Franco La Cecla

A un recente convegno a Brescia su spazi pubblici e performance uno dei progettisti della metropolitana cittadina ha raccontato le motivazioni alla base del disegno del nuovo servizio urbano. Trattandosi di una piccola città è sembrato importante offrire anche ai bresciani la possibilità di un non luogo.

Rifacendosi alla ben nota tesi di Marc Augè i progettisti hanno concepito una metropolitana che dia agli abitanti di Brescia l’impressione di essere sperduti nell’anonimato di un aeroporto, nella mancanza di significato di un posto di passaggio come mille altri. La presentazione era accompagnata da foto della metropolitana realizzata messa a confronto con classici luoghi dell’anonimato contemporaneo, hall di aeroporti, corridoi, tunnel, spazi puramente funzionali.

È la prima volta che mi succede di vedere come un’espressione nata per descrivere l’alienazione contemporanea, lo scollamento tra luoghi e persone, diventi un parametro di qualità. Se questo capitombolo è possibile potremo presto vedere altri termini riscattati nello stesso modo, da “amore liquido”, a “disagio della civiltà” a “deriva etnica”, fino ad arrivare a “inquinamento atmosferico”.

Abbiamo tutti diritto a vivere il presente come uno spettacolo dove le cose non vanno mai giudicate, ma solamente mappate per essere riprodotte. Anche il malessere urbano può trovare la sua formula estetica e tutti avere male al fegato come lo “spleen” di Baudelaire. La progettazione serve a trasformare in spettacolo gli stessi malanni di cui la città sta morendo.

Tagged with →  
Share →

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Il tuo commento dovrà essere approvato prima di apparire.

Iscriviti alle notizie da alfabeta2 e alfapiù

* = campo richiesto!

Archivi