Ilija Trojanow

Pubblichiamo qui un'anticipazione dal nuovo libro di Ilija Trojanow L'uomo superfluo. Saggio sulla dignità dell'uomo nell'età del capitalismo avanzato in libreria da domani per l'editore Nutrimenti. In questo saggio breve e provocatorio, Trojanow analizza la crisi del sistema capitalistico e lancia un grido d’allarme sul futuro dell’umanità: non ci sarà pace né benessere senza un cambio di rotta, senza una più equa distribuzione delle risorse, senza un cambiamento radicale del nostro modello di sviluppo.

Nel 1816, quando la nave francese Méduse, sotto il comando di un capitano incompetente, finì su un banco di sabbia davanti alla costa del Senegal, la scarsità di scialuppe costrinse 147 passeggeri su una zattera, talmente inadatta a reggere il mare che quanti erano stati costretti a costruirla rifiutarono di rifugiarvisi. Il capitano riunì l’equipaggio e promise che le cinque scialuppe avrebbero trainato la zattera in un convoglio unito da gomene. Le autorità sulla nave si erano già autoassegnate posti più sicuri nella scialuppa di testa.

Il governatore designato del Senegal, Julien-Désiré Schmaltz, fu calato in poltrona su una barca ben attrezzata, dove poterono trovar posto solo tre dozzine dei suoi parenti e uomini di fiducia. Ad alcuni marinai che nuotavano per sopravvivere fu impedito a fil di sciabola di cercare salvezza sulla scialuppa. Il mare era mosso, le onde alte e la zattera era gia per metà sott’acqua. Ben presto il governatore Schmaltz cedette alla tentazione di liberarsi di parte del peso; diede l’ordine di tagliare la cima di sicurezza che li univa al convoglio, un atto di pura viltà ed egoismo. Da quel momento in poi la fatale compagnia sulla zattera – venti marinai, servitori, un macellaio, un fornaio, un armaiolo, un bottaio, un capitano, un sergente, soldati semplici e alcuni membri della Societe Philanthropique – fu abbandonata a se stessa.

Da bere avevano solo due botti di vino e due d’acqua, da mangiare solo una limitata provvista di biscotti fradici. Quando questi, nel volgere di pochi giorni, furono quasi del tutto consumati, venne il momento di prendere gravi decisioni. Infatti, benché non pochi naufraghi nel frattempo fossero morti (alcuni si erano buttati in mare, altri erano stati pugnalati in scontri tra gruppi rivali), vi erano comunque troppe persone sulla zattera. La cerchia ristretta dei capi (che si arrogavano il diritto di esercitare anche in mezzo alla natura selvaggia il potere riconosciuto dalle gerarchie della civiltà) discusse, su un ponte sopraelevato al centro della zattera, se non fosse il caso di mettere a mezza razione i compagni indeboliti, ma finì col prendere una decisione che tagliava la testa al toro: i più deboli furono gettati in mare, perché le provviste in via d’esaurimento fossero sufficienti per i più forti.

Sappiamo bene di che cosa discutevano, perche parecchi dei quindici sopravvissuti, una volta in salvo, scrissero relazioni che fecero scalpore, soprattutto per gli episodi di cannibalismo narrati tra i rimorsi. Poiché la zattera era disseminata di cadaveri di naufraghi appena defunti, non fu necessario sacrificare qualcuno per scopi alimentari, diversamenteda quanto accadde in qualche altro disastro marittimo.

Nel 1766 l’equipaggio della Tiger in avaria aveva ucciso uno degli schiavi trasportati nella stiva e ne aveva affumicato la carne. Anche in seguito al naufragio dello sloop americano Peggy, un africano fu sacrificato, con un colpo in testa, alla salute della compagnia di bianchi e conservato sotto sale, il che garantì ai sopravvissuti nutrimento per altri nove giorni.Per quanto brutali e bestiali possano sembrarci questi avvenimenti, essi non sono fondamentalmente diversi dai rapporti di interdipendenza sociale ed economica che oggi predominano a livello globale, e dalle loro catastrofiche conseguenze.

La domanda decisiva, in caso di sovrappopolazione, reale o presunta, suona così: di chi possiamo fare a meno? Non si considera mai questa domanda dal punto di vista della società, ma la risposta è fondata sull’evidenza dei rapporti di forza: i più deboli finiscono fuori bordo o vengono divorati. L’élite non nutre alcun dubbio sulla propria insostituibilità, i ricchi sono certi dell’origine divina dei loro privilegi e la classe superiore si ritiene di per se piu preziosa di quella inferiore. Ecco perché la frase, spesso pronunciata con leggerezza, “ci sono troppi esseri umani” nasconde una bomba etica di enorme potenza.

Traduzione dal tedesco di Andrea Bianchi

Ilija Trojanow è nato a Sofia nel 1965. A sei anni fugge con la famiglia dalla Bulgaria e ottiene asilo politico in Germania, ma presto si sposta in Kenya, dove il padre trova lavoro come ingegnere. Nel 1985 lascia Nairobi e torna in Europa per studiare legge e antropologia a Monaco di Baviera. Qui fonda e dirige per alcuni anni due case editrici specializzate in letteratura africana. Dopo aver vissuto a Mumbai, Città del Capo e Magonza, si stabilisce infine a Vienna, dove risiede attualmente. Autore di più di venti libri tra romanzi, saggi e diari di viaggio, è stato tradotto in tutto il mondo e ha ricevuto numerosi riconoscimenti tra cui il Berliner Literaturpreis, il Preis der Leipziger Buchmesse e l’Adelbert-von-Chamisso-Preis. Il suo romanzo più noto, Il collezionista di mondi (Ponte alle Grazie, 2007), sulla vita dell’esploratore Sir Richard Burton, è stato un best seller internazionale.

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