Michele Emmer

“Passata la dogana, timbrati i passaporti, i passeggeri per l’Europa centrale e l’Oriente varcano uno alla volta l’alta porta scura e tragica di un immenso ristorante con una esigua spolverata di tavoli rotondi… Finito di mangiare le persone vanno ai loro posti, in precedenza occupati con i bagagli, nella varie carrozze... Non è ancora l’orario della partenza del treno... Attraverso la porta, intravedo le lettere bronzee sulla fiancata ovest del vagone letto, Compagnie Internationale des wagons Lits et des Grands Express Européens... “En voiture messieurs, mesdames”. L’americano diretto a est scatta in piedi, attraversa l'alta porta e si precipita fuori correndo lungo il binario, sale sul treno che molto lentamente comincia a muoversi”. Parole di John dos Passos, tratte da Orient Express, 1927.

La passione per i trenini elettrici ha in parte resistito alla invasione di giochi elettronici. Ricreare quel mondo artificiale che sembra così vero, dove le locomotive con i fari illuminati trascinano vetture di tutti i colori, in itinerari sempre diversi eppure congelati in percorsi prefissati, è stato un grandissimo divertimento per milioni di bambini e adulti. Ma certo giocare con i treni veri, con le grandi locomotive, con i treni che portano lontano, è tutta un’altra cosa. E tra i treni sia veri che in modellino il più famoso è il Simplon Orient Express. Per tante ragioni. Una grande mostra a Parigi ricorda l’epopea di questo straordinario treno. In realtà dei tanti treni che percorrevano itinerari diversi. Il ètait une fois l’Orient Express (C’era una volta…) è il titolo della mostra, organizzata, e non poteva essere altrimenti, presso l’Institut du Monde Arabe, di cui è presidente Jack Lang, già ministro della cultura francese.

Hanno fatto le cose in grande i Francesi. Si poteva organizzare una mostra nel centro di Parigi su un treno famoso senza che ci fosse anche il treno? Ed ecco che davanti alla sede della mostra sono state trasportate quattro carrozze del mitico treno, carrozze che si possono visitare, a piccoli gruppi, in modo che fuori si formi una lunga fila, file che i parigini amano tanto. Per poterle esporre è stato necessario rafforzare con pali di cemento armato tutto il cortile dell’Institut du Monde Arabe. Tra le altre una corrozza del treno La Flèche d’Or (la freccia d’oro) con le decorazioni realizzate da Lalique nel 1929, una carrozza che serviva da salone del Train Bleu, carrozza divenuta famosa perché vi è stato girato parte del film del 1974 di Sidney Lumet Murder on the Orient Express, tratto dall’omonimo romanzo di Agatha Christie con protagonista Albert Finney nei panni dell’investigatore Poirot, con un cast sterminato di grandi attori, da Lauren Bacall a Ingrid Bergman, da Jacqueline Bisset a Sean Connery, da Anthony Perkins a Vanessa Redgrave e tanti altri.

La stessa Christie è salita una sessantina di volte sul treno per Istanbul. E tanti personaggi famosi sono saliti su quel treno trasformandolo in leggenda. Tutti ricordati sulle carrozze con oggetti, brevi video, biografie, libri. Dei treni di gran lusso che compivano il viaggio da Parigi ad Istanbul in 4 giorni. E da Istanbul il Taurus Express portava sino in Egitto, con un breve tratto su lussuose auto da deserto Rolls-Royce. Nelle città toccate dal treno venivano costruiti alberghi di lusso per i viaggiatori. L’ideatore della Compagnie de Wagons-lits e poi dei treni dell’Orient Express è il belga Georges Nagelmackers. Il primo Orient Express lascia la Gare de l’Est a Parigi per Istanbul nell’ottobre del 1883. La sparizione finale del treno avverrà nel 1977. Alla mostra, oltre che le carrozze originali, sono esposti modelli delle diverse carrozze e locomotive, manifesti, foto, dipinti (chiude la mostra un grande quadro di Paul Delvaux, L’Age de fer, 1954). Il tutto inserito in grandi valigie come quelle che si usavano nell’epoca d’oro del treno.

Ma che operazione è una mostra su un treno scomparso, oramai mitico, che veniva utilizzato solo da viaggiatori molto ricchi per raggiungere mete allora considerate esotiche e lontane? Una grande operazione culturale e artistica, che come ha scritto Lang, mette in evidenza i rapporti intensi di relazioni tra la Francia e il Medio-Oriente. Una operazione intellettuale. Il treno contribuirà ad ampliare moltissimo le relazioni tra gli intellettuali di Oriente ed Occidente. Senza contare i libri, i film, le fotografie, gli scambi culturali. Ma anche un'avventura tecnica ed industriale. Le locomotive e i vagoni dovranno essere progettati apposta per questo treno che deve compiere in breve tempo un tragitto di migliaia di chilometri. Le carrozze sono molto pesanti, ampie, devono essere stabili e confortevoli. Così le locomotive. E molte delle innovazioni tecnologiche avranno una ricaduta su tutti gli altri treni, molto meno mitici. Infine un'operazione di rilancio del treno Orient express.

Le Ferrovie Francesi sono proprietarie del marchio, hanno acquistato molte delle carrozze rimaste, le hanno restaurate e contano di rimettere in funzione quel mitico treno a breve. Cultura e industria, arte e creatività, legami tra Occidente ed Oriente. Se l’operazione andrà in porto si avrà anche nuova occupazione e nuove commesse industriali. Ma al fondo ci sono le idee che ci propongono questo viaggio di sogno, come scrive Lang. La mostra è aperta sino al 31 agosto 2014.

 

Tagged with →  
Share →

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Il tuo commento dovrà essere approvato prima di apparire.

Iscriviti alle notizie da alfabeta2 e alfapiù

* = campo richiesto!

Archivi