Augusto Illuminati

Lucrezianamente ormai immune dai disastri berlinguerian-gelminiani dell’italica Università, suave, sarebbe, e terra magnum alterius spectare laborem, ma un residuo senso civico mi induce a riflettere sulle polemiche scatenate dalla pressoché compiuta conclusione della prima tornata di idoneità di prima e seconda fascia, alias Abilitazione Scientifica Nazionale.

Trattandosi infatti di formulare giudizi complessivi di ammissibilità ai ruoli di ordinario e associato (bizzarra tipologia, non presente in natura e neppure nella cultura, in cui esiste solo attitudine o meno alla funzione docente) piuttosto che di distribuire un numero circoscritto di posti retribuiti, per cui serviranno ulteriori concorsi di sede, è chiaro che questo è il campo di un trionfo assoluto del principio di valutazione in sé, non della necessità di scegliere uno a spese di altri per vincoli di organico e di bilancio.

Al di là, dunque, delle recriminazioni individuali sugli esiti dell’abilitazione e sulle clamorose discrepanze fra i criteri adottati nei vari settori, vorrei soffermarmi sulle contraddizioni della prima applicazione di massa della valutazione alle carriere docenti, che fa seguito alle già controverse incursioni nel finanziamento della ricerca e dei dipartimenti. La logica neoliberista e “post-democratica” ha il suo punto discriminante non in un generico riferimento al mercato o al laissez-faire, ma nell’imposizione dall’alto e con l’ausilio di tutti gli strumenti tecno-burocratici del principio di concorrenza, anche in settori non proprio coincidenti con l’economia, per esempio nella pubblica amministrazione, nella formazione e nella ricerca.

La diseguaglianza viene assunta a regola certificata e presunta propulsiva e, beninteso, ritrovata accresciuta al termine dei processi devastanti che smantellano gli assetti precedenti. Non rievoco qui gli svariati misfatti compiuti da INVALSI e ANVUR nelle aree educative di loro competenza e mi attengo alle metodologie valutative su chi è già in organico, neppure ai criteri di assunzione, chiaramente assenti in tempi di tagli selvaggi e turnover negativo.

Se Brunetta, ben presto strozzato dalla resistenza sindacale e dalla vischiosità dell’apparato, pretendeva di distribuire le note di qualifica e gli incentivi selezionando meccanicamente una quota di meritevoli a spese degli altri, il MIUR distribuisce le idoneità – le promesse di accesso a un organico in via di riduzione – in modo tale che ci sia una quota minoritaria di eletti (il Ministero aveva raccomandato di soppiatto non più del 40%) e una massa di “segati”, indipendentemente o in misura spropositata rispetto alla qualità effettiva del corpo docente. Importante è che i suoi membri siano in concorrenza fra di loro, che considerino la formulazione del proprio CV, la produzione delle pubblicazioni sulle riviste “giuste” e l’acquisizione di crediti organizzativi quali momenti della loro auto-imprenditorialità culturale.

Di più: se nell’ideologia BDSM della società del rischio e della competizione il lavoro è sempre sottoposto all’imperativo della formazione permanente e al connesso ricatto del fallimento per inferiorità o per pigrizia, il debito-colpa deve essere immesso con priorità assoluta nella formazione e selezione dei formatori. Università e scuola siano la fucina dei meccanismi di valutazione e autovalutazione per ogni ramo lavorativo standard e anomalo, riciclo degli espulsi compreso. Quindi, non ci si lamenti che i ricercatori siano trattati come i postelegrafonici, perché devono esserne l’archetipo platonico.

Però... «per fortuna o purtroppo» siamo italiani e allora i più diabolici dispositivi dell’efficientismo meritocratico anglo-sassone devono essere calati nel gesso delle consuetudini nostrane, del burocratese azzeccagarbugli e delle tradizioni accademiche da secoli impiegate per tutelare clientele e parentele. Così il 90% delle esclusioni adottate – almeno nell’area umanistica che mi sono andato a guardare per competenza – per profilare il merito quale scarto dalla media (anzi dalle famigerate “mediane”) è stato motivato con la non pertinenza al settore scientifico disciplinare, un trucco vetusto con cui si rimandava l’incauto concorrente da ponzio a pilato fra storia della filosofia e filosofia politica, filosofia teoretica e filosofia morale – tanto per buttar giù qualche esempio a caso.

Quanto nel mondo era grande – in perversione – viene qui rimpicciolito a misura di procedure (maxi)concorsuali e di meschino intrigo familistico o di cordata. Tutto svanisce in una ridda di pdf non allegati, riviste di classe A e B, troppi autori considerati o troppo pochi autori, proiezione internazionale scarsa o vivace e vivi auspici per il futuro del non idoneo – altri commissari, cazzi loro. Ho grandi dubbi che, perfino nell’angustia del definanziamento universitario, non sia possibile escogitare qualcosa di meglio per cooptare forze nuove nel sistema. Prima che le risucchino all’estero.

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15 Risposte a Idoneità

  1. Alessandro Pandolfi ha detto:

    Micro pamphlet esemplare che utilizzo immediatamente come materiale didattico per dottorandi ad uso profilattico
    Grazie Augusto

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