Maria Teresa Carbone

Mai come negli ultimi dieci o vent'anni la lettura si è rivelata per quello che in realtà è, a dispetto dei suoi goffi propagandisti: una attività profondamente innaturale – se per naturale si intende una di quelle pratiche, come camminare o giocare, che hanno accompagnato la specie umana per un tempo sufficientemente lungo da potersi confondere con essa.

Leggere, no: a voler essere generosi, lo sappiamo fare da cinquemila anni, il tempo di un respiro nell'orologio dell'umanità, ma quel “noi” è in larga parte usurpato se – anche tacendo i lunghi secoli in cui i lettori, e ancora di più le lettrici, erano una minuscola minoranza – solo sei decenni fa, nel 1950, si calcolava che almeno il 44 per cento della popolazione mondiale fosse completamente analfabeta.

Questi banalissimi dati bisognerebbe tenere a mente, a mo' di tela di fondo, tutte le volte che parliamo di lettura, magari stracciandoci le vesti perché un italiano su due non prende in mano neanche un libro l'anno (ma sarà poi vero, o forse anche l'idea di libro, come quella di lettura, è più fluida di quanto si immagina solitamente?) o scuotendo la testa di fronte all'idea di leggere un romanzo sullo schermo dello smartphone o infine scoprendo inorriditi che noi stessi, sacerdoti della lettura d'antan, non siamo più capaci di soffermarci a lungo sulla pagina scritta.

In effetti abbiamo (come specie) “imparato a leggere” così di recente, che qualsiasi variazione indotta dall'introduzione di nuove tecnologie è tutt'altro che sorprendente. Senza contare – ma naturalmente conta, e parecchio! – che sempre più spesso gli stessi dispositivi sui quali leggiamo ci offrono, quasi senza soluzione di continuità, altri stimoli, visuali e sonori, che di fatto trasformano la modalità della lettura o forse, più precisamente, aggiungono ad essa una dimensione nuova.

A una idea astratta e prescrittiva della lettura, se ne sostituisce un'altra, plurale e interrogativa. Plurale, perché ci rendiamo conto che la lettura è condizionata da una infinità di fattori (chi siamo, cosa leggiamo, dove leggiamo, come ci sentiamo...) che di fatto modellano il nostro rapporto con il testo, e in fondo il testo stesso, o per lo meno quello che noi ne ricorderemo. Interrogativa, perché non siamo affatto sicuri dove tutti questi cambiamenti – l'aumento esponenziale dei leggenti, la nascita di nuovi supporti, una organizzazione sempre più serrata dei tempi di vita – porteranno.

Sia chiaro, infatti: se possiamo immaginare che fra cinquanta o cento anni il nostro modo di camminare o di mangiare non sarà poi molto diverso da quello che mettiamo in pratica oggi, non altrettanto possiamo dire del leggere. Quali saranno le conseguenze del calo di concentrazione provocato quasi fisiologicamente dalla lettura su schermo? Il testo scritto ha sufficiente vitalità da poter rivaleggiare – sui grandi numeri – con una quantità crescente di “piattaforme” alternative? Oppure si assisterà al paradosso di un numero sempre maggiore di alfabetizzati e di un parallelo calo della lettura di libri? Comprensibile, in questa situazione, il disorientamento degli editori e dei librai, che vedono trasformarsi giorno dopo giorno il paesaggio a cui si erano abituati e che hanno spesso la sensazione di navigare in un mare aperto e burrascoso, senza possibili punti di approdo.

E tuttavia, a meno di ipotizzare che la lettura sia condannata a morte, questa tempesta va affrontata con gli occhi aperti e con la disponibilità a scoprire i paesaggi inattesi che si possono presentare sotto i nostri occhi. È quello che Alfapiù si propone di fare con lo speciale Leggere oggi che presentiamo online alla vigilia del Salone del libro di Torino e che si arricchirà nei prossimi giorni di nuovi interventi.

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21 Risposte a Lettura futura, un interrogativo plurale

  1. mauro pierno scrive:

    Importantissimi sono “gli approdi” dentro i quali è lecito esercitare il libero arbitrio della lettura.
    All’interno di essi è possibile rilassarsi e allo stesso tempo
    rallentare. Rallentare, accelerando le interconnessioni neuronali, leggendo appunto.
    IL TRENO DELLE LETTURE
    ATTRAVERSA I FINESTRINI DELLE
    IDEE E’ FOLLE QUESTA FOLLA
    IN VERSI SOLO CAMMINA. UN CLACSON
    SUONA&SVENTOLA UN FAZZOLETTO BIANCO,
    NON E’ ARRESA,
    NON E’ QUESTA NOSTRA IMMOBILITA’.

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