Paola Dècina Lombardi

La cultura al centro delle politiche comunitarie, una rete europea per promuovere il libro e la lettura: con questi obiettivi il Ministro Aurélie Filippetti il 4 e 5 aprile scorso ha invitato a Parigi, al Forum de Chaillot, diciotto ministri della cultura e numerosi rappresentanti europei delle varie categorie – scrittori, editori, librai e artisti, musicisti, attori. E all’insegna della eccezione culturale, questa sorta di Stati generali ha lanciato un segnale forte per convincere la UE dell’equazione Avenir de la Culture, Avenir de l'Europe. Unanime è stato l’accordo su salvaguardia del diritto d’autore, fisco equo e norme contro la concorrenza-capestro delle multinazionali e alla vigilia delle elezioni europee la mobilitazione per una strategia condivisa contro le resistenze di alcuni apparati europei e del mercato americano, ha acquistato più forza. “Non si tratta di protezionismo… la cultura non deve sottostare a logiche commerciali” - ha detto il ministro Dario Franceschini annunciando l’impegno italiano nel prossimo semestre europeo. Migliori normative e maggiori contributi alla cultura aiuteranno a uscire dalla crisi?

In effetti, nell’Europa che da qualche anno ha registrato un calo di lettori e vendite di libri anche nei paesi “forti”, quella del libro resta la prima industria culturale con un giro d’affari di 22,5 miliardi di euro. E non a caso, in occasione del Forum de Chaillot, il CNL, Centre National du livre, ha lanciato Les rencontres des organismes éuropéens du livre con l’obiettivo di “contribuire allo sviluppo di un’Europa democratica” attraverso una rete europea del libro e della lettura che al prossimo Salone di Francoforte presenterà una dichiarazione comune per incidere sulle politiche culturali comunitarie. Nonostante l’impegno di Franceschini, il nostro Organismo del libro non ha però risposto all’appello. Scrittrice ed editrice di Nottetempo, c’era Ginevra Bompiani. Eppure, un Centro per la promozione del libro e della lettura, lo abbiamo e la sua asseenza è tanto più sorprendente perché alla Camera è in discussione un Disegno di legge che ne propone il “rafforzamento”.

Dopo Veltroni e Melandri, a farsi oggi paladino della diffusione del libro in qualsiasi supporto e per la promozione della lettura, è l‘onorevole Giancarlo Giordano, che chiede 50 milioni di euro per il 2014 e 125 all’anno a partire dal 2015. E la copertura? Le variazioni di bilancio che il Ministro dell’Economia deve apportare riducendo “i regimi di esenzione, esclusione e favori fiscali (DL 2011 n.68). Nella crisi in cui versa il paese le cifre, di gran lunga superiori ai budget dei paesi virtuosi, sono audaci.

I dati della lettura e della vendita di libri in Italia sono tristemente noti, seppure con minime variazioni – l’Istat considera anche i libri scolastici, e i lettori a partire da sei anni mentre Nielsen parte dai 14 anni. Nel 2013 solo il 43% della popolazione con più di sei anni ha letto almeno un libro l’anno, solo il 23% ne ha letto più di tre e una sparutissima minoranza, il 6%, ne ha letto almeno uno al mese. In Europa, il calo di lettori e di libri si registra un po’ dappertutto ma, per esempio, in Germania la popolazione che legge almeno un libro l’anno è l’82 % , in Francia il 70% e in Spagna il 63%. C’è un incremento della lettura di bambini e adolescenti, le donne seguitano a leggere di più, e a preferire la narrativa alla saggistica. In Germania, nel 2012, il 66% delle donne ha acquistato libri contro il 52% degli uomini; Il 45% delle donne ha letto ogni giorno o più volte la settimana rispetto al 30% degli uomini. E in controtendenza, dal 2007 in Spagna il tasso di lettura del 57,7% è aumentato di un punto nel 2011 (ultimo rilevamento), seguitando a salire grazie alla percentuale di lettori in digitale e su Internet. Secondo Marco Polito, presidente dell’AIE e membro del Consiglio scientifico del Cepell, “Al maggiore impegno pubblico nella promozione, corrispondono migliori risultati... Serve un Centro per il Libro più forte e autonomo, sul modello di quello francese”. Il Cepell si è ispirato proprio al CNL, il Centre du livre et de la lecture, ma ne ha recepito davvero i criteri fondamentali?

