Roberto Ciccarelli

Associazione a delinquere, estorsione, violenza privata. Accuse feroci contro la coalizione sociale formata dall'Angelo Mai e dal Comitato popolare di lotta per la Casa. Il primo è ancora sequestrato, il secondo sgomberato dalle scuole rigenerate che occupa, è stato temporaneamente riammesso per evitare l'emergenza umanitaria di 300 persone per strada. L'estorsione viene contestata al comitato per quanto riguarda la quota di gestione versata, come ogni occupazione abitativa, anche negli appartamenti nell'ex Amerigo Vespucci e nella ex scuola Hertz. Si tratta di una quota per una cassa comune utile alla ricostruzione e rigenerazione autogestita degli immobili abbandonati.

Qui c'è un primo paradosso: per interrompere l'ipotetico reato ai danni degli occupanti, gli occupanti stessi sono stati sgomberati, venendo doppiamente danneggiati. Nella lunga giornata di mercoledì 19 marzo a Roma qualcuno deve avere compreso l'illogicità della situazione. Per questo, alle famiglie e ai loro bambini è stato concesso di restare temporaneamente nelle proprie occupazioni. Poi c'è un altro paradosso. L'estorsione di queste quote – tutta da dimostrare – non è stata compiuta nei locali dell'Angelo Mai, e tuttavia colpisce persone che non hanno alcun rapporto con la gestione delle quote. Il suo sequestro sospende le attività di uno spazio dove gli occupanti delle case collaborano al funzionamento dell'osteria e fanno parte del collettivo di gestione dell'atelier che fa cultura indipendente, produzioni teatrali e musicali.

Alfredo Jaar, Cultura = Capitale (2012)

Alfredo Jaar, Cultura = Capitale (2012)

L'accusa trasfigura brutalmente l'esistenza di un rapporto politico, culturale e umano, legato all'orizzonte dell'autogestione e della produzione culturale, tra due segmenti del quinto stato – gli artisti, i lavoratori dello spettacolo e della cultura e i poveri urbani, precari e disoccupati in emergenza abitativa. L'Angelo Mai è la prova dell'esistenza di un consorzio umano dell'abitare insieme. Per altri, invece, dimostra l'esistenza di un'associazione a delinquere. Un fatto umano, politico e artistico trasfigurato in un reato penale. Questo è l'abisso dov'è precipitata Roma.

L'accusa è tanto insensata, quanto logicamente iperbolica, ancor prima che politicamente mortificante. Costerà fatica smontarla, e dolore, preoccupazioni, angoscia per le persone coinvolte. Hanno avuto ragione gli attivisti, e con loro larga parte dell'opinione pubblica, a respingerla con sdegno. Perché nello stato di eccezione nel quale è avvenuta l'operazione (il sindaco Marino “non sapeva nulla”, probabilmente nemmeno altre autorità cittadine), si vuole riscrivere una storia che non è solo quella di un centro culturale modello che produce musica e teatro, né solo quella di occupazioni che sono state raccontate come un modello.

Si vuole strappare il senso di un'esperienza per dimostrare che non esiste alternativa. Si colpisce la giuntura stessa della relazione tra soggetti che, nella rappresentazione della società italiana che ci viene proposta, sono altamente dissonanti. L'artista è un individuo egoista, competitivo, corporativo che sfrutta le sue relazioni con la politica per fare il suo spettacolo. Il povero, il disoccupato e il precario (sempre che non sia lo stesso artista) deve restare nascosto nelle periferie immonde della metropoli.

Giuseppe Chiari, L'arte sarà di tutti 1978

Giuseppe Chiari, L'arte sarà di tutti (1978)

Non può spuntare in centro, rovinando la vita ordinata dello shopping. La sua invisibilità è la garanzia che tutto va bene. È quello che dicono dall'alto: i consumi tornano ad aumentare, l'indice della produttività delle imprese è schizzato in alto. La crescita sta iniziando. Preparatevi. Tra sei mesi, anche prima, tutto andrà meglio. La recessione sarà solo un ricordo. Dal basso si vede tutt'altro panorama: povertà, afasia, i contorcimenti a cui induce la marginalità. Non si dà nel panorama urbano, nel paese di Renzi che vuole andare veloce, fa riforme per accreditarsi, l'incontro tra mondi diversi. Questi mondi in realtà già convivono da anni, ma il loro incontro non deve apparire e, quando avviene, viene trattato alla stregua di un crimine.

