Dimitri Deliolanes

Una situazione politica complessa che pone alla sinistra questioni difficili ed esige mosse ponderate e attente. Questo è il risultato delle elezioni europee nel paese di gran lunga colpito più duramente dalla crisi e dalle politiche di austerità. Il risultato delle urne ha dato un chiaro messaggio di condanna verso il governo. Nuova Democrazia, il partito di destra del premier Antonis Samaras, ha subito un importante calo del 7% rispetto alle elezioni nazionali del 2012.

Anche i suoi alleati socialisti, il PASOK di Evangelos Venizelos, sono usciti dalle elezioni con le ossa rotte: due anni fa questo partito aveva ottenuto il 12% (subendo già un clamoroso calo rispetto al 44% del 2009), il 25 maggio è ancora sceso all’8%. SYRIZA di Alexis Tsipras ha ottenuto il 26,5% emergendo come primo partito del paese. Una chiara vittoria elettorale e, insieme, un’esplicita condanna del governo in carica.

All’indomani delle elezioni Tsipras si è recato dal Presidente greco Karolos Papoulias e gli ha palesato una situazione di “profonda disarmonia” tra il responso delle urne e la composizione attuale del Parlamento. La richiesta è stata di arrivare “in tempi stretti” allo scioglimento della Camera e a nuove elezioni. Infine, il leader di SYRIZA ha diffidato il governo: non solo non deve prendere nuovi impegni con la troika, ma non deve neanche applicare le misure di austerità già approvate in Parlamento. Come, per esempio, la privatizzazione dell’acqua, la vendita di più di un centinaio tra le coste più belle del paese e la liquidazione delle casse pensionistiche in forte deficit dopo l'haircut del debito del gennaio 2012.

È evidente la volontà del leader dell’opposizione di esercitare la maggiore pressione possibile sulla debole maggioranza in Parlamento (appena 1 o 2 seggi di vantaggio) in modo da provocare defezioni e contrasti capaci di metterla in crisi. Questa tattica è rafforzata anche dal fatto che il più vasto fronte delle forze antiausterità rappresenta complessivamente quasi il 69% dell’elettorato.

Le mosse di SYRIZA però debbono essere prudenti. Malgrado la grande vittoria elettorale, il partito di Tsipras ha ottenuto il primato a causa del crollo degli avversari. Tanto che molti osservatori si pongono il problema se questo 27% rappresenti un tetto all’espansione elettorale del partito. È un problema importante che ne pone a sua volta un secondo: quello delle possibili alleanze di governo. I potenziali alleati sono usciti malconci dalle elezioni europee. Il piccolo partito della Sinistra Democratica di Fotis Kouvelis si è sostanziamente dissolto, ottenendo un misero 1,2% (6,2% due anni fa). Anche il partito di centrodestra antiausterità dei Greci Indipendenti di Panos Kammenos ha subito forti perdite: 3,4% (7,5% nel 2012).

Ne sono usciti invece leggermente rafforzati i comunisti stalinisti del KKE: 6% rispetto al 4,5% del 2012. Il KKE però ha sempre rifiutato qualsiasi accordo con SYRIZA. Anzi, da quando il partito di Tsipras è emerso come primo partito della sinistra, la polemica dei comunisti si è fatta feroce. Il PASOK, da parte sua, ha dimostrato di conservare una parte della sua forza, mentre tutti erano convinti che rischiasse di sparire dalla scena politica. Sicuramente, la piena identificazione del partito con una destra ultraliberista e autoritaria crea seri problemi di identità. Ma quell'ulteriore 4% che ha abbandonato Venizelos non è andato a sinistra ma ha preferito la neonata formazione To Potami (Il Fiume) creata dal presentatore TV Stavros Theodorakis, un raggruppamento piuttosto confuso che a Strasburgo ha aderito al PSE.

Se SYRIZA vuole trovare alleati nel nuovo Parlamento è in questa direzione che dovrà guardare. Ma le leadership delle due formazioni (PASOK e To Potami) non fanno sperare. Venizelos probabilmente teme di finire in galera per chissà quali e quanti vecchi scandali, mentre Theodorakis è apertamente sponsorizzato dai “poteri forti” che controllano il settore radio televisivo. Tsipras deve quindi trovare il modo di parlare ai loro elettori e rendere la sua proposta politica più efficace, più convincente e sicuramente più di governo. Altrimenti le elezioni anticipate richieste a gran voce rischiano di trasformarsi in boomerang.

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