Sull’obiettivo del ddl sulla diffusione del libro in qualsiasi supporto e per la promozione della lettura - coniugare la crescita culturale del paese con lo sviluppo di un settore economico, allargando il mercato del lavoro, e rendendo più concreto un ampio ventaglio di azioni da condividere con altre Istituzioni per ottimizzare le risorse e produrre efficaci risultati, non si può non essere d’accordo. Dietro all’ “attenzione” ai consueti settori, è evidente il lodevole obiettivo di creare posti di lavoro per bibliotecari, esperti della filiera del libro e formatori, senza trascurare la libreria, il cui “prezioso ruolo” sarà incentivato se provvista di spazi ampi e personale specializzato. E gli editori, soprattutto i piccoli, o le librerie senza spazi? E chi, con quali criteri valuterà “l’alto valore culturale”, assegnando sovvenzioni, incentivi, premi e provvidenze varie?

Nel sottolineare l’importanza della collaborazione e della “connessione tra i vari livelli di governo, comunale, regionale e statale”, il ddl Giordano ricalca linee guida precedenti e punta alla creazione di reti sul territorio oltreché al rafforzamento delle biblioteche scolastiche, da dotare di nuove tecnologie e da aprire al pubblico. Ma è quanto già avviene con le cosiddette pratiche buone di Associazioni, biblioteche, scuole e librerie che da quasi vent’anni, con mezzi scarsi o nulli promuovono la lettura in Italia, seppure a macchia di leopardo e con iniziative analoghe alle migliori che si registrano in Europa.

Le buone pratiche

Da 15 anni, l’editore Laterza promuove la lettura direttamente con i Presidi del libro in Puglia e collaborando col Forum del libro che, tra l’altro, coinvolge biblioteche, librerie e “volontariato” culturale in Libri per crescere e con Agora apre la scuola alla città come una piazza per imparare la democrazia. Ogni anno, in 10 scuole di cinque città, c’è un incontro pomeridiano con autorevoli relatori. Dalla Grecia antica all’automobilismo, dall’economia alla filosofia, dal giornalismo al jazz, un libro è l’occasione per uno scambio di idee tra relatore, studenti e pubblico. Contributi del Cepell? “Macché - dice Giuseppe Laterza. Ce li ha dati Banca Intesa. I soldi di per sé non risolvono tutto, è importante creare un rapporto di condivisione come fanno le librerie itineranti creando dei piccoli eventi o la Biblioteca di Grado che organizza il prestito in spiaggia”. Ed è al Forum del libro che si deve l’interessante, accurato Rapporto sulla promozione della lettura in Italia, marzo 2013, finanziato dalla Presidenza del Consiglio e curato da Giovanni Solimine.

Tra gli esempi di piccole buone pratiche, le libraie di Ottimo Massimo, con un furgone-libreria dal 2006 hanno letto storie a più di 40000 bambini, da Ostia a Lampedusa e perfino a Casablanca. Pianissimo libri sulla strada, il pullmino in giro per i piccoli centri siciliani senza biblioteche e con poche librerie, ha il merito di diffondere la piccola editoria collaborando con associazioni. A Roma Monteverdelegge organizza nel Centro diurno di un Dipartimento di salute mentale corsi e gruppi di lettura e, in un comprensorio, l’ ex abitazione del portiere è stata adibita a biblioteca alimentata da condomini e abitanti del quartiere. Ma il fulcro delle buone pratiche restano alcuni editori e le biblioteche virtuose, come la piccola Di Giampaolo a Pescara, nata dalla donazione di un maestro. Con librerie, scuole e volontari, facendo convergere iniziative e risorse territoriali, organizza incontri, laboratori d’ascolto e di lettura ad alta voce per bambini, letture in lingua straniera per ragazzi e adulti e soprattutto sensibilizza i neogenitori, come d’altronde in Germania, Francia e Inghilterra fanno da tempo anche i pediatri.

Che collaborazione e condivisione di esperienze la strada giusta, l’AIB, l’Associazione italiana dei bibliotecari l’ aveva capita, e in parte percorsa da tempo. E non è un caso se il maggior tasso di lettura si registra soprattutto al Nord e al centro, dove i sistemi bibliotecari regionali hanno realizzato interessanti progetti condivisi con scuole, librerie, famiglie, professionisti di varie discipline e anche pediatri. In Italia, furono proprio i bibliotecari illuminati e di buona volontà a recepire pienamente le direttive del Manifesto dell’Unesco del 1994 sull’importanza della biblioteca pubblica come “via d’accesso locale alla conoscenza, condizione essenziale per promuovere la pace e il benessere spirituale delle menti”. Indicando come punti chiave l’infanzia e l’adolescenza, l’accesso alle espressioni di tutte le arti, lo sviluppo delle tecnologie e le “strategie a lungo termine”, quel Manifesto si rivolgeva soprattutto alle Istituzioni politiche. E in molti paesi, non solo europei, i risultati ci sono stati.

