Luciano Minerva

Onorevole Renato Nicolini spiacente dover comunicarle che non avendo Teatro di Roma perfezionato accordi per Mahabarata Peter Brook entro data limite 31 maggio 1985 la creazione italiana è stata accordata a Prato per lo Spazio Polivalente Il Fabbricone. Cordialità. Andres Neumann”.

Anche un telegramma può servire a ricostruire la storia di una produzione cruciale per il teatro contemporaneo. Occorre però, perché abbia senso, che qualcuno lavori su una quantità sterminata di documenti (160 scatoloni di materiali conservati in 40 anni), con la coscienza che un archivio “è soprattutto una fonte d’ispirazione, uno spazio evocativo ancorato al passato e proiettato verso il futuro”.

“Dovevo scegliere tra due opzioni – dice Andres Neumann, che ha scoperto geni come Peter Brook, Pina Bausch, e Tadeusz Kantor, per poi diventarne produttore - : affidarmi a un cerino o svuotare casa affidando l’archivio a qualcuno che ne fosse interessato”. Per fortuna ha scelto la seconda opzione, che ci permette ora di conoscere un personaggio-chiave rimasto sempre dietro le quinte e di seguire la nascita e il percorso di una figura professionale che definire solo “produttore” sarebbe riduttivo.

A Neumann Giada Petrone, storica del teatro, è arrivata su consiglio di Renato Nicolini, di cui aveva riordinato l’archivio: “Per studiare il teatro dell’Estate Romana, la sua testimonianza è essenziale”. Così Giada scopre, si fa affidare e dà un ordine alla miniera di quelle che Andres considerava “carte morte” e ora rivaluta in pieno, dopo aver donato il materiale al Centro culturale Il Funaro di Pistoia, che ora viene presentato in una forma narrativa essenziale da Maria Fedi in L’archivio Andres Neumann. Memorie dello spettacolo contemporaneo (Titivillus Edizioni).

Il libro segue le tracce, incrociandone la biografia con i materiali più vari (scambi epistolari, documenti teorici e politici, ecc.), di un personaggio che ha determinato il successo e la diffusione di spettacoli-base della storia del teatro contemporaneo.

Boliviano di nascita, uruguaiano di adozione, quando Neumann approda in Francia a 29 anni grazie a una borsa di studio, è stato organizzatore di eventi internazionali, ha fondato un gruppo teatrale, ha creato colonne sonore e installazioni multimediali. L’Uruguay finisce sotto la dittatura, lui, dissidente, si fermerà per sempre in Europa. La prima tappa, nel ’72, è a Nancy con Jack Lang, allora direttore del Festival Mondiale di Teatro, che lo incarica di girare il mondo alla ricerca di spettacoli “nuovi”.

Quando due anni dopo arriva a Firenze come “ambasciatore di Nancy”, vi si trasferisce, nella stagione del teatro negli spazi alternativi: ex-cinema, circoli, case del popolo. È lui a rendere il Rondò di Bacco di Pier’Alli un centro nodale del teatro d’avanguardia e di ricerca, organizzando per tre anni una rassegna a Palazzo Pitti: vi partecipano, tra gli altri, il Living Theater, l’Odin Teatret, il Bread and Puppet, Tadeusz Kantor. Quando a Firenze giunge come spettatore Achille Occhetto, in forma privata, il Pci fiorentino si accorge che quell’attività è volata fin lì sotto i radar della politica e sta per intervenire.

Neumann decide allora che per realizzare i progetti in cui crede deve produrli lui stesso, con la creazione della Andres Neumann International: comincia con La classe morta di Kantor. Grazie a lui arriveranno in Italia l’Hamlet di Ingmar Bergman e gli spettacoli di Peter Brook, Pina Bausch, Andreji Waida. Nicolini lo vorrà al suo fianco per realizzare gli spettacoli dell’Estate Romana.

Attraverso le esperienze più varie acquisite sul campo, Neumann (che sul profilo facebook si definisce “autodidatta”) incarna così, tra i primi al mondo, una nuova figura di organizzatore e manager culturale, che valuta i progetti, sceglie e prepara le piazze capaci di accoglierli, fa da tramite tra compagnie, amministratori e sponsor e sa come affrontare gli ostacoli burocratici. Non sale in scena a raccogliere applausi, resta defilato per il pubblico e i media, ma senza di lui quegli spettacoli non ci sarebbero, o sarebbero altro. Tra i documenti pubblicati ci sono anche quelli sull’attività di distribuzione all’estero di performance di Vittorio Gassman, Marcello Mastroianni, Dario Fo.

Lettere autografe dei protagonisti, preziose foto di scena, locandine e un’ampia bibliografia arricchiscono il racconto ed evidenziano la passione di una vita, dove il denaro è un mezzo più che un fine. Un solo esempio: una lettera alla compagnia Fo-Rame in cui lui stesso propone di ricevere il 5% di parcella sulla tournée messicana, anziché il 10 di prassi, per destinarne l’altro 5 alla promozione “perché non si ha tutti i giorni l’onore di lavorare con Dario Fo e Franca Rame”. Unico neo del libro l’assenza di traduzioni dei documenti in tre lingue, parte integrante del testo, che restringe il pubblico dei potenziali lettori.

Maria Fedi
L’archivio Andres Neumann. Memorie dello spettacolo contemporaneo
Titivillus Edizioni, pp. 248
€ 16

Share →

7 Risposte a L’archivio Andres Neumann

  1. Carlo Molfese ha detto:

    La Storia, come memoria civile e testimonianza culturale, non può essere incerta, incompleta e lacunosa.
    Da quanto leggo in queste brevi note, è totalmente assente il periodo della straordinaria collaborazione di Andres Neuman con il Teatro Tenda Mancini di Carlo Molfese, che, a merito di Andres, per ben cinque anni, riportò Roma nel circuito culturale e teatrale internazionale dal quale era rimasta fuori fin dai tempi del glorioso Teatro Club di Anna e Gerardo Guerrieri. Le presenze al Teatro Tenda di Kantor, di Gerome Savary, di Marcel Marceau, di Victoria Chaplin, di Jango Edwards e di tanti altri grandi eventi, furono il frutto di quella straordinaria collaborazione, di quella intesa personale e umana, fra Andres Neuman e Carlo Molfese. purtroppo non ho mai auto la possibilità di leggere il libro di Andres, non so se lui parla di quel periodo e di quella esperienza. In ogni caso la Storia và rispettata e difesa, e, per quanto mi riguarda, eventuali ed incresciose lacune vanno colmate, soprattutto per il rispetto, il riconoscimento, del lavoro e la storia professionale di Andres e dei risultati felici conseguiti assieme. Sarei lieto e grato di conoscere anhe il pensiero di Andres al quale rivolgo il mio grato, immutato e immutevole affetto. Carlo Molfese

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Il tuo commento dovrà essere approvato prima di apparire.

Iscriviti alle notizie da alfabeta2 e alfapiù

* = campo richiesto!

Archivi