Michele Emmer

Terezín (in tedesco Theresienstadt), era una città fortezza costruita per il sistema di difesa vicino a Praga nel diciottesimo secolo. Durante la seconda guerra mondiale la Gestapo ne prese il controllo nel 1940 per trasformarla in un Lager per la raccolta dei prigionieri che dovevano essere smistati verso altri campi di sterminio. Fu utilizzata anche come campo di sterminio, migliaia i bambini che vi morirono. Terezin divenne anche famosa per la operazione propagandistica che venne messa in scena per le visite della Croce Rossa Internazionale. Doveva essere una sorta di città autonoma di insediamento ebraico.

Vi fu girato anche un film propagandistico nel giugno del 1944 Der Führer schenkt den Juden eine Stadt, (Il Führer dona una città agli ebrei). Il campo di concentramento era stato abbellito con fiori e aiuole, vi erano bar, una pedana per l’orchestra dove si eseguivano opere composte dai detenuti, molti dei quali erano musicisti. Tra i tanti detenuti vi erano Pavel Haas, di cui una composizione per archi è suonata nel film, e che morirà ad Auschwitz poche settimane dopo, Gideon Klein, Hans Krasa, Viktor Ullmann e tanti altri, tutti morti.

La musica era stata al principio vietata ma poi i Nazisti si resero conto che potevano utilizzare il fare musica dei detenuti per i loro scopi di tortura e di morte. Andarono così in scena La serva padrona di Pergolesi, Il Flauto magico di Mozart, La sposa venduta di Smetana e l’opera per bambini Brundibar, per dieci bambini solisti, di Hans Krasa, rappresentata 55 volte dai bambini del campo di Terezin. Opera andata in scena di recente all’Opera di Roma. Un detenuto superstite ha scritto:

Brundibar e tutto ciò che di culturale abbiamo fatto, aveva una grandissima importanza per noi. Questo materiale ci ha un po’ aiutati ad entrare in un altro mondo, a dimenticare per un po’ la brutta realtà, dimenticare che avevamo fame… A Terezìn noi non abbiamo assaggiato del latte per anni, né uova, né torte, né caramelle. Ed improvvisamente c’era uno che vendeva gelati e cioccolata, come se ci fossero veramente... Più di tutto Brundibár ha dato questa forza creativa per cui nessuno aveva più fame, attraverso questo poteva dimenticarlo.

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Di contenuti simili a Brundibár è l'opera Der Kaiser von Atlantis oder Die Tod-Verweigerung (L'Imperatore di Atlantide, ovvero l’abdicazione della morte) di Viktor Ullmann, composta su testi di Peter Kien, nella quale si inscena il duello tra l'Imperatore e la Morte. L'opera non fu mai eseguita negli anni della prigionia dell'autore, perché subito censurata dalle SS, in quanto la figura del sovrano, il re Overall, appariva per molti aspetti troppo simile a Hitler. È stata ritrovata la partitura dal figlio del musicolgo Hans Adler, compagno di prigionia di Ullman, ricostituta da Henning Brauel e Andreas Krause, e messa in scena per la prima volta nel 1975 ad Amsterdam diretta da Kerry Woodward che ne curò anche alcuni adattamenti. Nel gennaio del 2014 è stato messo in scena un nuovo allestimento prodotta da ARCAL, con numerose repliche a Parigi, Nanterre, Reims e molte altre piccole città in Francia. Come ha scritto nella recensione della messa in scena a Parigi Eric Dahan su Libération “è un capolavoro”.

Composta nel 1943 su libretto del poeta e pittore praghese Peter Kein, detenuto a Terezin ovviamente, è una favola brillante sul potere totalitario. È un’opera in cui si mette in scena il tiranno ma soprattutto la morte, che viene rivalutata ed affrontata nella sua naturalezza. Sapevano esattamente che cosa li aspettava tutti i deportati di Terezin, come gli autori dell’Opera. Cercano di ridare dignità alla morte, ridare senso a tutta quella morte che li circondava e che li aspettava. La morte dichiara lo sciopero davanti all’uso industriale delle uccisioni che fa l’Imperatore. Ha scritto Ullman:

… devo sottolineare che Theresienstadt è servito a stimolare, non a impedire, le mie attività musicali; che in nessun modo ci siamo seduti sulle sponde dei fiumi di Babilonia a piangere; che il nostro rispetto per l'Arte era commensurato alla nostra voglia di vivere. Ed io sono convinto che tutti coloro, nella vita come nell'arte, che lottano per imporre un ordine al Caos, saranno d'accordo con me (G. M. Gualberto, Note da Theresienstadt: Viktor Ullmann in www.fucinemute.it).

È chiarissmo il richiamo alla musica di Mahler, in particolare Das Lied von der Erde (Il Canto della Terra), al cabaret espressionistico tedesco, alle fanfare disarticolate di Kurt Weil e alla atonalità lunare di Berg e Schoenberg, che fu maestro di Ullman. Una messa in scena realizzata con materiali semplici, dei paracadute bianchi che si aprono, si chiudono, volano, dei fari che tagliano l’oscurità, una macchina per il fumo, ed il fumo e l’oscurità accolgono gli spettatori ancora prima che inizi lo spettacolo. Ma non uno spettacolo funereo, anzi, “uno spettacolo violento e duro ma molto coinvolgente, in cui riverberano il post-romanticismo e l’eroismo vocale wagneriano e i suoi antidoti”. La regia è di Luoise Moaty, direttore Philippe Nahon, con l’Ars Nova Ensemble Strumental composta di tredici musicisti, con sette voci. Come si può immaginare un organico molto ridotto. Protagonisti Pierre-Yves Pruvot, l’imperatore, Wassyl Slipask, la Morte.

E la morte riprenderà il suo lavoro, Ullman entrerà ad Auschwitz il 16 ottobre 1944 e morirà il 18. Il giorno dopo stessa sorte per Haas, Kien e Krasa. Non è un capolavoro perché è stata un opera composta in un campo di concentramento, ma è un capolavoro nonostante sia stata composta in condizioni inimmaginabili in un campo di sterminio. Speriamo si possa vedere presto questa ultima messa in scena anche da noi in Italia. Dove l’opera è andata in scena ma molto raramente. Tra l’altro al campo di sterminio della Risiera di San Sabba.

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10 Risposte a Il Kaiser di Atlantis

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