Il flop delle Scuole di lettura in biblioteca

Contro la cronica disaffezione per la lettura, anche il nostro Ministero per i Beni culturali, fresco di riforma, tra il 1999 e il 2000, varò una clamorosa campagna coinvolgendo le biblioteche di sua competenza. Otto miliardi di lire in tre anni, per promuovere la lettura e incrementare le iniziative già avviate dall’ Ufficio per i Beni librari e gli Istituti Culturali, ritagliati dai 270 della legge Biscardi che ne destinava 50 alle biblioteche. Varando le “Scuole di lettura in Biblioteca”, tre edizioni tra il 1999 e il 2001, con un arco di più o meno otto mesi e due miliardi di lire, il Ministro Melandri voleva “spalancare le porte alle iniziative per il libro e la lettura”. Ma alla Nazionale di Firenze, da anni era in corso Leggere per crescere a cura di Anna Benedetti, e sul territorio crescevano analoghe, più interessanti esperienze.

D’altronde, diversa era la finalità di quelle 22 biblioteche nazionali e statali in parte storiche, dotate di manoscritti, incunaboli e cinquecentine, frequentate più da studiosi che dal grande pubblico che si voleva “scolarizzare”. Le critiche non mancarono, a cominciare dall’allora Presidente dell’AIB, Igino Poggiali. “Un Flop” – scrisse una sua collega sulla rivista di categoria, citando alcuni dati. E come darle torto? Nelle prime due edizioni ci furono – replicò il Ministro a un mio articolo critico su La stampa - “30.000 presenze”. Tuttavia non furono sollecitate a tornare. Anzi, proprio nelle biblioteche di competenza del Mibac, dal 1998 al 2002, le statiche dicono che il numero dei frequentatori scese da 2.313.509 a 1.646.678, con un calo delle opere in prestito proprio nel periodo delle “Scuole”. Ci si chiede perché nuovi soggetti che si volevano “istruire” alla lettura non abbiano raccolto il messaggio e perché l’1,1% di aumento del tasso di lettura tra il 2000 e il 2002, secondo i dati dell’AIE, su base Istat, dipendesse dai “lettori forti” soprattutto a Nord e ai libri allegati ai quotidiani. Insomma, il “contagio” previsto dalla Melandri non ci fu. Costi alti, benefici nulli, se non una grande operazione mediatica per promuovere il ministro e qualche scrittore, non la lettura.

Il modello francese e il Cepell

Il bilancio delle Scuole di lettura è utile per riflettere sulle finalità e sull’operato del Cepell, vista la somma di cui lo si vorrebbe dotare e rafforzare sul “modello francese”. Secondo Marco Polillo, Presidente dell’AIE e membro del Comitato scientifico del Cepell, per renderlo efficace e operativo necessita di “un budget congruo, maggiore autonomia e responsabilità”. E lamenta i lacci burocratici, la lentezza degli iter e delle realizzazioni attraverso i bandi oltre alle scarsissime risorse. È vero, ma quelle in dotazione come le hanno spese? Il sito Cepell non lo dice. Su quello del CNL francese, ecco le cifre chiave del 2012 : 41,9M€ di entrate, di cui 34,6M€ derivanti dalle tasse; 43,1M€ di uscite, di cui 29,6M€ destinate a interventi di sovvenzione e prestiti (+ 1,5 M€ per studi, grandi interventi e partenariati); i 31,1 M€ destinati all’attività, rappresentano il 72 % delle spese). Sei, i campi d’intervento: autori e traduttori; edizione, diffusione (librerie e bibliotecari); promozione; digitale; internazionale. Trenta i dispositivi di sovvenzione; 71 impiegati a tempo pieno e 300 esperti divisi in 21 commissioni e comitati; 4218 richieste di sostegno e 2800 contributi attribuiti.

Si tratta di un sito senza vistosi video e illustrazioni pubblicitarie, con poche foto formato tessera di qualche autore e del direttore. Chiarezza, ricchezza di informazioni per categorie, sobrietà e soprattutto trasparenza lo caratterizzano. C’è di più. Informa sulle indicazioni della Corte dei Conti per la riduzione e ottimizzazione del budget sceso a 30.000.000 di euro per il 2013 e mostra un organigramma basato sulla competenza: Comitato scientifico di 15 persone affiancato dalle Commissioni – circa 300 persone- divise per disciplina e composte da specialisti indipendenti: scrittori, critici, insegnanti di ogni ordine e grado, universitari e ricercatori, artisti, giornalisti e traduttori, editori e librai, oltre a una vasta rete di collaboratori esterni.

Sul sito del Mibac, ben fatto, alla voce trasparenza è scritto: “ «accessibilità totale» alle informazioni relative all'organizzazione e all'attività delle pubbliche amministrazioni (DL14 marzo 2013, n. 33), per favorire un controllo diffuso da parte del cittadino sull'operato delle istituzioni e sull'utilizzo delle risorse pubbliche”. Ma su quello del Cepell non troverete molto, anzi nulla per capire come le poche risorse vengono spese. Sono troppi i No records fund e insufficienti quanto farraginosi i criteri delle Banche dati. Alla Lista case editrici- Ricerche da filtro- totale 9365 trovate una maschera ma provate a cliccare Einaudi o Castelvecchi, Poesia o Architettura, non uscirà nulla. E’ da riempire come quasi tutta quella per i traduttori, costata 80.000 euro su “bando a gara ristretta” del 2010, valida anche con una sola offerta. E provate anche su Risorse.