L'aspetto ancora più grave della vicenda è la sanzione di una forma di vita ormai visibile a Roma, come in altre città. Si dice che siano 10 mila le persone che vivono nelle occupazioni abitative, moltissime quelle sotto sfratto. Sono migliaia le persone che occupano e frequentato spazi occupati e autogestiti. Altrettante si identificano in spazi che non sono né pubblici, né privati, ma comuni. Vengono cioè messi a disposizione per comunità aperte, che si riformano in base alle aspirazioni di un governo differente dei bisogni.

Il messaggio è questo: devi restare nella miseria. Non hai casa? Sei stato sfrattato? Puoi anche occuparla, ma gli strumenti del mutualismo sono illegali. Estorsivi. E quindi ti sgombero. E se non ti posso sgomberare, ti lascio sospeso, e in ogni istante puoi perdere un tetto. Come ieri, anche domani. Sei un freelance, un indipendente, un precario? Produci cultura? Cerchi un'ispirazione? Sperimenti linguaggi, immagini, passioni? Cerchi una collaborazione, e uno spazio dove produrre e incontrare persone che possono essere utili per ampliare l'orizzonte, le intuizioni? Il tuo tentativo di organizzarti in comunità intelligente, aperta e proliferante viene definito come un'associazione a delinquere.

claire fontaine4

Claire Fontaine, Capitalism kills love (2008)

È lo stile del governo, la sicurezza che terrorizza. Bisogna tenerne conto quando si sente parlare delle “riforme” per garantire al paese una “modernità”. Vecchio ritornello, stanco e grottesco. In realtà quello che si vede in una città insana e scempiata come la Roma di oggi è lo spettacolo più moderno che ci sia. Criminalizzare le classi povere, marginalizzare chi è alla ricerca di un'autonomia diversa dalla penitenza e dalla povertà economica e culturale che aspetta le prossime generazioni.

Era così nella Parigi di Baudelaire o di Rimbaud. È ancora così anche in Italia. Nel sesto anno della recessione, lo stesso feroce alfabeto della paura. Bisogna però essere consapevoli di cosa scatena questa paura. La paura non è di chi non ha nulla da perdere. Il precario ha già perso il suo lavoro, ma ha trovato una casa. L'artista pensa al suo prossimo spettacolo, non a quello che ha già fatto. La vita diviene. La paura è invece di chi non vuole l'invenzione, la creazione del nuovo, la costituzione di un'alleanza, il respiro di un mondo grande.

Questi angeli sono temuti perché allargano il crinale tra legale e illegale e nel mezzo creano le loro istituzioni mentre l'autorità di quelle costituite rifluisce, o scompare. L'angelo mai tocca con mano la possibilità di un'auto-organizzazione che non è più trattenibile nell'incubo della dipendenza, dell'austerità, nella cooptazione, nella corruzione, nel parassitismo. Per questo viene sgomberato, sequestrato, multato. Ma queste non sono ombre, sono migliaia di corpi che toccano il fondo e restano nei luoghi, fermentano, popolano l'orizzonte.

 

Share →

41 Risposte a Angelo Mai Altrove. Ferocius alphabets

  1. LM ha detto:

    È dato di fatto che dietro alla gestione delle occupazioni abitative a Roma ci siano molto spesso fenomeni di estorsione a discapito di chi di quelle abitazioni ha davvero bisogno. E quelle personcine per bene io non le chiamo “compagni” ma “sciacalli”. Spero non sia questo il caso, ma non mi stupirebbe. Nelle case popolari si parla di più di 20000 euro chiesti a famiglia per “cedere” un appartamento occupato. Che schifo.

  2. […] ingiustamente nel 2014 di “associazione a delinquere” e posto sotto sequestro. Una storia sbagliata a cui pose fine un’importante sentenza che scagionò tutti i militanti coinvolti riconoscendo […]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Il tuo commento dovrà essere approvato prima di apparire.

Iscriviti alle notizie da alfabeta2 e alfapiù

* = campo richiesto!

Archivi