Manuela Gandini

Potrei riassumere Nessi, l’ultimo spettacolo di Alessandro Bergonzoni, con La rete di Indra: una folgorante allegoria buddista sull’interdipendenza di tutti gli esseri e di tutte le cose. “Si dice che nel cielo di Indra esista una rete di perle disposta in modo tale che, osservandone una, si vedono tutte le altre riflesse in essa. Nello stesso modo, ogni oggetto del mondo, non è semplicemente se stesso ma contiene ogni altro oggetto e, in effetti, è ogni altra cosa”.

Tutto inizia al buio, un buio che dura alcuni minuti a sipario chiuso. La voce narrante vi costringe entro un angusto pertugio nel quale siete prigionieri, potenzialmente vittime di una fuga di gas. Nonostante le strampalate istruzioni di un amico all’esterno non riuscite a uscire. Lo spazio è strettissimo. Le parole di Bergonzoni disegnano la scena che si fa sempre più surreale e buia. Una surrealtà così estrema e minimalista che farebbe decidere al vecchio Andrè Breton di espellere l’attore dal gruppo surrealista.

Il battitore solitario, sicuro dell’assoluta necessità che le persone acquisiscano urgentemente consapevolezza di sé e dei propri rapporti col mondo, si cala in uno spettacolo ancora più duro e irriducibile dei precedenti. Le parole scorrono liquide sulla scena. È un bagno nella dilatazione semantica delle nostre microrealtà frammentate: “un’autopsia sul pensiero e sulle azioni”. Quando si apre il sipario e s’accendono le luci, è protagonista la Morte, con i suoi fumi e miasmi, con il suo ingombro e la sua lunga spaventosa ombra. E, mentre avanza sovrana e lenta, con lei avanza un’incubatrice. Lo spettacolo è un gioco di continui di rimbalzi tra la morte, la vecchiaia, la malattia e la nascita.

Mi accompagni in bagno?/Non puoi andarci da solo?/Mi sto preparando per quando sarò paralizzato …/Mi accompagni o no?/No, mi sto preparando per quando sarò sorda.

Le quattro sofferenze di nascita, vecchiaia, malattia e morte, inerenti a tutti gli esseri viventi, delle quali parlava Shakyamuni, sono portate sulla scena e visualizzate attraverso la parola generatrice di mondi. Mondi precisi, mondi al di qua, mondi che fanno “Nesso”. E, dai nessi linguistici, psicologici e fisici occorre ripartire. Ripristinare il senso di comunità, includere anziché escludere. Creare all’interno anziché distruggere all’esterno. Assumersi la responsabilità anziché fottersene. “Sei pronto a vivere, a nascere, a unire i fili dell’esistenza? Collega non è più solo un sostantivo: è un verbo! Siamo tutti collegati”.

Nella Rete di Indra, le linee orizzontali rappresentano lo spazio, quelle verticali il tempo e ogni intersezione è illuminata dalla perla, perché tutto è con-nesso. Non possiamo più prescindere - sembra dire Bergonzoni, frequentatore di carceri, di asili e di case dei risvegli – dall’accogliere l’altro, dal rivoluzionare violentemente la nostra accidia, i nostri limiti e le nostre credenze. “Dobbiamo lavorare su noi stessi, sull’arte e sulla poetica, se lo facessimo, un certo governare e delinquere non esisterebbe. Dobbiamo stare attenti ai nostri geniocidi, quelli che uccidono la parte più geniale di noi stessi, la legge poetica”.

Sulla scena, gli altri tre attori muti, sono tre incubatrici. Le mani di Bergonzoni, sono infilate in una di queste e, di quando in quando, sfogliano un quaderno, (una vita?) mentre le storie fluiscono. Una sala parto, un cerchio sospeso, il buio. La scenografia di “Nessi”, come quella di “Urge” - il suo penultimo spettacolo - è essenziale, fatta con opere (le sue) disposte secondo un rigoroso spazio concettuale. Nascita e morte, ben visibili, rimangono alla fine appese al braccio di Bergonzoni mentre conclude lo spettacolo. Una fascia nera da un lato e bianca dall’altro, sollecita il pensiero di quanti muoiono e quanti nascono in questo momento.

Alessandro Bergonzoni Nessi, in scena al Teatro Elfo Puccini sino al 14 giugno.

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Una Risposta a Nessi caustici della coscienza bergonzoniana

  1. raethia ha detto:

    grazie per questa recensione.
    chiedo solo, per favore, quando indicate spazi/teatri/luoghi di incontro perché non specificate anche la città? Lo so che il Teatro Elfo Puccini è a Milano e lo so che è linkato….ma che cosa costa rendere nota immediatamente anche la città? Grazie, vi leggo sempre con grande piacere.

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