Andrea Fumagalli

Siamo in un momento di stallo. Con l'avvento del sistema di produzione capitalista, la moneta diventa espressione del capitale e del rapporto sociale di sfruttamento del lavoro. Con il passaggio dal capitalismo taylorista-fordista al bio-capitalismo cognitivo finanziarizzato, la funzione principale della moneta si modifica. La funzione di credito, tipica di un sistema D-M-D' (economia monetaria di produzione), dove l'attività di investimento nella produzione di beni richiede una anticipazione monetaria e l'indebitamento degli attori economici (siano essi imprese private o lo Stato), lascia sempre più spazio alla moneta- finanza (economia finanziaria di produzione). La moneta finanza, non a caso, coincide con la dematerializzazione totale di denaro, essendo pura moneta-segno.

È importante sottolineare che tale passaggio dalla moneta-credito alla moneta-finanza implica un cambio di governance monetaria: la prima veniva e viene tuttora emessa sotto il controllo delle istituzioni monetarie (banche centrali), mentre la seconda, invece, dipende dalle dinamiche del mercato finanziario. Fino alla crisi del fordismo, infatti, l'istituzione della Banca Centrale aveva il compito di esercitare un controllo diretto e preciso sulla quantità di moneta (M1) emessa dalle zecche nazionali (fiat money). Ma oltre il 90% della massa monetaria è ora fornito da banche private e investitori finanziari, sotto forma di prestiti o attività speculative, sulla cui quota la Banca centrale ha solo un controllo molto indiretto. Ciò significa che, nonostante la Banca centrale possa unilateralmente e autonomamente fissare i tassi di interesse e di imporre riserve obbligatorie alle banche, la quantità di denaro in circolazione è meno controllabile dalla stessa Banca Centrale.

In un sistema capitalistico che si basa su una economia finanziaria di produzione, la quantità di moneta è endogeneamente determinata dal livello di attività economica e dall'evoluzione delle convenzioni finanziarie (in termini keynesiani) che governano il mercato finanziario internazionale. La Banca centrale può solo cercare di aumentare o diminuire l'offerta di moneta in circolazione, ma niente di più, inseguendo e assecondando le dinamiche degli stessi indici finanziari. Questa possibilità viene ora ulteriormente ridotta dal nuovo ruolo svolto dai mercati finanziari nel processo di finanziamento dell’attività di investimento, tramite le plusvalenze e la creazione di titoli altamente liquidi (definiti near money, quasi moneta) .

Ne consegue paradossalmente che i poteri discrezionali delle Banche centrali sono tanto più ridotti quanto più esse stesse sono diventati istituzioni politicamente indipendenti. Come conseguenza, i poteri di controllo e vigilanza della Banca centrale sul settore bancario e, attraverso la variazione dei tassi di interesse, sull'intero sistema economico sono sempre più funzionali alle dinamiche in atto nei mercati finanziari e sempre più dipendenti dalle oligarchie che li dominano.

Ciò significa che, nel bio-capitalismo cognitivo, la moneta e la determinazione del suo valore non sono più sotto il controllo della Banca centrale. Nel momento stesso in cui la moneta è puro segno sfugge a qualsiasi controllo pubblico, perdendo lo status di "bene di controllo pubblico". Il suo valore è determinato di volta in volta dall’operare delle attività speculative sui mercati finanziari. Le sue funzioni di mezzi di pagamento e unità di conto (misura del valore ), così come di riserva di valore e dei mezzi di finanziamento della accumulazione /sviluppo, diventano fuori controllo. Nel momento in cui la sua quantità e la modalità di circolazione sono determinati dalle convenzioni che dominano mercati finanziari sempre più concentrati, la moneta diviene ostaggio delle aspettative che l'oligarchia (o meglio, la dittatura dell'oligarchia ) dei mercati finanziari è in grado di esercitare.

Oggi, possiamo dire che la creazione di moneta finanza è l'espressione (distorta) del comunismo libertario del capitale. Lo conferma la dipendenza della politica monetaria dalle dinamiche finanziarie. La moneta diventa espressione del bio-potere finanziario, esito dell'espropriazione del comune, come nuova forma di sfruttamento del lavoro nel bio-capitalismo cognitivo. In questo contesto, tuttavia, si possono aprire spazi nuovi e inesplorati. Non è più possibile agire una “resistenza”: il biopotere dell’oligarchia finanziaria è, al riguardo, troppo forte per pensare a qualche politica di controllo e di riforma degli stessi mercati finanziari in senso più equo. Ma vi è la possibilità e lo spazio per agire forme di esodo all’interno di questo stesso sistema.

Un esodo, si badi bene, che non è fuga verso un “altrove” che non c’è, ma realistica praxis dell’eccedenza presente: forma di contropotere finanziario. Proprio perché la moneta è puro segno, non più soggetta ad un monopolio di emissione (se non per la parte cartacea, una parte irrisoria della liquidità circolante) e quindi non più controllabile dalle istituzioni monetarie oggi esistenti (siano essi Fmi o le varie Banche Centrali, dalla Federal Reserve, alla Bce, alla Bank of China), oggi, la tecnologia ci permette di creare denaro in forma digitale. Una creazione autonoma di moneta che, se indirizzata a incidere sul rapporto di sfruttamento capitale – lavoro, può essere funzionale a creare le premesse per pensare un processo di produzione e di valorizzazione a misura dell’essere umano, antagonista alla mercificazione della vita che oggi impera da Est a Ovest.

