Alessandro Bosco

In un bel saggio pubblicato il 28 ottobre del 2009 sul sito di «Nazione Indiana» (e precedentemente apparso con qualche variante nel volume, curato da Sandro Bianconi, Enrico Filippini, le neoavanguardie, il tedesco, Salvioni, 2009, pp. 25-39), Michele Sisto ha molto ben ricostruito il «mutamento strutturale» che a cavallo tra la fine degli cinquanta e i primi anni sessanta sconvolge il «campo letterario italiano» soprattutto attraverso «la comparsa in grande stile di un uso “militante” delle traduzioni, inteso a promuovere una determinata visione della letteratura». Che di quest’operazione di apertura, di svecchiamento e di sprovincializzazione della cultura italiana Filippini sia stato uno dei maggiori artefici è fuor di dubbio, e il caso di Johnson è certo uno dei capitoli più paradigmatici per illustrare il modo in cui si configura quest’atteggiamento che giustamente Sisto, proprio in relazione a Filippini, definisce «militante».

Quando nell’ottobre del 1961 esce la traduzione italiana delle Mutmassungen über Jakob, infatti, Filippini, nella doppia veste di traduttore e redattore editoriale, organizza in novembre una presentazione del libro, ma soprattutto dell’autore, al Circolo Turati di Milano in cui oltre a Johnson e lo stesso Filippini intervengono Giangiacomo Feltrinelli, Hermann Kesten, Domenico Porzio (che avrebbe riferito della serata sul settimanale «Oggi»), Aloisio Rendi e Giorgio Zampa (che tre giorni prima dell’incontro aveva recensito il romanzo sul «Corriere della sera»).

La serata rimane negli annali per l’accesa polemica politico-letteraria a cui diede adito un articolo dello stesso Kesten, che in un resoconto dell’incontro milanese apparso sulla «Abendzeitung» di Monaco il 21 novembre 1961 aveva accusato Johnson di aver «parlato con disprezzo della morale», di aver insistito sull’«assoluta non politicità» dei propri romanzi, di aver giustificato, ritenendola «ragionevole» e «necessaria», la costruzione del muro di Berlino e, infine, di aver calunniato Brecht descrivendolo come un vile e amorale «cacciatore di successi» nonché «docile vittima e strumento di Ulbricht», affermazione che avrebbe, sempre secondo Kesten, suscitato definitivamente lo sconcerto del pubblico milanese.

Il 26, dopo che il giorno prima il quotidiano amburghese «Die Welt» aveva ristampato il resoconto di Kesten, Filippini redige una veemente presa di posizione, ma l’1 dicembre la «Abendzeitung» pubblica invece una lettera di rettifica firmata da Giangiacomo Feltrinelli. Finalmente il 5 dicembre, in una conferenza stampa indetta dall’editore Suhrkamp, la ricostruzione di Kesten viene definitivamente e clamorosamente smentita dalla registrazione magnetofonica della serata, poi ripresa in trascrizioni parziali dai maggiori quotidiani tedeschi. Lo stesso Johnson ha puntigliosamente narrato la vicenda, citando vari documenti, in Begleitumstände (Suhrkamp, 1980), pp. 206-51. (Per una ricostruzione bibliografica del dibattito - che proseguì ancora per mesi trovando una larga eco su numerosi periodici tedeschi, italiani e francesi - si veda inoltre l’informatissima Uwe Johnson-Bibliographie di Nicolai Riedel).

Nello stesso mese di novembre, mentre trascorre un soggiorno di studio a Parigi, Filippini inizia a prendere appunti per un lungo articolo sulle Mutmassungen che sarebbe apparso l’anno successivo con l’eloquente titolo di Guida alle «Congetture su Jakob» sul terzo fascicolo dei «Quaderni milanesi» (primavera 1962, pp. 116-27) insieme ad un’anticipazione della traduzione del secondo romanzo di Johnson, Il terzo libro su Achim (alle pp. 102-15), a cui Filippini aveva nel frattempo iniziato a lavorare. All’uscita del Terzo libro, sempre per Feltrinelli nel 1963, Filippini pubblica sul «Verri» (n. 9, agosto 1963, pp. 104-6) una lunga recensione in cui definisce la scrittura di Johnson una «narrazione negativa» intesa come «tentativo di circoscrizione dell’assurdità, rivestita da ovvietà, che in “un” certo modo manovra il gestire ideologico, verbale, morale, somatico delle persone nello smascheramento, coi suoi propri mezzi, della ideologia», associandola in tal modo al discorso neoavanguardistico che avrebbe di lì a poco trovato la propria piattaforma di approfondimento nel Gruppo 63.

L’anno dopo, finito sin dal ‘61 nel raggio delle lunghe antenne di Vittorini, Johnson pubblica, sempre nella traduzione di Filippini, un saggio intitolato Un vocabolo tedesco scritto per il progetto, poi fallito, della rivista internazionale «Gulliver» il cui ipotetico primo numero uscì come «Menabò» 7 nel marzo del 1964 (pp. 111-21). Infine, sempre sul «Menabò», in un numero curato da Hans Magnus Enzensberger, appare la traduzione filippiniana di un altro saggio di Johnson, La sopraelevata berlinese (n. 9, luglio 1966, pp. 249-64) originariamente pubblicato col titolo Berliner Stadtbahn sul «Merkur», n. 162, 1961, pp. 721-33.

L’intervista con Johnson che pubblichiamo qui sopra, e che viene provvisoriamente a completare il quadro della produzione di Filippini intorno allo scrittore tedesco, fu realizzata nel 1961 in occasione dell’uscita della traduzione italiana delle Congetture su Jakob. La datazione, desumibile dai rinvii testuali, è l’unico indizio bibliografico certo, mentre lo spoglio di numerose riviste dell’epoca così come dei repertori bibliografici, nonché i sondaggi presso l’Uwe Johnson-Archiv di Rostock non hanno fino ad oggi permesso di individuare l’eventuale sede di pubblicazione di questo testo. La trascrizione si basa quindi sul dattiloscritto (non datato) dell’intervista che il fondo Filippini della Biblioteca Cantonale di Locarno conserva in una prima versione tedesca (che reca interventi autografi dello stesso Johnson) e in una successiva traduzione italiana che, rispetto alla redazione in tedesco, risulta più elaborata nei passi filippiniani. L’intervista viene qui riprodotta per gentile concessione degli eredi di Enrico Filippini e della Peter Suhrkamp-Stiftung.

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2 Risposte a Nota all’intervista

  1. […] Bosco, curatore per Castelvecchi di una raccolta delle opere di Filippini, ha ritrovato tra le sue carte d'archivio. L'intervista è ora pubblicata su Alfabeta2 insieme ad altri materiali […]

  2. […] redattore editoriale, divulgatore mediatico, conferenziere e critico letterario (per cui cfr. Bosco 2014), è certo emblematico in questo senso. Meno noto, ma non meno interessante, è forse il caso di […]

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