Martina Cavallarin

Dominare il visibile, personale di Nanni Balestrini alla Fondazione Marconi di Milano, è un incontro a più livelli e dalle molteplici pieghe. Nella piccola galleria sulla strada opere bilanciate e perfette, collage prodotti in anni differenti, del medesimo formato e a comporre il Quaderno della Fondazione n. 13, con un testo di Francesca Pola, illustrato dalle immagini dei lavori esposti, e alcuni brani poetici dell’artista. Negli ampi spazi della Fondazione l’ultima produzione, inedita e ricercata, di Nanni Balestrini.

La ricerca di Nanni Balestrini è un atto d’infinite negoziazioni per provare a smuovere la coscienza collettiva, massaggiare muscolature atrofiche, indurre ad alzare la temperatura intellettuale e politica attraverso un meccanismo di traduzione. “La traduzione è essenzialmente un atto di dislocazione: fa muovere il senso di un testo da una forma linguistica a un’altra e mostra questi tremiti. Trasportando l’oggetto di cui s’impossessa, si dispone all’incontro con l’Altro per presentargli lo straniero/estraneo in una forma familiare: “ti porto ciò che fu detto in un’altra lingua rispetto la tua…”1

Nel suo processo artistico Nanni Balestrini applica una ricerca che inizia nel mondo della comunicazione e dell’informazione, scegliendo con cura e precisione chirurgica le frasi da estrarre. A questo succede la traduzione del lavoro certosino di cut-up per compiere l’archiviazione che avviene sulla superficie dell’opera, territorio d’accoglienza di una moltitudine di storie che l’artista documenta protocollando segni nello spazio potenziale, luogo totale in cui quei segni determinano traiettorie dentro le quali non è dato perdersi, bensì esperire e imparare. Per innestare tale processo Balestrini s’impossessa quindi del frammento di carta stampata, ma anche di reperti dotati di memoria sui quali far intercedere altre narrazioni a piani sequenziali sempre apparentemente indotti dal caso, ma esteticamente ineccepibili, equilibrati, in un ordine che è sapienza d’intento e capacità direzionale.

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Nanni Balestrini, Questo è l’uomo (2014)
(da Veronese, La cena di Emmaus)

Il ciclo I maestri del colore riprende in chiave inedita riproduzioni di quadri celebri, grandi icone della storia dell’arte dipinte da Paolo Uccello, Fernand Léger, Paolo Veronese, Eugène Delacroix, El Greco, Pieter Paul Rubens. Questi collage degli anni ’60 - basati su immagini tratte dalla raccolta storico-artistica I maestri del colore pubblicata all’epoca dalle edizioni Fratelli Fabbri – l’artista li traduce su tela con le dimensioni dei dipinti originari, dando vita così a una grande galleria, virtuale e fisica al contempo, emblematica della sua pratica intermediale, costantemente risolta in senso concreto, e spinta dalla “necessità di dominare il visibile”. Un ciclo straordinario, nel quale la “storia” delle immagini si confrontava in tempo reale, in un’interferenza felice e attiva, con la “vicenda” della parola come specchio del divenire sociale e politico e, in senso ancora più esteso, umano. La pioggia di atomi primordiali che compone l’universo è attraversata da un’operazione epicurea durante la quale il clinamen, la declinazione, intercede per favorire l’incontro, luogo in cui le cose stabiliscono relazioni e il singolare si fa plurale.

Nel secondo inedito ciclo dei Neri l’autore riformula visivamente uno dei concetti cardine della sua poetica artistica, a tutti i livelli: quello della “distruzione”. Sempre attraverso la tecnica del collage le opere si fanno “paesaggi verbali” che vengono però in parte cancellati e “dominati” dalla presenza di larghe macchie nere intenzionalmente libere e incisive, che l’artista vi sovrappone, a problematizzarne ulteriormente la valenza semantica: volendo riprendere una delle frasi che vi si leggono, si può dire che tendano così alla “riproduzione del possibile”. I Neri sono accompagnati da un’ambientazione sonora, anch’essa concepita da Balestrini per l’occasione, in cui più voci pronunciano frammenti sconnessi di parole, in una sorta di “impasto” uditivo, ad amplificare in senso totale e immersivo l’idea di distruzione significante sottesa ai quadri stessi.

Nanni Balestrini, Mondo (2013-2014)

Nanni Balestrini, Mondo (2013-2014)

Nella sua opera Nanni Balestrini introduce l’impertinenza2 di uno scarto d’ordine affermando la possibilità di progresso non senza una pazienza da errante che organizza un animo costantemente in sommossa. Balestrini esplora i legami tra testo e immagine, tempo e spazio, rispondendo a una nuova percezione sociale e artistica. Nelle sue opere si attraversa un paesaggio culturale saturato di registri e impronte che creano nuovi sentieri tra formati multipli di espressione e comunicazione. L’universo artistico di questo sperimentatore ossessivo è mobile e mutevole, vive di traiettorie, nomadismi, percorsi erranti in cui il labirinto è rinascimentale, senza assoluta perdita di centro, però fluido e difficile da mappare.

“Un labirinto è detto molteplice, in senso etimologico, poiché ha molte pieghe. Il molteplice non è soltanto ciò che ha molte parti, ma è anche ciò che risulta piegato in molti modi. E un labirinto si ritrova, per l’appunto, ad ogni piano: il labirinto del continuo nella materia e nelle sue parti, il labirinto della libertà nell’anima e nei suoi predicati. Se Cartesio non è riuscito a districarsi in essi, è perché ha cercato il segreto del continuo in percorsi rettilinei, e il segreto della libertà nella rettitudine dell’anima, ignorando tanto le inclinazioni dell’anima quanto le curvature della materia. Occorre dunque una crittografia capace a un tempo di enumerare la natura e di decifrare l’anima, capace di penetrare nei ripiegamenti della materia e di leggere al contempo nelle pieghe dell’anima”3.

Nanni Balestrini
Dominare il visibile
Fino al 31 maggio 2014
Fondazione Marconi Arte moderna e contemporanea
Via Tadino 15 - 20124 Milano
www.fondazionemarconi.org

 

  1. Nicolas Bourriaud, Il Radicante. Per un’estetica della globalizzazione, Postmedia (2014). []
  2. Per la figura dell’impertinenza sono debitrice a Jean - François Lyotard, Discorso, Figura, Mimesis (2008), p.373 []
  3. Gilles Deleuze. La Piega, Leibniz e il Barocco, a cura di Davide Tarizzo, Einaudi (2004), p.5 []
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7 Risposte a Balestrini o delle molteplici pieghe

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