Paolo Carradori

La scommessa continua, anzi rilancia. La terza edizione di Play It! - quattro giorni di concerti con 12 prime assolute, di cui 10 commissioni ORT e 7 prime nazionali - al Teatro Verdi di Firenze prova a fissare lo stato dell’arte in musica, la musica di oggi, i suoni di domani. Affianca alle serate un ciclo di incontri che quest’anno hanno come filo conduttore la creatività sostenibile. Il compositore contemporaneo vive una situazione professionale paradigmatica.

A fronte di uno spazio, depurato da dipendenze ideologiche e stilistiche, che gli permette un’articolazione di pensiero impensabile fino a pochi anni fa, la realtà culturale ed economica lo costringe praticamente a scrivere solo ciò che potrà essere eseguito. Giorgio Battistelli, direttore artistico del festival, guarda oltre questo limite. Crede con forza nell’idea di Play It! come laboratorio che segue gli autori, li stimola con commissioni, mette loro a disposizione un’orchestra come quella della Toscana tra le più aperte e malleabili, un palco prestigioso come quello del Teatro Verdi.

Un festival tutto italiano che indaga tra le ultime generazioni di compositori ma non dimentica i maestri - quest’anno il premio alla carriera va a Azio Corghi – un appuntamento che pone Firenze tra le città più vitali nella proposta contemporanea, unica per la formula originale dell’evento. Proviamo a fissare almeno qualche momento di Play It! 2014.

Sorprende subito Francesco Giomi con il suo LFO#1- improvvisazione creativa per ensemble (2014) dove esperienze elettroacustiche vengono fatte confluire in uno degli aspetti creativi più avanzati della musica afroamericana: nella “conduction” di Butch Morris. Attraverso un vocabolario di segni e simboli il conductor sviluppa in tempo reale strutture musicali, stimola spontaneità e improvvisazioni dei musicisti dell’ensemble. L’opera convince non solo per un ricco equilibrio espressivo in un percorso segmentato, ma anche per l’uso del sintetizzatore che con discrezione crea spessore sonoro.

Play It! 27 marzo (2) (640x448)

Con Ossessioni di Pontormo - per due gruppi strumentali e percussioni (2014) Federico Gardella ci accompagna in un mondo sonoro misterioso dai contorni rarefatti. Le corde conducono con seducenti movimenti chiusi da fiati e percussioni. Il lavoro rilegge i diari del Pontormo che tra il 1554 e il 1556 stava lavorando agli affreschi del Coro della Basilica di San Lorenzo a Firenze. Il compositore tenta di dare forma alle ossessioni dell’artista che da quelle pagine emergono, lo fa contrapponendo due gruppi musicali che quasi si fondono tra gesti e suoni.

Sulla doppia accezione del termine che può significare ordito, filigrana ma anche complotto macchinazione Luca Francesconi costruisce Trama- per saxofono e orchestra (1987). Lavoro dove la complessità dei materiali messi in gioco pare in parte sfuggire al controllo dell’autore. Il sax si muove come voce narrante ma è spesso troppo “dentro” o troppo “fuori” lo spazio orchestrale. Il racconto risulta allora sfilacciato o pura esposizione tecnica. Nel finale il violino affianca il sax in un intreccio dal sapore melodico.

Impegnativo e inquieto Stasis In Darkness. Then The Blue (2013-14) di Daniela Terranova. Non poteva essere altrimenti prendendo spunti da una poesia di Sylvia Plath. Suoni lunghi, timbri gravi, masse sonore in continuo vibrare. Scrittura elegante, mossa, dove traspare un’introversa ricerca che, nel controllo della materia sonora e potenza dell’orchestra, disegna fantasmi, problematiche esistenziali legate alle visioni della grande poetessa suicida a trent’anni.

Play It! 26 marzo (2) (640x431)

Anche The Months Have Ends – per soprano e orchestra (2014) di Paolo Marchettini prende forza dalla poesia. Cinque testi di Emily Dickinson per sviluppare dopo un attacco travolgente ambientazioni poetiche e struggenti che sfiorano romanticismi. Notevole il ruolo ricavato per la voce negli equilibri complessivi dell’opera, che risente più della lezione statunitense (Bernstein, Ives) e si allontana delle avanguardie europee.

Accomuna Travelling Icon On Rabbit-Skin Glue – per ensemble (2013-14) di Giovanni Verrando e Blooming – per 9 strumenti (2013-14) di Andrea Manzoli una spiccata ricerca sonora. Pur partendo da spunti lontani – Verrando dal valore spirituale delle icone russe da viaggio, Manzoli dalle possibilità compositive offerte dalla variazione – entrambi sviluppano tensioni, astrattismi, grumi sonori che galleggiano ma anche impotenze, come il violino senza corde percosso in Travelling. Notevoli capacità e originalità compositive.

Si rimane su proposte avvincenti con Voce – concerto per violoncello e orchestra (2012) di Matteo Franceschini. La voce è quella del violoncello che ispeziona tutte le proprie possibilità comunicative, tecniche, emozionali. Violoncello che Dillon da sopraffino interprete strazia, percuote, accarezza nella ricerca di una voce che ci racconti storie. Supportato dall’orchestra dove fiati e percussioni drammatizzano le metamorfosi dello strumento. Emozioni pure.

Play It! 28 marzo (2)

Contrasti e lirismi caratterizzano L’impeto come acqua sgorga – per orchestra (2013) di Alessandra Ravera. Lavoro che sviluppa problematiche e dinamismi in un flusso costante di energia tra momenti forti e ambientazioni melodiche. La Ravera sottolinea l’importanza del gesto come componente decisivo della comunicazione, dell’atto creativo. Tutto scorre in una elegante mobilità sonora che trova il suo finale, il climax, nell’esplosione delle trombe come sintesi di tutti gli episodi in gioco.

Qui finisce lo spazio. Play It! 2014 meriterebbe ulteriori approfondimenti, elementi critici, godimenti e delusioni. Perché se la critica è interpretazione anche chi scrive di musica, nel tradurre in parole emozioni e dubbi, è a suo modo un esecutore.

PLAY IT! 2014 Festival III Edizione
Teatro Verdi Firenze 26>29 marzo
Orchestra della Toscana
Direttori: Fabio Maestri-Carlo Rizzari-Tonino Battista-Francesco Lanzillotta
Solisti: Mario Marzi/sax – Alda Caiello/soprano– Francesco Dillon/violoncello – Lorna Windsor/soprano

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4 Risposte a Musica sostenibile

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