Riccardo Donati

«Costa ci raggiunge con un misurato ritardo, quando tutto sembra risaputo, e invece di Costa ci rimane tutto da sapere, ossia da leggere»: con queste parole uno dei maggiori poeti contemporanei, Andrea Inglese, ha recentemente reso omaggio al multiforme ingegno di Corrado Costa (1929-1991), in un notevole numero del «verri» interamente dedicato al poeta parmense.

Il ringraziamento che Inglese rivolge a «tutti coloro che raccolgono Costa, che lo fanno circolare, che lo inseguono, che lo stampano e ristampano» va in questo caso allargato all’editore Diabasis, che per le cure di Eugenio Gazzola pubblica quattro testi inediti risalenti alla fine degli anni Ottanta, una pièce teatrale e tre racconti.

Il primo, che dà il titolo al volume, è un dialogo a più voci costruito immaginando le fasi istruttorie del processo intentato dal Sant’Uffizio contro Galileo per il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo. Diviso in cinque parti, tante quante furono le udienze del processo, il testo porta in scena un rito giudiziario segnato da un linguaggio tra il burocratico e il dottrinario-filologico, palestra per esibizioni narcisistiche e prove muscolari di politica ecclesiastica che svuotano di senso i lavori della commissione.

Come osserva Gazzola, Costa porta qui in scena «i meccanismi di difesa e conservazione dell’autorità e di trasmissione certa del potere», mostrando come il potere, «aderendo sempre più agli uomini che lo incarnano e sempre meno all’idea che lo fonda, volti in decadenza e disgregazione». Circa i tre racconti, Poche storie e È lo stesso, anche se non è lo stesso si potrebbero definire dei piccoli «thriller dell’assurdo», costruiti a partire da due dei maggiori eventi mediatici degli anni Ottanta, l’esposizione dei Bronzi di Riace nel 1980 e il passaggio della cometa di Halley nel 1986. L’incognita borghese è invece un testo centrato sulla città di Parma e si presenta come una sorta di esperimento di psicogeografia che riecheggia la théorie du détournement situazionista, in felice equilibrio tra satira del mondo borghese e giocose epifanie legate all’arte e all’architettura cittadina.

Si conferma in tutti questi testi la fedeltà di Costa a una scrittura fortemente sperimentale, non per via di espressionistico proliferare del senso ma per dissestamento della logica diegetica, fatta brillare attraverso dinamitarde accensioni di una spassionata intelligenza della realtà che volentieri ricorre alla sottile arte della divagazione e dell’intuizione fulminante. Oltre a frequenti, e spassose, boutades degne del Costa poeta («Il sogno di un ginepro è il gin»), emergono qua e là germi di riflessione metaletteraria che confermano la natura non episodica degli interessi teorici dell’autore, acceso sostenitore di una poetica della devianza e dell’eccentricità.

Notevole è ad esempio l’interpretazione di un passo leopardiano (Zib. 154), nel quale si affermerebbe l’esistenza di multiversi creativi altri rispetto al Sistema Letterario storicamente accertato: «E chi sa che non esista un altro, o più, o infiniti altri sistemi di cose così diversi dal nostro che noi non li possiamo neppure concepire?». Ben riconoscibili sono poi alcuni dei temi centrali dell’autore, dalla polemica nei confronti dei correnti assetti istituzionali e sociali alla riflessione sulla natura falsa e falsificante della realtà, che tende a espropriare gli individui della loro stessa vita (si legga in tal proposito il gustoso paragrafo Estranei).

I quattro testi raccolti da Gazzola confermano la centralità della figura di Costa non solo nell’alveo della migliore neo-avanguardia italiana, ma anche all’interno di un’ideale «linea emiliana» della nostra letteratura, eccentrica e pungente, ironica e autoironica, che, poniamo, da Delfini e Zavattini giunge fino a Celati e Cavazzoni. Aveva ragione Aldo Tagliaferri quando, antologizzando Costa a metà degli anni Novanta, lo definì «una sorta di Eric Satie, un po’ più in qua e un po’ più in là di tutti gli altri».

Corrado Costa
I minimi sistemi e altre storie
a cura di Eugenio Gazzola
Diabasis, 2014, 124 pp., € 15,00

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Una Risposta a L’incognita Costa

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