Carlo Antonio Borghi

In Sacro Gra di Gianfranco Rosi (Leone d’Oro a Venezia nel 2013) un personaggio buca davvero lo schermo: è Francesco l’uomo che con ostinazione cerca di trovare un rimedio per liberare le palme dall’assedio mortifero del punteruolo rosso (Ryncophorus Ferrugineus) pestifero portatore di un’epidemia che da un decennio sta devastando la popolazione delle palme italiane, isole comprese. Lui da botanico palmologo sperimenta una sua tecnica per liberare le palme dalla peste che non lascia scampo.

Cerca di distillare un ultrasuono che possa mettere a tacere quei coleotteri e chiudere quelle bocche fameliche che masticano il corpo delle palme, facendone carne di porco. A Roma e nel Lazio la moria delle palme è inarrestabile. Paesaggi costieri, città e campagne perdono palme una dopo l’altra, a decine, centinaia e migliaia. Potature mutilanti e antiparassitari chimici non possono nulla. Divorate da dentro, le palme perdono la chioma e tutta la loro linfa vitale. Non resta che segarle alla base per ridurle in moncherini da utilizzare come sedili o basi d’appoggio. Il resto del loro corpo-fusto deve essere bruciato e incenerito in un apposito rogo, per evitare che gli insetti che le hanno colonizzate si trasferiscano in altri esemplari di palmizi. Il punteruolo rosso viaggia su navi da trasporto. Così è arrivato anche in Sardegna dove ha preso dimora stabile.

Ora tocca a Cagliari di perdere per strada il suo patrimonio di palme: palme cimiteriali – palme del centro storico – palme dei viali dei bastioni e del lungomare – palme dei pubblici giardini – palme nel parco dell’ex manicomio – palme di cortili e di giardini privati. Nessun piano di contrasto messo in atto dalle pubbliche amministrazioni. Il paesaggio è destinato ad essere pesantemente modificato. Era un paesaggio mediterraneo anche grazie alla distribuzione delle palme in città, al mare, in periferia e nelle campagne dei vicini contadi. Così è andata in Sicilia e a Palermo dove nel 2010 l’associazione Carovana S.M.I. da Cagliari, dove risiede e opera, aveva portato un’azione di danza urbana intitolata Palm Fiction, all’interno della rassegna nazionale Movimenti Urbani.

L’azione con una serie di micro performance puntava il dito proprio sulla modificazione violenta dei paesaggi urbani e umani, prendendo come esempio la mortificazione delle palme, nostre compagne di vita e di strada. È stata un’azione performativa e dimostrativa in transito tra Sassari Cagliari e Palermo. È in atto un vero e proprio palmicidio, una danza macabra e violenta che non sembra avere fine. Chi ci guadagna da questa peste diffusa sono solo le ditte che si occupano a caro prezzo dell’asportazione e dell’incenerimento delle palme. Tutti fanno finta di nulla, a parte l’uomo palmologo che vive in simbiosi con le palme impestate del Grande Raccordo Anulare.

Film che c’è vita, c’è speranza… ma non per le palme. La polpa di palme è tenera e succulenta e il punteruolo rosso ne è ghiotto. Del resto noi stessi i cuori di palma li uniamo alle insalate. La progressiva strage delle palme da sud a nord, rappresenta un altro fallimento della contemporaneità italiana, peninsulare e insulare.

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