Esistono già sperimentazioni di “moneta autonoma”, dalle monete complementari alle cripto-monete (Bitcoin, Litecoin, Freecoin…). Esse però svolgono ancora solo la funzione di mezzo di pagamento e unità di conto: sono funzionali, cioè, all’attività di puro scambio. E, poiché sono prodotte in regime di scarsità, possono essere soggette a attività speculative (come è successo con il Bitcoin) e quindi svolgere la funzione di riserva di valore, per speculare al rialzo sul rapporto di cambio con le monete tradizionali (dollaro, in primis). Da questo punto di vista, vengono “sussunte” nella logica del biopotere finanziario.

Ma se vogliamo creare un’”Autonomia monetaria”, essa deve coniugarsi con un' “Autonomia precaria e di vita”, se è vero che oggi la condizione precaria, strutturale, esistenziale, generalizzata, moderna forma del rapporto di sfruttamento “capitale-lavoro”, è la modalità su cui si fonda il processo di espropriazione della cooperazione sociale e di creazione di ricchezza. Ecco allora che una moneta alternativa, per definirsi tale, deve in primo luogo essere strumento di remunerazione di quella vita produttiva e di quell’attività lavorativa che oggi viene costantemente svalorizzata: deve essere dunque strumento monetario per finanziare il salario minimo, un reddito di base incondizionato, l’accesso (libero e gratuito) ai servizi sociali di base per tutte/i, a prescindere dallo status giuridico di cittadinanza. Non solo mezzo di pagamento, ma strumento di autodeterminazione della propria vita e di libertà di scelta del lavoro.

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26 Risposte a Moneta e crisi

  1. Laura Fiocco ha detto:

    Andrea, due problemi:
    – Con il capitalismo la moneta non “diventa espressione del capitale”, bensì “diventa capitale”;
    – In D-M-D’ non è vero che “l’attività di investimento nella produzione di beni richiede una anticipazione monetaria e l’indebitamento degli attori economici (siano essi imprese private o lo Stato)”.
    A livello della riproduzione il D è plusvalore accumulato, è prodotto dal lavoro passato. Basta leggere il cap.XXI del primo libro del Capitale (se non il secondo libro).
    Ho cercato di capire da dove vi salta fuori sta idea, ma non sono riuscita a capirlo. Sicuramente non da Marx a cui lo schema
    D-M-D’ si riferisce.
    E qui resta la questione se sia possibile separare (concettualmente e fattualmente) la moneta come mezzo di scambio dalla sua specificità capitalistica, cioè dal suo essere capitale e, in quanto tale, dall’essere un rapporto sociale.

  2. Jean paul ha detto:

    Laura, credo che Andrea faccia riferimento alla teoria del circuito monetario

    • Laura Fiocco ha detto:

      Questo l’ho capito, quello che non riesco a capire è come si faccia a sostenerlo. Se in termini monetari è evidente che ci possano essere e ci siano degli scarti spazio-temporali tra la realizzazione del plusvalore e i nuovi investimenti (e le crisi ne sono la manifestazione) nonchè tra le singole imprese e i loro bisogni di investimento resta il fatto che il capitale D di ogni inizio non può essere se non il prodotto del lavoro passato, materialmente sotto forma di mezzi di produzione e di mezzi di sussistenza (consumati in futuro) e in termini di valore il D’ del ciclo precedente.
      Non vedo niente di misterioso in tutto ciò.
      Invece, l’assunto che gli investimenti siano in deficit, sempre e comunque, separa il presente dal passato negando il nesso sociale tra i produttori e gli espropriatori e, con esso, la natura coercitiva del rapporto di lavoro salariato. Insomma nega il Denaro come capitale e il capitale come rapporto di dominio e sfruttamento.
      Tutti nella stessa barca: poveri lavoratori e poveri imprenditori, bisogna abbassare le tasse a tutte e due le parti.

  3. Laura Fiocco ha detto:

    Perchè non riesco a leggere gli altri commenti e le risposte?

  4. Paolo Biffis ha detto:

    Supponendo che la moneta (M) sia il debito di alcuni ben precisi emittenti (b. comm. e b. centrali) e semplificando al max, M1 è il mezzo di pagamento, mentre M3 è un insieme di strumenti finanziari. Mi pare poi che il `fiat’ sia attività propria dei medesimi emittenti: prestano `dal nulla’ potere d’acquisto a proprio rischio e sulla base del loro patrimonio: tali fidi, una volta utilizzati, diventano prestiti (o esposizioni) che, o sono istantaneamente depositi o non sono prestiti ma restano solo fidi. Mi pare così che le b. comm. intercettino il circuito dei pagamenti. Mi pare che questa descrizione, se regge, sia proponibile sia per il capitalismo `fordista’ sia per quello ´post fordista’, cioè M è sempre un `segno’ indipendentemente dal supporto per trasferirla: oro, oro coniato, carta, bit. M, cmq, è e resta una convenzione macroeconomica che consente ad un ordinamento di funzionare secondo le aspettative di una qualche `oligarchia’.

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