Silvia Salvagnini

mi scardino contro
non solo con parole
ma parole cose
parole che sono cose
chiamo
tutta la purezza fortemente del cuore
e cito testualmente
queste parole da me negate
da me e te rese obsolete
per riportarle nella volontà
del dire di ridire:
cuore
è ora di parlare chiaramente
in qualsiasi posizione
siamo in una forma di contestazione
siamo senza confini
siamo musicoareopinti
siamo così come ci capiamo
anche con la testa sui cuscini
niente da inventare:
stanchi di autostrada
di sommatorie di parcheggi
di montagne perforate
di paura
e tutta questa realt à
che chiamavamo enumeravamo
ora sfugge dilaga
e come la neve sopra la neve
rimane questa parola che cuci
stiamo fermi, dici.
il corpo è come una cipolla
(senza sbucciare per non piangere troppo
siamo stati senza sacchetto
solo a guardare
come è bella la pelle
in mezzo al bene/tenerolunare)
le poesie non sono esaurite
sono un rubinetto
il rubinetto che ci diciamo
così scritto rovescia il mondo
rovescia perché esiste
questo spazio sovrascritto
di legge invertita inversa
immateriale ma pieno di materia
dove il corpo la parola e la cosa
si assomigliano si assottigliano
e fanno guerra a tutto il resto
il resto e come me lo spieghi
è tutto un niente molto diverso
che io combatto perché lontano
così vero e inesistente pieno solo
di terrore, di inutile materia tempo
di affollamento, di cemento
qui invece siamo nella parola, nella vita
nella terra, nella neve, nel fermo
nella gemma
ed è solo una questione di corpi
di come i corpi fanno una preghiera
mossi all'unisono cantante
a fare una sfera.

Testo edito tratto da Bastarde senza gloria, antologia a cura di Francesca Genti, Sartoria Utopia, Milano (2013)

 

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