Francesca Fiorletta

«Meglio abituarsi in fretta al suo stile acerbo, immaturo nell’opporsi al tempo per restare quello che è, ostile ai processi, nemico dei flussi, arrabbiato col divenire, disgustato da ieri, incrostato nel presente (un gatto sul ramo), smemorato del futuro (un vecchio in una casa che si logora)». Meglio abituarsi in fretta allo stile puntualissimo e struggente della scrittura di Davide Orecchio, alle sonorità evocative e martellanti del suo fraseggio ondulatorio, al consuntivo e paradigmatico uso della sua stringente punteggiatura.

Meglio abituarsi in fretta alla pratica dell’elencazione spasmodica con cui Orecchio accomuna immagini surreali e perentorie, tranciate di netto sulla pagina viva e allo stesso tempo modulate con una certa nostalgica morbidezza del gesto, quasi celate sotto pelle eppure continuamente sovraesposte, agli occhi del lettore, grazie a un linguaggio sapiente e molto consapevole, che mescola gli idiomi del quotidiano alle rivendicazioni di una prosa quasi barocca, incredibilmente garbata e tuttavia pregevolmente scarnificante.

Esce per il Saggiatore Stati di grazia, il primo effettivo romanzo di questo già pure affermato autore romano, giornalista culturale e studioso di storia e letteratura europea, che aveva pubblicato per Gaffi, nel 2012, una raccolta di racconti dal titolo emblematico, Città distrutte. Sei biografie infedeli.

Non mancano le migliori premesse, dunque, per quello che già dai primi capitoli sembra calzare comodamente i panni di un grande romanzo. E le aspettative, infatti, non vengono certo disattese. La spiegazione del titolo la troviamo magistralmente espressa nel testo: «Ecco gli Stati di grazia, dove iniziano ad affiorare gli scomparsi: gente sparita da mesi torna a farsi vedere e i testimoni assistono al ricomporsi delle fattezze (come una sagoma che sorge dal buio, come un essere che si manifesti dal nulla ma per gradi)».

Esattamente questa è l’impressione che esercita sul lettore la scrittura viva di Davide Orecchio: l’emersione, costante, palpabile, inesausta, di situazioni e suggestioni, ricordi e promesse, tratteggio dei personaggi e stretta del fuoco sui dettagli più minuziosi dell’agire quotidiano, quei dettagli solo apparentemente trascurabili, ma che sanno rendere una storia veramente degna di essere raccontata. E la storia, anzi, le storie che si intrecciano nella meravigliosa prosa di Orecchio si dipanano dalla Sicilia all’Argentina a Roma, in un vorticoso rincorrersi di partenze e sparizioni, di riconoscimenti e camuffamenti d’identità, indagando nei recessi tanto delle abitudini familiari più private quanto nelle più pubbliche prese di posizione politiche, che influenzeranno e hanno influenzato la storia del mondo intero.

Lo sguardo di Orecchio non si rivela mai consolatorio o indulgente, non lesina l’approfondimento critico sul comune senso del pudore e si spinge ad analizzare tanto la precoce stanchezza del vivere di un giovane insegnante di provincia, quanto le brutture fisiche delle torture subite da una donna coraggiosa, imprigionata per le proprie idee; ripercorre senza parsimonia i momenti di smarrimento di una moglie e madre, abbandonata ad un destino inconsapevole, e insieme indaga con maestria la determinazione di un manipolo di uomini, medici, soldati, combattenti, che tentano di sopravvivere agli smottamenti di un intero Paese in disfacimento.

Sorrette dalla mai estinta metafora dell’elastico, che vuole l’essere umano impiegato costantemente in una fuga volontaria da quell’io più profondo, da quel chiodo rugginoso che lo attanaglia fin dalla nascita e che non lo lascia mai allontanare veramente dal baricentro più fisso delle proprie radici, pena l’immancabile rottura di ogni plausibile equilibrio, così le esistenze trasposte sulla pagina da Davide Orecchio si sconquassano in maniera ineluttabile, siano i protagonisti anziani o bambini, sognatori ingenui o materialisti impenitenti, secondini disperati o poetesse sofferenti.

Per tutti loro, e per tutti gli Stati di grazia, si esprime il furore incontinente di una scrittura autoriale che nasce libera, e che si rigenera costantemente, partendo da episodi oltraggiosi e claustrofobici, e che costantemente spera e ricerca e infine riesce a martellare, pagina dopo pagina, il suo stesso chiodo, il suo stesso, intimo e profondo, sentimento di libertà.

Davide Orecchio
Stati di grazia
il Saggiatore, 2014, pp. 312
€ 16,00

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4 Risposte a Stati di grazia

  1. […] è da leggere tutta, fino alla fine, dove si afferma una […]

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