Luisa Ferrari *

Per il terzo anno consecutivo la Consulta di Bioetica ONLUS, associazione culturale fondata a Milano nel 1989, si è fatta promotrice di una campagna dal titolo “Il buon medico non obietta” per affrontare attraverso il dibattito pubblico il problema dell’inadempienza nell’applicazione della legge sull’interruzione volontaria della gravidanza.

La legge del 1978, a fronte dei dati allarmanti relativi alla piaga dell’aborto clandestino, permette a determinate condizioni l’accesso a questa pratica clinica nelle strutture pubbliche. Ma la regolamentazione, accanto al riconoscimento del diritto della donna alla libera scelta e alla tutela della propria salute, con l’articolo 9 consente ai medici di sollevare obiezione di coscienza. La legge 194 prevede che entrambi i diritti siano garantiti in ogni caso, senza che l’esercizio dell’uno comprometta l’altro.

Ben diversa è la situazione evidenziata da tutti coloro che in questi anni hanno monitorato, dati ufficiali alla mano, la concreta attuazione della legge 194. Stando ai rilievi offerti dal Ministero della Salute (ottobre 2012), non viene garantita in tutti gli ospedali la presenza di medici non obiettori necessaria a far fronte alle richieste di interruzione volontaria. Al Sud le punte di obiezione si registrano in Molise (85,7%), Basilicata (85,2%), Campania (83,9%); al Nord nella provincia di Bolzano (81,3%) e nel Veneto (76,7%); in tutta la penisola la percentuale non scende mai sotto il 50%; unica eccezione la Valle d’Aosta con il 16,7%. Va notato che questi dati forniscono l’andamento medio e non tengono conto delle aziende ospedaliere in cui la totalità del personale sanitario, non solo medici ginecologi, ma anestesisti e infermieri, si dichiarano obiettori di coscienza.

Quest’anno le manifestazioni nazionali - in forma di convegni o tavole rotonde - si sono svolte a Napoli e a Torino il 10 giugno; a Milano il 19 giugno; hanno chiuso la serie di interventi Novi Ligure il 28 giugno e Roma il 30 giugno. Le associazioni che hanno aderito alla campagna della Consulta sono: l’Aied, l’Uarr, la Laiga, Se non ora quando, Politeia, Vox - Diritti; oltre a esponenti del mondo accademico, filosofi, giuristi, medici impegnati nella battaglia in difesa della legge 194 all’interno degli ospedali pubblici.

A Milano la tavola rotonda del 19 giugno ha visto la partecipazione del bioeticista Maurizio Balistreri, ricercatore in Bioetica dell’Università degli Studi di Torino, che si è fatto portavoce della proposta della Consulta di Bioetica sulla soppressione dell’art. 9 della legge 194, ritenendo non più contemplabile un’obiezione sollevata a posteriori, perché uno specializzando in ostetricia e ginecologia è perfettamente a conoscenza dell’ammissibilità dell’interruzione di gravidanza e può scegliere di indirizzare diversamente i suoi studi o rivolgersi alle strutture private.

Nel suo intervento l’avvocato Massimo Clara (tra i fondatori dell’Associazione Vox-Osservatorio italiano sui Diritti, che nell’agosto 2012 e nel gennaio 2013 ha depositato al Comitato europeo dei Diritti Sociali del Consiglio d’Europa due reclami collettivi a fianco dell’organizzazione non governativa International Planned Parenthood Federation European Network e della CGIL nei quali si chiede che venga accertata la violazione da parte dell’Italia dei diritti delle donne e dei medici non obiettori) ha ricordato che nel marzo 2014 l’Italia è stata ripresa dal Consiglio d’Europa in merito alla violazione del diritto alla salute e all’autodeterminazione della donna.

La testimonianza di Anna Maria Marconi, direttore della Clinica Ostetrica e Ginecologica dell’AO S. Paolo di Milano, nonché Professore di Ginecologia e Ostetricia all’Università degli Studi di Milano, ha sottolineato come il ricorso all’interruzione da parte di donne giovanissime, sotto i venticinque anni, per lo più inoccupate e di donne straniere senza permesso di soggiorno, porta drammaticamente alla ribalta il problema dell’elevato costo dei farmaci contraccettivi.

Il dibattito è dunque aperto e, a fronte della proposta della Consulta di Bioetica, di soppressione dell’art.9 della legge, altre voci hanno rilevato come una soluzione di questo tipo porterebbe inevitabilmente a rimettere mano alla Legge 194, con tutto il carico di incertezze che tale procedura attiverebbe. Oggi il terreno politico-sociale italiano non è certo favorevole ad accogliere una ridefinizione in termini migliorativi del diritto di interruzione volontaria della gravidanza, come dimostra la crescente opposizione alla legge da parte dei movimenti pro-life.

Valga per tutti l’esempio recente apparso sul Quotidianosanità.it il 12 giugno: la Associazione “Generazione Voglio Vivere” ha raccolto 15mila firme a sostegno dell’obiezione di coscienza, consegnate nelle mani del presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici, Chirurghi e Odontoiatri. Tale petizione si esprime contro l’art. 22 del nuovo Codice di deontologia medica approvato un mese fa, che obbliga il medico obiettore a “collaborare” all’aborto indicando un altro collega disposto a praticarlo.

* Consulta di Bioetica-Sezione di Milano

 

 

Tagged with →  
Share →

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Il tuo commento dovrà essere approvato prima di apparire.

Iscriviti alle notizie da alfabeta2 e alfapiù

* = campo richiesto!

Archivi