Ivan Schiavone

un blaterar convulso
ci assedia
da ogni lato
(l'esproprio del vissuto (il controllo dell'immaginario
ora che ogni luogo è divenuto inabitabile
(specie il linguaggio
come arrivi alla parallela se non percorri la trasversale?
la grande meretrice ha labbra lasche e insanguinate
labbra ch'han bevuto
da cui essudano bambine
(in una stanza assediata dalla solitudine)
nude
fameliche le vulve enfiate tra le gambe
scarnificati i
il moto allucinato dalla magra
magra fina, insidiosa
magra d'ogni dove
la carestia
e in carestia l'imene secco,
asciutto
il tuo imene senza frutto
(imene senza umore o succo (no,
non accostai l'orecchio al tuo secreto
implicato nella dinamica del corpo acerbo di bambina
accostai il cazzo (l'angoscia senza scampo (un rumore bianco
e urla a tratti lontane
di donne stuprate in massa
la furia dei militari sfogata sulle carcasse (dov'è?
qualcuno l'ha vista
qualcuno ha visto quella donna?

Testo tratto da Cassandra, un paesaggio di prossima uscita per le edizioni Oèdipus

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