Maia Giacobbe Borelli

Che il buon teatro guarisca letteralmente il corpo, come desiderava Artaud, non si può dire, ma che possa migliorare la qualità della vita, questo è sicuro. Forse il teatro che più agisce socialmente oggi è proprio quello che dimostra l’irriducibile potenza del corpo, la sua resistenza alle insidie che ne riducono le potenzialità. Perché l’emozione teatrale è qualcosa che si porta nel corpo e che rimane dentro di noi anche dopo la fine dello spettacolo, cambiandoci nel profondo. Ma come misurare la valenza sociale di questo tipo di teatro?

Grandezza e totale assenza di retorica, secondo il New York Times, è evidente in Ganesh Versus the Third Reich lo spettacolo di punta del festival di teatro sperimentale Under the Radar che ha avuto grande successo a Brooklyn. In questo spettacolo Brian Tilley e i suoi compagni utilizzano le loro disabilità fisiche in modo funzionale allo sviluppo della storia narrata, riuscendo a coinvolgere emotivamente gli spettatori in modo magistrale.

«L’attore portatore di handicap – diceva Claudio Meldolesi – dichiara una sfida, sviluppando un momento di relazione che non ha eguali, un momento di surriscaldamento della propria condizione che provoca grandezza». Qui non si vuole parlare neanche di spettacolari messe in scena di attori disabili, bensì di esperienze laboratoriali dirette ad alleviare le sofferenze di alcuni malati. A Roma esiste infatti un laboratorio per malati di Parkinson che insegna il teatro in modo identico a quelli per aspiranti attori, nella convinzione che l’apprendistato teatrale sia uno strumento efficace per il trattamento della malattia e delle sindromi correlate, insieme alle terapie mediche.

Il perché è molto semplice: l’attività teatrale consente ai pazienti di scoprire delle tecniche che li “allenino” ad eseguire le azioni della vita quotidiana, offrendo la possibilità di conquistare il controllo del corpo e dell’espressività. Per i pazienti affetti da Parkinson, (circa 150.000 i soggetti in Italia) inoltre, il lavoro di gruppo è importante per acquisire coraggio rispetto ad azioni che, da soli, non ci si sente più in grado di fare.

Questo processo laboratoriale chiamato STEP, Social Theatre Emotional for Parkinson, permette a chi fa teatro di recuperare il rapporto con figli, mariti, mondo del lavoro. Il progetto è diretto dal dott. Giovanni Mirabella, direttore scientifico dell'esperimento, finanziato da Neurone, fondazione diretta da Niccolò Meldolesi, in collaborazione con ParkinZone, onlus presieduta dal dottor Nicola Modugno. Ci lavora un team di professionisti dello spettacolo: Silvia Rampelli, Maria Borgese (danza e movimento), Fulvia Dilettuso (psicologa e canto), Raffaella D’Avella, Marta Iacopini, Silvia Mazzotta e Paolo De Vita (teatro e coordinamento del progetto). Di che si tratta?

Un gruppo di 12 pazienti affetti da sindrome di Parkinson stanno facendo un lavoro di terapia emozionale che comprende danza, canto, improvvisazioni, con esercizi tesi a scollare il paziente dalla sua realtà, indagare la possibilità di una vita diversa e la possibilità di gestire le emozioni proprie e altrui. Queste persone, nonostante la difficoltà muscolare causata dalla carenza di dopamina, hanno sviluppato una maggiore capacità reattiva, che cambia la qualità della loro vita e la loro relazione familiare. Il teatro, in sostanza, rende più forte non solo il paziente ma anche i suoi familiari che trovano nella rinnovata forza del proprio congiunto lo stimolo per lavorare insieme contro la malattia. La persona malata riesce a non viversi più come minus habens, come totalizzante corpo malato e ridiventa protagonista della relazione, senza peraltro nascondere la sua condizione.

Quello che si vede riemergere in situazioni come questa è l’essenza dello strumento teatrale, la sua peculiarità, la grandezza segreta di cui parlava Meldolesi. Il laboratorio diviene momento intimo, delicato, segreto, occasione di un lavoro esclusivamente per sé e su di sé, che non sfocerà in uno spettacolo, pur essendo registrato e documentato in video. Un lavoro sulla reiterazione della parola che implica la riappropriazione della fonetica insieme allo sviluppo di una capacità che tenda a risvegliare il senso della parola stessa, a ripeterla fino a quando non abbia preso pienamente dimora. Un lavoro di improvvisazione che fa rivivere alla persona emozioni importanti della relazione con gli altri.

L’attuale laboratorio teatrale è in corso da un anno e mezzo; è ora il momento della valutazione dei risultati che sarà fatta con test autosomministrati e un protocollo medico scientificamente approvato con una serie di esami clinici, da cui ricavare dati oggettivi. Si spera in una evidenza scientifica di ciò che è già evidente da un punto di vista relazionale. Saranno testati due valori: verificare la plasticità neuronale, ovvero quanto il cervello, sottoposto all’attività teatrale, crei nuove sinapsi per bypassare il problema e registrare il miglioramento delle relazioni sociali di questi pazienti.

Chiaramente il laboratorio non è alternativo alle medicine, ma complementare, agendo come supporto alla terapia tradizionale.«Trasformare una picchiata in una dolce planata», questo è il motto di Paolo De Vita, che spiega: «Non si guarisce dalla malattia ma è evidente che la terapia chimica necessaria può essere aiutata da questa attività teatrale. Noi sappiamo che i nostri pazienti-aspiranti attori vivono meglio la loro vita. La connessione ascolto-pensiero-reazione all’interno del cervello, crea dei bypass, per cui, banalmente, la persona, anche se è bloccata nei suoi movimenti quotidiani, alla richiesta di fare un’azione da personaggio non esita ad agire.

Grazie al fatto che la pratica teatrale è fatta di ascolto e relazioni, ascolto dell’altro e delle tue emozioni, la persona riemerge, perché il lavoro teatrale ti permette di scoprirla nella sua totalità, non più solo come organo difettoso, luogo di malattia. Ora se questo tipo di cambiamento potesse essere dimostrato dai numeri che aspettiamo di ottenere dai test scientifici, sarebbe una bella vittoria».

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9 Risposte a Ganesh a teatro

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