Andrea Cortellessa

Rappresenta un piccolo, grande avvenimento editoriale l’uscita presso L’orma del terzo volume dell’opus magnum di Uwe Johnson, la tetralogia intitolata I giorni e gli anni (Jahrestage, uscita originariamente nel ’70, ’71, ’73 e ’83) la cui traduzione – opera pressoché sacrificale di Nicola Pasqualetti e Delia Angiolini – intraprese Feltrinelli, nella collana ammiraglia delle «Comete», nel 2002. Del resto proprio l’opera e persino la fisiognomica silhouette di Johnson (quella stessa che anche Franco Cordelli ha ipostatizzato, nel ’96, nell’«eroica» copertina del suo saggio La democrazia magica) erano stati quasi una bandiera, per la straordinaria ventura editoriale di Feltrinelli in quegli irripetibili primi anni Sessanta. Ma le cose nel frattempo, si sa, sono cambiate – e quanto.

Dopo la pubblicazione del secondo volume, nel 2005, quell’edizione si arenò; sicché ci sono volute la passione e lo sprezzo del pericolo degli amici dell’Orma per riavviare questo vero e proprio servizio pubblico editoriale (che continuerà prossimamente con la pubblicazione del quarto e ultimo pannello e la riedizione dei primi due, da tempo ormai introvabili). Per quel che valga una testimonianza personale, fu proprio parlandomi del progetto Johnson, qualche anno fa ormai, che Marco Federici Solari e Lorenzo Flabbi mi convinsero che quella dell’Orma fosse una storia cui si doveva dare tutto l’appoggio possibile.

Chi in quei roaring Sixties «marcava a uomo» Johnson era Enrico Filippini: parte integrante – insieme a Valerio Riva e a Nanni Balestrini – del pacchetto di mischia redazionale della Feltrinelli. Fra le sue mille traduzioni di allora Filippini realizzò in prima persona, fra l’altro, anche quella dei primi due libri di Johnson editi in Italia (Congetture su Jakob, nel ’61; seguito da Il terzo libro su Achim, 1963: altri due oggetti, ahimè, da modernariato bibliografico). La fotografia che ritrae insieme autore, editore e redattore – come un’impresa araldica di un modo di fare libri quanto mai inattuale – e l’intervista inedita realizzata allora, a Johnson, da Filippini sono state rintracciate nell’archivio di Locarno, che ne conserva le carte, dal bravissimo Alessandro Bosco, recente curatore della nuova edizione dei testi teatrali e narrativi di Filippini, L’ultimo viaggio (Feltrinelli; ne abbiamo presentato un’anticipazione sul numero 32 di alfabeta2) e di un’ampia raccolta di sue collaborazioni – le straordinarie interviste, appunto – a «la Repubblica» (Frammenti di una conversazione interrotta, Castelvecchi).

Mentre Stefano Gallerani ricostruisce la portata, la campata architettonica dell’ultimo grande progetto narrativo di Johnson, morto ad appena cinquant’anni nel 1984: giusto l’anno dopo aver portato a termine l’ultimo episodio di Jahrestage. Attraverso la figura tormentosa di Gesine Cresspahl aveva saputo far tralucere, Johnson, la storia oscura e tragica di un continente. Ne stava cominciando, allora, un’altra. Senz’altro meno tragica; forse non meno oscura. La nostra.

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2 Risposte a Congetture su Uwe

  1. […] [Nel 1961 Feltrinelli pubblica Congetture su Jakob di Uwe Johnson nella traduzione di Enrico Filippini, allora editor per la letteratura straniera della casa editrice milanese. Per l'occasione Filippini pubblica sulla rivista Quaderni milanesi una Guida alle Congetture su Jakob e realizza un'intervista a Johnson che Alessandro Bosco, curatore per Castelvecchi di una raccolta delle opere di Filippini, ha ritrovato tra le sue carte d'archivio. L'intervista è ora pubblicata su Alfabeta2 insieme ad altri materiali johnsoniani. M.S.] […]

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