Michele Emmer

“Ho trovato in filosofia un metodo per realizzare in tutte le scienze, mediante l’Ars Combinatoria, ciò che Cartesio ed altri hanno fatto in aritmetica e in geometria mediante l’algebra e l’analisi, cioè un mezzo concreto, percepibile con i sensi che serva di guida alla mente. Senza di esse la nostra mente non potrebbe percorrere alcun cammino senza fuorviarsi.” G. W. Leibniz.

Naturalmente il sogno di Leibniz ha tanti precursori. Tra gli altri Raimondo Lullo e Giordano Bruno; il problema della logica combinatoria, come hanno messo in luce tra gli altri Paolo Rossi e Frances Yates era legato all’arte della memoria. Rossi in Clavis Universalis così scrive a proposito di Lullo: “La scomposizione dei concetti composti in nozioni semplici e riducibili, l’impiego di lettere e di simboli per indicare nozioni semplici, la meccanizzazione delle combinazioni tra i concetti operata per mezzo delle figure mobili; l’idea stessa di un linguaggio artificiale e perfetto è quella di una specie di meccanismo concettuale che si presenta una volta realizzato come assolutamente indipendente dal soggetto umano; questi ed altri caratteri dell’Ars Combinatoria, hanno fatto sì che gli storici abbiano considerato la combinatoria alle origine della moderna logica formale.”

Nel 1974 alla galleria dell’Obelisco si apre una mostra intitolata De Mathematica. Curatori Filiberto Menna e il matematico Bruno D’Amore. Tra gli artisti che hanno opere in mostra figurano Mondrian, Max Bill, Aldo Spinelli, Laura Grisi, Sol Lewitt, James Leong, Pierluigi Vannozzi, Dan Graham, Francois Morellet, Victor Vasarely, Enzo Mari, Julio Le Parc.

“L’incontro dell’arte con la matematica e, più in generale con la logica, deriva dal fatto che l’artista avverte la necessità di spostare la propria operazione da un piano immediatamente espressivo a un piano di riflessione critica sui propri strumenti, ed assume di fatto un atteggiamento metalinguistico dal momento che egli porta avanti simultaneamente una doppia operazione, quella del fare l’arte e del fare un discorso sull’arte. Nella pratica dell’arte, l’abbandono di un uso corrente dei termini e il passaggio a un uso sistematico e scientifico di essi, vuol dire tentare la via della formalizzazione, assumendo come fondamentale punto di riferimento il pensiero logico-matematico.”

Una sezione della mostra era dedicata all’Ars Combinatoria: “Sia Leibniz che altri matematici misero sopratutto in evidenza due aspetti fondamentali in tale disciplina… La logica proposizionale moderna tende a sfruttare essenzialmente caratteri combinatori. Ciò ha costituito motivo di interesse per numerosi procedimenti artistici: in genere, l’assunzione di tale fondamento da parte degli artisti moderni oscilla continuamente tra un'adozione di principi della combinatoria intesa in senso strettamente ontologico e, al contrario, una adozione su fondamenti propriamente convenzionalistici.” Tra i primi nomi di artisti citati Mondrian che “tende a porre le basi (e in questo sembra realizzare il grande sogno leibniziano) di un linguaggio universale dell’arte, muovendo da segni invarianti e istaurando delle regole di combinazione di questi elementi base.

Riccardo Licata, Senza titolo (1999) © Venezia Viva

Riccardo Licata, Senza titolo (1999) © Venezia Viva

Nel 2007 Balestrini ha scritto, riprendendo il romanzo Tristano del 1966: “Un testo narrativo aveva il vantaggio di poter avere come prodotto finale un oggetto fisico, un libro, che nelle sue varianti si sarebbe potuto produrre in un grandissimo numero di esemplari, tutti sensibilmente diversi tra di loro, risultanti dalle diverse combinazioni di elementi verbali che il calcolatore volta per volta avrebbe ottenuto seguendo il programma prestabilito.” Dal romanzo multiplo Tristano è nato il film Tristanoil che Manuela Gandini definisce “un melting pot evenemenziale apocalittico autogenerativo”. Il film è ottenuto tramite un computer che riassembla, in sequenze di 10 minuti, 150 video clip in modo che ogni sequenza sia differente dall’altra: dai disastri ecologici comentati dalla CNN, alle guerre, agli incendi delle raffinerie, alle disacriche, al mondo dei telefilm della serie Dallas. Sulle immagini è sovrapposto un flusso dorato di petrolio che le rende simili, omologandole. In un gioco combinatorio infinito.

Riccardo Licata era arrivato a Venezia nel secondo dopoguerra per studiare all’Accademia di Belle Arti. È il momento della contrapposizione tra la nuova astrazione (Vedova, Santomaso, Turcato) e il realismo. È il momento, nel 1948, della mostra della collezione di Peggy Guggenheim alla Biennale di Venezia, con i grandi capolavori delle avanguardie del XX secolo. Già dal 1952 Licata espone alla Biennale. Inventa quelle che lui stesso chiamerà lettere immaginarie, una scrittura grafico-pittorica che trae ispirazione dal linguaggio musicale. Un alfabeto per costruire una lingua universale dell’arte, con un numero infinito di variazioni dettate solo dalla sua grande capacità di immaginare. Era un genio della grafica Licata, uno sperimentatore animato sempre da un grandissimo entusiasmo, da un candore nell’approccio ai nuovi materiali, che lo rendeva eternamente giovane.

Ha vissuto tra Venezia e Parigi, dove insegnava tra l’altro mosaico all’Ecole des Beaux Arts, successore del futurista Gino Severini. A Venezia il suo luogo di creazione era il Centro Internazionale della Grafica dietro il teatro della Fenice, con l’aiuto e il consiglio sapiente di Lilli Sene per la stampa delle sue idee visive. Ha scritto il grande matematico Ennio De Giorgi: “Io penso che all’origine della creatività in tutti i campi ci sia quella che chiamo la capacità o la disponibilità di sognare; a immaginare mondi diversi, a cercare di combinarle nella propria immaginazione in vario modo. Si unisce a questo la capacità di comunicare i propri sogni e una comunicazione non ambigua richiede la conoscenza del linguaggio.”

Licata conosceva il segreto di sognare e di comunicare i propri sogni con una scrittura artistica unica ed inimitabile, a cui univa una capacità creativa praticamente inesauribile. Era perennemente in ascolto del mondo e tutto quello che lo colpiva rientrava nel suo universo simbolico-concreto.

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2 Risposte a Ars combinatoria: da Leibniz a Licata

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