Augusto Illuminati

Reddito garantito, riconoscimento meritocratico della produzione bio-politica, condizionamento dei sussidi a un sistema di workfare – nihil sub sole novi. L’imperatore Eliogabalo, l’«anarchico incoronato» di Artaud, avrebbe anticipato molti aspetti dell’odierno dibattito, almeno nel discorso immaginario che il severo umanista Leonardo Bruni, aretino trapiantato a Firenze, manipolando un po’ le malevoli fonti antiche, gli mette in bocca nella sua burlesca Oratio Heliogabali ad meretrices del 1407 (Opere letterarie e politiche, ed. P. Viti, Utet, Torino 1996, pp. 288 sgg.).

Il dissoluto giovinetto conciona alle meretrici, eccitato dai visi audaci e dalle esibite mammelle che lo circondano. Le chiama “commilitoni”: ogni amante è un soldato negli accampamenti di Cupido, lo stesso imperatore è un soldato semplice di quell’esercito, le cui armi non sono spade e frecce ma bianche lenzuola e la pubblica lascivia è unica strategia. Ma non dovreste essere le sole a fare quel mestiere – si affretta ad aggiungere –, trascinate in questa impresa le matrone romane, quelle donne rispettabili che mignotteggiano in privato e non in pubblico, sciocche che si vergognano di esibire quanto fanno alle spalle dei loro mariti e temono di essere bollate per “meretrici”, quasi fosse un’offesa.

In realtà –preziosa lezione etimologica da sottoporre ai nostri apologeti della meritocrazia, da Abravanel e Alesina - Giavazzi alla squadra di Matteo Renzi – meretrix deriva dal verbo merere, procurarsi un guadagno (mercede), è una forma di “merito” valida quanto quella del soldato o del funzionario. La puttana universale è anzi la forma base di merito e di merce. Imparassero l’Anvur e le agenzie di lavoro a somministrazione (ex-interinali).

Come colmare l’imbarazzante discrepanza fra meritare professionalmente per denaro e meritare per spontanea lussuria? Eliogabalo propone allora che le meretrici, grazie a uno sussidio pubblico, siano esentate dall’offrirsi svogliatamente per denaro ai clienti individuali e che lo facciano solo per piacere, così dal favorire l’equiparazione con le lussuriose e disinteressate matrone, sempre disposte a concedersi gratis per pura libidine a contadini, schiavi e mulattieri. Ogni casa è un postribolo, solo che è gratuito e clandestino.

La differenza fra una puttana di mestiere e una svergognata casalinga non è maggiore di quella fra un soldato e un assassino, fra guerra giusta e latrocinio. E il ladrone che combatte senza insegne e divisa è proprio la signora per bene che si occulta dentro casa. Occorre dunque presentare una legge per cui le donne divengano comuni a tutte, altro che legge agraria. Che esse non si limitino a sedurre ma comincino a mordere, violentare e rapire gli uomini che loro piacciono, specie se giovani, dismettendo ogni colpevole frigidità e pudicizia.

Soffermiamoci un attimo sulla proposta: essa si articola, al di là della denuncia dell’ipocrisia del matrimonio e della buona società, sulla separazione fra desiderio e guadagno dei mezzi di sussistenza, che in un caso passa attraverso l’attività mercenaria, nell’altro attraverso il mantenimento coniugale. Si suggerisce una specie di reddito di cittadinanza per entrambe le categorie in modo da svincolarle dalla prestazione o dalla clandestinità e liberare il contenuto di piacere, con un drastico rovesciamento dei giochi di ruolo. Se ogni soldato è un brigante in divisa, ogni brava sposa è una puttana in borghese. Per risolvere la contraddizione occorre un salario universale, che renda trasparenti i rapporti.

Sulla natura bio-politica delle prestazioni è superfluo soffermarsi –ne è la forma primordiale. Altrettanto evidente è che esse sono messe al lavoro: la retribuzione e la pari dignità delle operatrici sono condizionate all’obbligo di scopare con tutti, rendendo così le donne un bene comune. Restiamo insomma nell’ambito del workfare, di un regime in cui posizione sociale e remunerazione sono vincolate all’obbligo del lavoro. Le donne bene comune equivalgono al lavoro bene comune, retorica luogocomunista ai margini di una strategia di Jobs Act.

Nel bel latino di Bruni la gestione del proprio corpo a prezzi sovvenzionati diventa: vera libertas non legibus paret, nec appetitus imperat, sed naturae obtemperat eamque ut optimam sequitur ducem. Sempre a pigliare per il culo, questi fiorentini...

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