Maria Teresa Carbone

A proposito di Valerio Berruti, l'artista piemontese una cui opera della serie “Golgota” appare sulla copertina di La vita non è in ordine alfabetico di Andrea Bajani, un commento anonimo nota che i suoi “quadri non hanno bisogno di strade, case, arredamento, poiché la figura stessa costituisce la realtà e l’apparato che arreda lo spazio”.

A questo però si dovrebbe aggiungere che, per lo meno nel caso di “Golgota”, ben diverso sarebbe l'effetto sull'osservatore se nella sua mente l'esile sagoma della bambina, le braccia aperte in un movimento di danza, non si intrecciasse a quel titolo che rimanda al maggior sacrificio, alla maggiore sofferenza possibili. Di minime crocifissioni quotidiane, spesso involontarie e solo fuggevolmente consapevoli, così come di altrettanto minime, ma non per questo meno esaltanti resurrezioni, si compone il libro di Bajani, che dopo essersi confermato “autentico romanziere” (la definizione è di Andrea Cortellessa) con Se consideri le colpe e Ogni promessa, ci consegna ora quella che solo per comodità o pigrizia potremmo definire una raccolta di racconti.

Come per i Sillabari di Parise, che certo Bajani ha preso a iniziale riferimento, ogni etichetta rischia infatti di essere sdrucciolevole, anche se forse la più convincente l'aveva data proprio Parise parlando dei suoi testi come di “poesie in prosa”. E Bajani, che ha esordito come poeta, a proposito del “tu” che segna gran parte della sua scrittura (e tutti i testi di La vita non è in ordine alfabetico) ha evocato per sé – in una intervista a Cortellessa, Tornare sul luogo del racconto, «alfalibri», 9, marzo 2012 – “una matrice sostanzialmente poetica”, aggiungendo poi: “Tradurre l’abisso in parola, rivolgersi a chi non può rispondere, è quanto accomuna la poesia alla preghiera, e al confronto con la morte”.

Probabilmente è questa la migliore chiave di lettura per i trentotto testi brevissimi che si allineano lungo le centotrenta pagine del volume, chiusi all'inizio e alla fine da un prologo e da un epilogo in corsivo, dove un maestro di scuola, simile forse al Caproni tanto amato da Bajani, mostra ai suoi alunni le lettere dell'alfabeto: “Con ventuno lettere – ha detto prendendole tutte nelle mani e poi passandole sotto i nostri nasi – si può costruire e distruggere il mondo, nascere e morire, amare, soffrire, minacciare, aiutare, chiedere, ordinare, supplicare, consolare, ridere, domandare, vendicarsi, accarezzare”.

Se dunque è vero che la vita non è in ordine alfabetico, è pure vero che mettere in fila le parole, dalla A di Amore (i pensieri di un padre che assiste, insieme atterrito, spaesato, inaspettatamente intrepido, al parto della moglie) alla Z di Zoo (la felicità di una giovane donna che nella vita con gli animali trova riparo ai propri dolori), porta ordine, o comunque forma linguistica, a – è ancora Bajani a parlare – “quel ventre molle che fa soffrire uomini e donne in un momento specifico della storia”.

Andrea Bajani
La vita non è in ordine alfabetico
Einaudi (2014), pp. 130
€ 12,50

* Per un disguido tecnico il Semaforo di Maria Teresa Carbone non è comparso sull'alfadomenica di ieri 27 luglio. Per leggerlo cliccate qui.

Share →

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Il tuo commento dovrà essere approvato prima di apparire.

Iscriviti alle notizie da alfabeta2 e alfapiù

* = campo richiesto!

Archivi