Augusto Illuminati

Alberi della legalità, crociere scolastiche anti-mafia, allocuzioni quirinalizie, cerimonie in onore di Falcone e Borsellino a strafottere. È maggio, bellezza, mese mariano e di commemorazioni pelose, nonché di comizi elettorali in cui tutti i candidati si appropriano dei defunti e invocano per i rivali il 41 bis. Virtù e onestà tornano di moda.

A un’incerta primavera segue lo scoppio dell’estate e a giugno arrivano i nuovi episodi corruttivi dissipando le residue nebbie retoriche e additando la verità effettuale della cosa: mafia, camorra e ‘ndrangheta entrano nel calcolo del Pil, sommandosi al giro di tangenti che già ne faceva parte, tolta la parte spostata su conti esteri. Il presidente del Senato Grasso invoca l’applicazione alla corruzione della legge anti-mafia, ratificandone la virtuosa confluenza. Le grida si susseguono come i 22 livelli di controllo interno sull’Expo –più sono i controllori e i declamatori di virtù più alto è il costo della corruzione e più sale il Pil.

Che il lavoro criminale fosse per certi aspetti lavoro produttivo l’aveva già accennato di sfuggita Marx e tecnicamente vi rientrava la prostituzione sotto pappone (da discutere invece su quella libera, in quanto paragonabile piuttosto all’artigianato o all’agricoltura di autoconsumo). Né scandalizza il fatto che i relativi proventi entrino nel calcolo della ricchezza nazionale, che assomma lavoro produttivo e improduttivo di plusvalore. Che non sia tassato è un altro segno di omogeneità con il resto del prodotto nazionale.

Perfino chi audacemente propone di sostituire al calcolo meramente economico del Pil un ideale indice della felicità (il BES, Benessere Equo Sostenibile), non può ignorare che esso andrebbe comunque parametrato sul soddisfacimento di desideri assortiti, compresi l’amore mercenario, la pedofilia e il consumo di sostanze alteranti – del resto già legalizzate in forma di psicofarmaci, merendine e alcol. Chi siamo noi per dettare regole salutiste o morali?

Gli effetti dei nuovi criteri di calcolo saranno assai benefici per fingere il superamento delle politiche di austerità: elevando infatti artificialmente il Pil, scende in automatico il rapporto debito/Pil e si riduce l’impatto di un’applicazione rigorosa del Fiscal Compact e del pareggio di bilancio. Il trucco statistico sostituisce un’inflazione da accrescimento della domanda, che invece latita. Drogare i criteri di misura corrisponde per armonia prestabilita all’inserimento della droga fra gli indici di ricchezza.

Con qualche piccolo contraccolpo di etica pubblica, che non fermerà il moto degli astri: chiamare “pecorella” un carabiniere (crimine abominevole e improduttivo) costerà sempre quattro mesi a un manifestante valsusino, uccidere un carabiniere opponendosi a un sequestro di droga continuerà, sì, a essere sanzionato penalmente, ma il responsabile sarà fieramente consapevole di aver accresciuto il reddito nazionale, non con l’omicidio, per carità, ma se è riuscito, malgrado l’ostacolo in divisa, a piazzare il prodotto.

Trattandosi di un provvedimento adottato ufficialmente su scala europea possiamo considerarlo complementare a ulteriori iniezioni di liquidità alle banche (l’attività criminale al momento di maggior respiro) e sostitutivo di fastidiose emissioni di bond o aiuti positivi all’occupazione che distorcerebbero con eccessivo stridore i canoni sacri del neoliberismo, insomma un travisamento dei dati nel confronto con gli Usa ­che, d'altra parte, inseriscono formalmente nel loro Pil gli omicidi di guerra e gli apparati di spionaggio e probabilmente ci ficcano dentro un bel po’ di profitti narcos.

Con mossa parallela e tutta nazionale, di pur vaga origine europea, Renzi si appresta a calcolare nell’occupazione giovanile i vari lavori temporanei di merda a 3-400 euro e gli stages totalmente gratuiti (vedi alla voci Expo) che si propone di reperire con la Youth Guarantee, il servizio civile universale e la riforma dell’apprendistato senza apprendistato.

Operazione più complicata, perché insieme di “politiche attive” di workfare e non semplice cosmesi sulle cifre, operazione più difficile perché potrebbe scontrarsi con resistenze dei diretti interessati, poco propensi ad accettare nel medio periodo, dopo l’incasso dei primi soldi maledetti e subito, livelli salariali est-europei con prezzi dell’ovest. Insomma, the show must go on e ne vedremo di ogni.

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Una Risposta a Prodotto Interno Legale

  1. gian piero fiorillo ha detto:

    uno degli equivoci più comuni è l’identificazione di corruzione e illegalità; vi sono, invece, fuorilegge incorrotti e corrotti che si muovono nella più perfetta legalità, volgendola a proprio vantaggio a scapito degli altri;
    chi fa le leggi pensando al tornaconto personale o di casta è corrotto più di chi non rispetta la legge; chi occupa una posizione sapendo di essere inadeguato o incompetente è corrotto anche se non prende tangenti; chi tace davanti all’ingiustizia è corrotto; chi striscia al servizio del potente di turno è corrotto; chi si fa umile per paura è corrotto; e questi sono solo esempi, la corruzione è una malattia sociale diffusa, ha minato l’anima dei popoli che non sanno più riconoscerla o guardano altrove, con gli occhi fissi nel vuoto che li divora, e danno a questo vuoto il nome di Legge

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