Domenica prossima, in occasione della mostra milanese Piero Manzoni 1933-1963, a cura di Flaminio Gualdoni e Rosalia Pasqualino di Marineo, a Palazzo Reale sino al 2 giugno, alfadomenica proporrà un ampio speciale curato da Andrea Cortellessa e dedicato al «pittore milanese, ma geniale» (nella definizione degli Skiantos).

Il brano video che anticipiamo oggi è tratto da uno dei Filmgiornali che Manzoni realizzò con la SEDI fra il ’60 e il ’61. L’idea era di Uliano Lucas, che all’epoca marcava Manzoni a uomo. Anticipiamo qui anche uno dei testi di Cortellessa.

https://vimeo.com/91780987

Cinegiornale/Comunicazione
Andrea Cortellessa

La pubblicità è l’anima del mercato, e PM capisce al volo l’importanza di “fare notizia”. È l’eredità più tangibile che raccoglie del futurismo: come Marinetti accetta e persegue il successo di scandalo, la «voluttà di essere fischiati» che i nuovi media a disposizione degli artisti, nella nascente Società dello spettacolo, possono gigantografare in misura inimmaginabile dalle prime avanguardie (non casuale l’entusiasmo nei suoi confronti di Damien Hirst, testimoniato dal documentario Piero Manzoni artista). Non solo. A differenza di Marinetti e soci, il cui look – «abito futurista» di Balla a parte – nelle Serate non era distinguibile dai loro avversatori, PM (come forse il solo Dalí, a quei tempi; PM lo va a trovare una volta, nel ’61, a Cadaques) capisce di doversi “costruire un’immagine”. È «lo spin doctor di se stesso e delle sue iniziative» (Gualdoni). In questo senso anticipa la pratica di comunicazione che Balestrini e Warhol di lì a poco istituzionalizzeranno col Gruppo 63 e con la Factory, e in generale il comportamentismo degli anni a venire. PM cura il rapporto coi critici (da Emilio Villa a Vincenzo Agnetti; il suo carteggio per esempio col catalano Cirlot è di grande interesse), che però prenderanno a studiare sul serio il suo lavoro solo dopo la sua morte; non minore è però la sua attenzione per il nascente mondo dei media: accettando di pagare lo scotto delle semplificazioni, delle sguaiataggini, delle vere e proprie irrisioni.

E facendosene, anzi, fattivo complice: il suo umorismo sottile e metafisico si fa, in quelle occasioni, vera e propria clownerie. Sino alla fine: nella raccolta degli Scritti sull’arte è compresa un’intervista di Franco Serra pubblicata, con molte foto e il titolo Costa duecento lire al litro il fiato del pittore che non usa pennelli, da «Settimana Incom illustrata» il 16 dicembre 1962: a nemmeno tre mesi dalla morte. Anche in questo caso lo precede John Cage che, a quanto pare su istigazione di Umberto Eco, partecipa nel ’59 ad alcune puntate di Lascia o raddoppiain qualità di esperto di funghi (il che, per inciso, era davvero: infatti guadagnò il bel gruzzolo di sei milioni di lire, equivalenti a circa 70.000 € odierni…; la leggenda vuole che avesse scelto questo argomento di ricerca in quanto mushroom precede immediatamente music nell’ordine alfabetico) approfittandone per eseguire alcuni brani, definiti da Mike Bongiorno «di musica strambissima», davanti a una platea di milioni di spettatori (memorabile lo scambio di battute finale tra i due).

Nel ’60 a Uliano Lucas (che parteciperà alle riprese in qualità di figurante e vi realizzerà scatti memorabili) viene l’idea di far incontrare PM e l’operatore Gianpaolo Maccentelli, che realizza cinegiornali per la SEDI (la quale poi li distribuisce nelle sale cinematografiche di tutta Italia). I testi, a dir poco goliardici (come quello, ineffabile, che commenta il gioco fra PM, che gonfia un Corpo d’aria, e una modella a sua volta alquanto ariosa che è in realtà una nota soubrette di origine russa, Lucy d’Albert, già al fianco di Totò e Carlo Dapporto), sono dello sceneggiatore Marcello Ciorciolini, futuro collaboratore di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia; la voce è della star radiofonica, e in futuro televisiva, Corrado Mantoni. Il look di PM in queste occasioni, per la verità, resta inappuntabile, ma il suo comportamento è studiato in modo da urticare ogni possibile sensibilità borghese. E tuttavia PM, che pure anticipa tanti indirizzi a venire, non confonde queste occasioni promozionali con la sua opera. Non esporrà mai foto o video tratti da queste sue “performance”.

 

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Una Risposta a Fiato d’artista di Piero Manzoni

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