Qua e là, qualche informazione si trova sul sito del Mibac e, casualmente, su Internet. Scopriamo così che la prima preoccupazione del Cepell, oltre al rinnovamento del sito, sono state banche dati e statistiche. In tempo di crisi e con poche risorse, era proprio necessario ricorrere alla Nielsen, e alle sue brutte slide, quando l’Istat tiene conto della lettura a partire dai 6 anni e l’AIE fa un ottimo lavoro di elaborazione e comunicazione? Corre voce che l’affitto per la bella sede nei giardini dell’Accademia dei Lincei, ammontasse a 300.000 euro l’anno, con aggiunta di utenze e manutenzione. Non si poteva trovare una sede istituzionale come il Museo Andersen dove il Cepell è ora traslocato? Quale, il budget di partenza? In quello del 2012, l’unico trovato (dopo vana richiesta), dei circa 1.200.000 euro di entrate, alle spese correnti per “servizi” sono andati 941.000 e agli “Interventi diversi” 51.000.100 per “trasferimenti passivi”. Ma le previsioni definitive di cassa indicano 1.486.000 euro.

Video discutibili, come A corto di libri (o a corto di idee?); Photogallery con ampia presenza della direttrice, e giovani lettori con marche di prodotti in bella vista (sponsor?); grafica scadente – che dire del logo del Maggio dei libri con caratteri e colori da saggio sul Terzo Reich?- tante immagini e musiche poco consone a un’Istituzione che per sua natura deve servire a professionisti della filiera del libro e ai promotori della lettura. Dopo aver fatto propria un’iniziativa dell’Aie situata in ottobre, ribattezzandola Il Maggio dei libri, il Cepell ha avviato con “grande soddisfazione” In vitro, un discutibile progetto targato Arcus spa, “per costruire nell’arco di un biennio, un modello di promozione della lettura”, cioè una sorta di laboratorio di ricerca su sei territori provinciali. Sperimentazione e modelli, già c’erano. Bastava convocare gli Stati generali delle buone pratiche, dell’AIB e dell’AIE per decidere un modello condiviso da applicare, e il team di esperti e amministratori cui affidare fondi e responsabilità.

Ma l’Arcus spa, ha portato in dote 2 milioni di euro cui si sommano i 900 a carico di regioni e province interessate.Un generoso mecenate? Niente affatto. Arcus, di suo non ha nessun capitale. Nata nel 2003, la società è alimentata completamente dal Ministero dell’Economia (all’epoca con 90 milioni di euro), per realizzare a favore del Mibac opere di compensazione cioè la realizzazione di infrastrutture laddove, per esempio, c’erano stati espropri o danni al patrimonio artistico. Due anni dopo, l’azione si allargò ad altre attività finché la spending review ne decretò la messa in liquidazione per la gestione non troppo limpida. Guarda caso, il suo presidente era un ex Direttore generale del Mibac, Salvatore Italia. Lo ha sostituito l’Ambasciatore Ortona come commissario liquidatore, ma pare che, nonostante l’evidenza dei fatti e le pesanti critiche di stampa e sindacati, Arcus non sarà liquidata. Perché i fondi del MEF non sono andati direttamente al Mibac? E perché Arcus seguita ad amministrare quelli rientrati? Con i due milioni annui per sede e stipendi dei vertici e di dieci impiegati, meglio comprare libri per le biblioteche scolastiche o donare un libro ai bambini nel giorno della Festa dei libri come si fa in Inghilterra. Che competenza in materia hanno un ex ambasciatore, un esperto di banche e finanze e un ingegnere delle telecomunicazioni? Non gli restava, come hanno fatto ma-pare- senza i dati iniziali, che inserire nel progetto almeno il Forum del libro e Nati per leggere.

Si chiedono più soldi, ma i pochi vengono spesi male a pioggia, come anche i 270.000 euro di contributi della Direzione per le Biblioteche e gli Istituti Culturali a Convegni e Pubblicazioni. Se non si risolve la confusione tra ruolo amministrativo e tecnico, cioè la competenza in materia, di chi amministra e chi progetta e seleziona, ai costi non corrisponderanno mai i benefici. Soldi sì, ma non a questo Cepell.

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8 Risposte a Avvenire della cultura, avvenire dell’Europa

  1. gaspare ha detto:

    ARTICOLO NOTEVOLE PER CONTENUTI… E DA CONDIVIDERE!

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