Alberto Capatti

Prima questo raccontino tratto da I prodigi di un alimento del cavalier Carlo Bagalini, un manuale-ricettario che rientra, nel 1932, nelle campagne fasciste per il consumo del pesce:

Un pesce teppista

Lo spinarello – forte della spina acutissima e tagliente di cui è fornita la sua pinna dorsale e che può abbassare e raddrizzare a volontà – si permette degli atti di vero teppismo, perché in essi non si può riscontrare uno scopo utilitario. Il Franklin descrive una di queste malvagie gesta del minuscolo pesce. Una grossa carpa se ne stava immobile a poca profondità, nell’acquario; si sarebbe detto che sognasse. Ad un certo punto uno spinarello, con le pinne rizzate, si precipita con la velocità di una freccia su di essa, la colpisce nella pinna pettorale e si ritira tosto. La carpa, di natura dolce e inoffensiva, si ritira pazientemente in una parte più tranquilla, ma il piccolo teppista l’assale un’altra volta, e, tanto per cambiare, se la prende con la sua coda. La carpa, poveretta, non osa fare rappresaglie, e se ne sta mogia mogia... le sue pinne sono ridotte in brandelli… e forse il suo maligno aggressore ride a suo modo di quella toeletta che ha così malignamente sciupata.

Carlo Bagalini non dà una sola ricetta del teppista d’acqua dolce, gasterosteus aculeatus, salvandolo dalla padella, né altri autori, tanto da far pensare, a torto, che si pescano e si friggono, di preferenza, i pesci cogniti e tranquilli. Attenti comunque a non confonderlo con lo spinarolo uno squalide trattato in cucina come il palombo (recensito nella Grande enciclopedia illustrata della Gastronomia curata da Guarnaschelli Gotti, 1990).

Lo spinarello senza ricette, pone un problema di metodo più che di etica. Si trovava nel lago di Fucino, con tinche e lasche, e faceva e fa parte delle numerosissime specie neglette e di una acquiescenza al mercato che offre sempre le medesime cose. Il suo comportamento ha tuttavia attirato l’attenzione di Konrad Lorenz, Niko Timbergen e Danilo Mainardi (Airone, 1-V-1981; fonte: Battaglia, Grande dizionario della lingua italiana, UTET, 1998). Nello stesso dizionario, ritroviamo la triste fine di questo pesce bollato da teppista: "Il Bloch vide un luccio che aveva nella bocca uno spinarello che colla prima spina della pinna dorsale gli usciva dalle narici" (La Natura, App. 28-IX-1884).

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