Michele Emmer

Nel 2013, alla festa del cinema di Roma è stato presentato un film sulla vita di un matematico che vive in una casa ordinata, cura i suoi pesci, i suoi vestiti, tutto è prestabilito, una vita solitaria. Ma ha un sogno, vuole diventare un matematico importante, vuole pubblicare le sue ultime ricerche su riviste importanti. E in Romania non ce ne sono. Bisogna inviare i propri lavori in Francia, negli USA. Il problema è che non si può. Siamo in Romania al tempo di Nicolae Ceausescu all’inizio di quello che sarà l’ultimo piano quinquennale del Partito Comunista Rumeno. È il 1984. Avere contatti con l’estero, viaggiare e persino pubblicare articoli scientifici all’estero non è consentito se non ad alcuni privilegiati.

Ma lui, Sorin Parvu, un matematico di genio che non riesce a concludere il suo dottorato, non fa parte di questo ristretto gruppo. Non vuole lasciare il suo paese, ammesso che riuscisse a farlo. Il suo amico matematico è andato in Francia, ora è un matematico conosciuto, apprezzato. Ma vorrebbe che il valore scientifico di quello che scrive venisse apprezzato, resta per fare quello che può e deve fare. E uno dei modi per fare carriera, almeno nella Romania di quegli anni, o almeno per avere una vita tranquilla, è quella di prestare attenzione a che cosa fanno i tuoi colleghi, a spiare insomma, carpire informazioni. Con le informazioni si va avanti, bisogna cercare di incastrare i propri colleghi, scoprire che cosa hanno in mente. Ma lui non è così, non vuole entrare inn questo giro perverso. Mi è venuto in mente questo film (ve ne sono molti altri ovviamente) quando poche settimane fa ero a Lipsia per un congresso e sono andato a visitare il palazzo che era della STASI, la famigerata polizia segreta della DDR.

Lipsia è sempre stata una delle città colte della Germania. Città della musica. Basterà citare Johann Sebastian Bach, Richard Wagner, Felix Mendelsshon Bartholdy che fondò a Lipsia il primo conservatorio tedesco, Robert Schumann. In uno dei famosi caffè della città, aperto nel 1711 e tuttora attivo, il Zum Arabischen Coffe Baum, sono passati Bach, Schumann, Liszt, Grieg, Wagner, Goethe e Lessing, sembra anche Napoleone e Mozart. Non lontano dal caffè sorge il palazzo della STASI che è stato lasciato come era quando iniziò, proprio a Lipsia, con messe, marce e cori, lo sfacelo della DDR. La sede della STASI di Lipsia era tristemente famosa in Germania. L’edificio era chiamato Runde Ecke, l’edificio rotondo. All’interno una mostra permanente intitolata STASI – Potere e banalità (Una citazione del famoso libro della Arendt?).

Si entra dal portone da cui entravano i fermati e si accede in un corridoio, dove tutto è rimasto come allora. Piccole stanze, dei telefoni, degli schedari dove i funzionari esamivano i dossier. Un dettaglio. Nessuna stanza ha la maniglia all’interno. Chiunque volesse uscire, anche se lavorava lì, doveva chiedere il permesso al suo superiore. Nella bacheca davanti alla prima porta una lettera di un ragazzo di 14 anni che una settimana prima della caduta del muro chiede con toni entusiastici di entrare nella STASI.

In una stanza ci sono gli stemmi, le bandiere ufficiali degli agenti che operavano a Lipsia, con anche insegne e bandiere di organi gemelli in altri paesi, primo fra tutti il KGB Sovietico. Vi era un gruppo di agenti sovietici dislocati per coordinamento presso la STASI. Il responsabile per 5 anni del KGB nella DDR è stato Vladimir Putin di cui in molti si ricordano. In un’altra stanza i congegni per spiare le persone, microfoni, telefoni, telecamere, equipaggiamenti per cammuffarsi, per aprire le lettere.

Tutto quello che serve in questi casi. Poi in un’altra sala le armi che venivano usate e come venivano nascoste per non fare accorgere le persone sotto tiro. Ci sono anche due piccole celle, ma in realtà le celle della STASI a Lipsia erano in un altro edificio distrutto. In una sala dei barattoli di vetro con dentro dei panni gialli. Servivano a questo: Il sospetto veniva fatto sedere su una sedia speciale in cui era nascosto il panno. Ci doveva rimanere almeno 15 minuti. Poi si poteva farlo alzare. Sul panno restava l’odore del sospetto, anche se la cosa può sembrare grottesca, e in caso si dovesse cercare la persona si faceva odorare ai cani il panno. Funzionava? Ce ne sono migliaia di questi barattoli con su scritto il nome della persona il cui odore è lì contenuto.

Solo a Lipsia cerano diverse centinaia le abitazioni dove gli agenti si potevano nascondere per operare le loro missioni. Venivano arruolati anche i bambini di 13 anni, purchè le famiglie fossero del tutto affidabili. Molti dei dossier vennero distrutti prima della rivoluzione pacifica a Lipsia, ma ne sono rimasti circa 30.000. Compresi i barattoli con l’odore dei sospetti.

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Una Risposta a Stasi, l’odore del male?

  1. Massimiliano Bruno ha detto:

    Il classico, banale articolo sulla DDR.

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