Fabrizio Scrivano

Nelle arti, e in particolare nella scrittura, capita spesso che si produca e faccia agire un «io culturale» che si può considerare una forma radicale ed estrema di guardare al mondo, anche se autoreferente e autistico.

Il motivo è potente e banale: ogni caso singolo promuove un giudizio di esistenza, di fatto accaduto, di cosa che è stata, di materia che c’è, e ha una forza fondante. Andrebbe chiamato esempio. L’autore che assume questa prospettiva sembra dire: – Ecco quel che m’è successo! Ecco come ho visto la cosa! Ecco quel che ne ho ricavato, presumendo di fornire una testimonianza originale, vera, vissuta.

Ma la propaganda della propria esperienza non si riduce a questo, che sarebbe solo vanità. L’io culturale, per quanto patologicamente segnato, col mondo costruisce invece un rapporto problematico e assillato da molte cose: dall’identità, dall’appartenenza, dallo sguardo degli altri, dalla condivisione, dal riconoscimento di peculiarità, dalle eredità personali (magari di stile), dalla traccia di sé.

E questo è un elenco ridotto e impreciso. Chi scrive, inoltre, quando si figura il non io (ammesso che sappia distinguerlo intellettualmente ed emotivamente dall’io) e si figura il mondo e il modo in cui dislocare le azioni e le immagini del proprio io, ha un materiale assai più oggettivo che gli fa da schermo e strumento: la lingua, il linguaggio, le forme testuali, le figure comuni e rare nonché i pensieri. Che sono cose di tutti, a disposizione di tutti per l’uso e la diversificazione, per la ripetizione e per l’innovazione.

Insomma, che nel manifestarsi il sé debba passare attraverso il dubbio e lo smarrimento sembra l’ipotesi del libro di Micla Petrelli: l’io parte spaesato ma si configura strada facendo. Un libro che presentando una vasta galleria di voci si può presentare come uno studio di letteratura e di estetica comparata. E benché il discorso si raccolga intorno ad alcuni protagonisti come Fernando Pessoa, Paul Valéry, Clarice Lispector, Luis Cernuda e Antonio Delfini, le loro dinamiche «progettuali» si intersecano con le esperienze e le riflessioni di María Zambrano, Walter Benjamin, Maurice Merleau-Ponty, Octavio Paz, Josè Ortega y Gasset, Jean Paulhan.

In prima fila ci sono i loro libri e le loro immagini (di parola e di pensiero) che lavorano più vicine all’esplorazione del sé, al recupero dei tratti non riconosciuti e delle memorie sbiadite, al risanamento degli equivoci e degli errori. Sempre, in primo piano, il dilemma dell’identità: che non è mai il problema di individuare un’immagine-monade del sé, bensì di ipotizzare del sé le relazioni ma più ancora le inclusioni, le compromissioni, le ibridazioni, le contaminazioni, gli innesti, gli incroci, le spersonalizzazioni, le negazioni, i tradimenti, i trasferimenti, le inversioni, gli sdoppiamenti, le simulazioni; insomma la disseminazione del sé e l’accrescimento del sé. Non l’io come ego ma l’io come pratica del mondo: è questo il senso del progetto che accomuna la scrittura di quegli autori.

Il modo in cui Micla Petrelli naviga, e fa da guida, in questa atmosfera piena di rispecchiamenti e diversità, sembra sempre sollecitato dall’avvertimento di un’immagine, di una figura, di una metafora che emerge da un tessuto poetico e narrativo, e rispetto alla quale si propone una lettura: che non è solo un percorso interpretativo ma che sembra anche voler aggiungere una riflessione a un’intuizione, e in fondo ricollocarla in ambiti impreveduti dagli autori. Un’operazione che si stacca sempre visibilmente, e ben controllata e monitorata dalla stessa studiosa che non manca mai di segnalare e contornare le circostanze storiche e testuali in cui le immagini d’autore vanno collocate.

Dalla lettura, così, nasce un gioco raro tra autore e critico, che si sposta attraverso i principali temi della critica letteraria e dell’estetica: ora sul rapporto tra l’autore e la personalità, ora sulla struttura temporale e spaziale del testo, ora sul tradurre da lingua a lingua, ora sull’accordo o disaccordo tra scrittura e memoria, ora sulla visibilità delle cose attraverso le parole. E, anche se l’autrice non lo dice esplicitamente, fa capire quanto l’io sia un tema profondamente politico.

Micla Petrelli
Il progetto che è l’io. Studi su identità, sguardo, scrittura
Mimesis, 2013, 135 pp.
€ 14,00

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