Manuela Gandini

Le risate del Dalai Lama, che sembrava osservare uno per uno le migliaia di convenuti ai suoi insegnamenti a Livorno, irrompevano improvvise. Seria e ironica, Sua Santità, non ha parlato dei precetti buddisti quanto piuttosto ha cercato di valorizzare – attraverso i commentari di alcuni tra i più importanti maestri della tradizione Mahayana – la visione della molteplicità, del pluralismo e dell’altruismo. Accogliendo tutte le religioni e soprattutto le non-religioni (questo è l’elemento di novità per un capo spirituale) egli ha affermato l’assoluta necessità di ripartire dalle generazioni del terzo millennio con un programma di educazione etica secolare dai kindergarten alle università.

“Il passato non lo puoi cambiare – ha affermato – ma il futuro sì”. Per trasformare la collera e la paura incastonati nell’essere umano è necessario creare una società sana e per farlo, secondo il Dalai Lama, non servono le scuole religiose ma piuttosto un’educazione laica, un’etica secolare nel mainstream del flusso educativo del mondo moderno. “Su 7 miliardi di esseri umani – ha detto – 1 miliardo è completamente non-credente. E ignorare questa parte, considerandola estranea, danneggerebbe se stessi”. Se infatti, l’educazione etica fosse prerogativa dei buddisti e delle religioni monoteiste, un miliardo di persone verrebbe escluso, contravvenendo al progetto buddista di felicità universale.

“La secolarità – ha continuato – è la base di tutte le grandi religioni che insegnano lo sviluppo della tolleranza, dell’amore, della semplicità. Su questi valori secolari si fondano tutte le tradizioni religiose”. Dunque, il Dalai Lama - che insiste da sempre sul dialogo interreligioso e interlaico conferendo agli insegnamenti una visone profondamente umanista - dichiara essere l’egoismo il nostro primo nemico, generatore di odio, avversione, attaccamento e paura. “La violenza è inutile. Il conflitto è un metodo obsoleto”. Tuttavia il mondo sembra andare proprio nella direzione opposta.

Come contrastare allora le emozioni perturbatrici? Attraverso l’altruismo, l’intelligenza e il prendersi cura. Per uscire dall’infinita sofferenza generata dalle violenze cui il mondo partecipa - dalle stragi, ai femminicidi, dalle guerre civili alla miseria, ai suicidi ai naufragi dei barconi – occorrono strategie lungimiranti di addestramento conscio e consapevole, perché, l’attuale umanità è ricca di problemi mentali e povera di problemi fisici.

L’attenzione non si ferma però agli esseri umani ma si estende all’ambiente perché “la violenza è evidente, mentre la distruzione dell’ambiente è lenta e invisibile e quando ci si accorge del danno è troppo tardi”. Insomma, contrariamente ai dogmi delle religioni monoteiste, alla settorialità dello Stato italiano che finanzia solo le scuole cattoliche private, alla pericolosità delle concezioni fondamentaliste islamiche, il lignaggio buddista tibetano, rimasto chiuso per secoli, spalanca le porte a un mondo ormai fortemente globalizzato e interdipendente.

La coscienza grossolana, la coscienza sottile, i quattro corpi del Budda, le quattro sofferenze, la morte, l’ignoranza, la vacuità, la compassione, la dissoluzione degli elementi, i tre veleni; sono argomenti, strettamente legati tra loro, che tratteggiano gli insegnamenti tibetani. Nel quotidiano diventano strumenti di sopravvivenza individuale e collettiva per un risveglio capillare dal sonno di una società profondamente ineguale e violenta.

La saggezza della compassione è il titolo degli insegnamenti impartiti dal Dalai Lama, il 14- 15 Giugno, al Modigliani Forum di Livorno. L’evento è stato organizzato dall’Istituto Lama Tzong Khapa.

 

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