Alberto Capatti

La prendo larga, questa volta. Consulto we.expo2015.org un sito di ricette femminili per l’evento. Obbiettivo dichiarato: 1 milione di ricette. Cominciamo ad analizzare la prima pagina, le prime dodici. Quattro nonne e due madri, ne ispirano la metà, più una creme caramel di una signora sposata da 46 anni. La longevità è cucina, scrittura e comunicazione, e a fornire gl’indirizzi per nutrire il pianeta saranno le vecchie donne. Questo luogo comune che rende autentica qualsiasi formula, comporta un intoppo: tradizione non è storia, e per documentare quest’ultima ci vuol ben altro che una ricettina. Esempio: La torta di cioccolata. “La mia famiglia è stata miracolosamente risparmiata dalla deportazione nei campi di sterminio nazisti quando mia nonna, all’arrivo dei soldati tedeschi nella casa dove ci eravamo rifugiati, ha offerto loro questa torta. I soldati incredibilmente non se la sono sentita di perquisire la casa, hanno mangiato la torta e se ne sono andati...".

Sì, perché, uova, farina bianca, burro e zucchero, dopo il 1941, si sprecavano, soprattutto fra i rifugiati, e il cioccolato fondente era regalato non dagli americani ma dai repubblichini. Un consiglio a Women for Expo: anche quando le inventate di sana pianta, rileggete le ricette e la loro presentazione, verificate gli ingredienti e le dosi alla luce della storiella cantata. Il marchio con l’anno 2015 non dà nessuna garanzia.

Per render conto delle difficoltà di approvvigionamento, citiamo La cucina del tempo di guerra di Lunella De Seta (Salani, 1942), premettendo che è un ricettario incompatibile con il presente. Nei dolci la farina era quasi esclusivamente di castagne, la copresenza di zucchero e grassi era difficile da realizzare, e vi figuravano strani ingredienti. Come in queste:

Tazzette brune di castagne

Calcolare in parti uguali un terzo di grossi marroni, un terzo di ghiande tostate e macinate e un terzo di zucchero. Dapprima si lessano le castagne, si sbucciano perfettamente e si schiacciano, unendo alla polpa lo zucchero e la farina di ghiande, lavorando il tutto in omogeneo amalgama. Si distribuisce il morbido impasto, a cui si sarà unita qualche cucchiaiata di alchermes, nelle tazzine, si spiana bene la superficie, si versa ancora qualche gocciola di alchermes e si guarniscono al centro con una ciliegina candita.

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