G.B. Zorzoli

Nel campionato italiano appena concluso la Juventus ha superato la barriera dei 100 punti in classifica, su 114 teoricamente disponibili. Per vedere le più dirette inseguitrici aveva bisogno di un buon binocolo. Insomma, un dominio assoluto, privo di concorrenti credibili.

In contemporanea con questa marcia trionfale, a livello europeo la Juventus è uscita con le ossa rotte dalla Champions League. Non è nemmeno riuscita a classificarsi al secondo posto fra le quattro squadre del suo girone preliminare ed è stata subito eliminata. In Italia Renzi per ora si muove senza dovere fare i conti con un’opposizione efficace. Berlusconi sembra considerarlo un figlioccio un po’ discolo, al quale finisce col perdonare le marachelle. E tiene a freno i più insofferenti tra i suoi. Il Movimento 5 Stelle oscilla fra il desiderio di collaborare sulle riforme e il richiamo della foresta. Nella migliore delle ipotesi tutti gli altri sono volonterose comparse.

Qualche volta, come la Juventus nelle ultime partite del campionato, la politica di Renzi sembra essere a corto di fiato, ma il confronto con avversari troppo deboli non riesce a far emergere eventuali defaillances. Anche il nostro premier deve misurarsi con l’Europa, e qui sono incominciati i guai. Il girone preliminare – quello delle nomine dei vertici europei – è appena ai primi incontri, ma da questi Renzi non è uscito bene; secondo diversi commentatori, si sarebbe infilato in un vicolo cieco. In merito all’obbiettivo di ammorbidire i vincoli posti dall’Unione Europea alle politiche economiche italiane, per ora Renzi può vantare soltanto qualche disinvolta interpretazione delle parole di alcuni fra i suoi interlocutori europei. Il no di altri è invece brutalmente esplicito.

Conte, che anche caratterialmente ha diversi punti in comune con Renzi, quando si è reso conto che i giocatori juventini erano effettivamente arrivati alla frutta, e, senza sostanziali iniezioni di forze fresche, non sarebbe stato facile vincere il prossimo campionato (e men che meno la Champions League), di punto in bianco si è dimesso da allenatore della Vecchia Signora. Anche il paese che Renzi governa ha il fiato sempre più corto.

La disoccupazione, soprattutto giovanile, è altissima e non accenna a diminuire. L’economia è praticamente bloccata. Proposte come la diluizione in più anni degli incentivi per gli impianti fotovoltaici già in esercizio hanno bloccato potenziali investimenti dall’estero nell’intero comparto delle infrastrutture. Anche i tempi per la realizzazione delle riforme si stanno allungando non solo rispetto a quelli iniziali, palesemente troppo stretti, ma anche nei confronti delle rettifiche successive. Il caso della riforma del Senato è emblematico: doveva passare in prima lettura entro il 24 maggio, data delle europee, poi entro giugno, successivamente prima del vertice europeo dei capi di stato e di governo (18 luglio), mentre scrivo la scadenza è stata spostata al 10 agosto.

Conte ha resistito tre anni prima di dimettersi. Il governo Renzi ha giurato soltanto cinque mesi fa. I tempi della politica italiana sono però tendenzialmente più contenuti. I tre anni li hanno superati esclusivamente il primo governo Craxi, il secondo e il quarto governo Berlusconi; solo 14 sui 63 governi del dopoguerra che hanno preceduto l’attuale, sono rimasti in carica almeno 18 mesi. Dall’analogia con la Juventus e dalle statistiche sui passati governi non si possono trarre meccanicamente delle conclusioni. Però però…

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2 Risposte a Renzi come la Juventus?

  1. francesco gavilli ha detto:

    Conte, non Conti… del resto c’è Napolitano (sic!) non Pertini

  2. rdg ha detto:

    ok, ma si chiama conte, non conti.

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