanche più desiderare in grande, scialacquare nelle speranze e sperperare nei sogni. E alzare il tiro verso un vorrei che abbia come oggetto le questioni del mondo significa comunque avere a che fare coi destini particolari e con le speranze segrete di ognuno, solo visti da un’altra prospettiva.

Io vorrei non dovermi più vergognare, come capita sempre più spesso, di pensarmi un essere umano, di vedere i miei fratelli morti ammazzati nelle carrette del mare del Mediterraneo o nelle ennesime “operazioni chirurgiche” dei bombardamenti terroristi perpetrati su Gaza, dove gli altri miei fratelli israeliani si sprecano in carneficine poiché provocati in quanto detentori del diritto dei giusti.

Ecco, io vorrei davvero poter comprendere questo diritto stragista, che continua a mietere ogni giorno centinaia di palestinesi, uomini e donne, vecchi e bambini, civili e combattenti, vigliacchi questi ultimi, a dire dei miei fratelli israeliani, perché si nascondono tra la popolazione civile, malvagi e colpevoli come solo i terroristi possono essere, quei terroristi che lanciano centinaia di missili che però non vanno quasi mai a segno, se non forse per sbaglio. Vorrei poter andare a dormire serenamente, col cuore in pace perché libero da questi affanni, libero dal pensiero delle carneficine. Vorrei, prima che sia troppo tardi, fare serenamente all’amore, ma qui mi accorgo di tornare a quel sonetto di Dante. Forse si, anche io vorrei più “incantamento”, per il mondo e per me.

***

L'erba vorrei cresce anche nel giardino del re... Dal 2 agosto ogni giorno le voci dei collaboratori di alfabeta2 esprimeranno un loro desiderio. Ogni sogno resta sogno perché troppo poco ancora gli è riuscito, si è compiuto. Perciò esso non può dimenticare ciò che resta, in tutte le cose mantiene la porta aperta [Ernst Bloch].

Su alfa+più potrete seguire anche il Festival del film di Locarno (dal 6 al 16 agosto) con le Lettere helvetiche di Ilaria Bussoni. Vi proponiamo infine le 31 ricette di Alberto Capatti per una estate alfasensoriale.

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Una Risposta a L’erba vorrei. Gino Di Maggio

  1. Enrico Castagna ha detto:

    Condivido le riflessioni di Gino in quanto fanno farte del mio vissuto, delle mie verità e delle mie certezze che, ogni giorno, cerco di rivisitare,di analizzare criticamente, per capire se possono ancora definirsi tali, compatibilmente con gli strumenti disponibili.
    Desidererei mettermi in contatto via mail o, teleefonicamente, con Gino, che ho conociuto negli anni giovanili, per un caro saluto. Grazie per l’eventuale oppporunità. Enrico Castagna / 19034 Ortonovo (La Spezia, Via Stazione, 15 / Cell.: 3482511551.

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