Franco La Cecla

Nel numero del 17 Febbraio del New Yorker c'è un articolo di 14 pagine su Amazon. Un attacco ben mirato e documentatissimo al colosso delle vendite online e al suo comportamento nei confronti dell'editoria e degli autori. Ne vien fuori un ritratto spietato. Sull'onda della democrazia dei libri e dei diritti dei consumatori, Amazon ha monopolizzato un settore di cui per altro le interessa ben poco, visto che fa i suoi maggiori profitti in altri prodotti dai pannolini agli accessori per la casa alle macchine fotografiche e quasi tutto si può trovare in un grande magazzino.

Nonostante la minima percentuale dei profitti in libri la sua strategia è stata quella di strangolare con condizioni capestro grandi e piccoli editori, di ridurre alla fame e alla chiusura migliaia di librerie, e di abbassare il compenso generale degli autori a una miseranda propina. In più l'algoritmo di Amazon ha sostituito ai critici e agli esperti di libri semplici maccanismi di marketing,fino a ridurre il libro a un prodotto come i pannolini. Nessun problema di contenuto. Perfino qualdo ha cercato di sostituirsi agli editori diventando editore, Amazon ha prodotto libri di scarsissimo contenuto culturale e per altro fallimentari nelle vendite.

Nell'articolo questa strategia è testimoniata da moltisime dichiarazioni ufficiali da parte dei dirigenti di Amazon, nelle quali dicono di voler spazzare via gli editori e le loro logiche antiquate. Ovviamente per il bene dei cittadini e dei consumatori. La stessa solfa di Google che ha distrutto l'industria musicale e portato alla fame centinaia di migliaia di musicisti con la scusa dell'open source e dell'accesso libero alla musica. iTunes non è stato da meno.

Il risultato è che nel populismo e nell'anarchismo capitalista dei nerd che dirigono i social network, essi si comportano come agenti di una dogana che fa il pizzo su contenuti prodotti da altri. Facendo finta di fare un favore alla democrazia. Come se la democrazia non fosse invece permettere di sopravvivere agli artisti, ai musicisti e agli scrittori, ai librai, a quelli che fanno cd, alle orchestre. Ai creativi e in genere a coloro che la cultura la producono e non la riciclano solamente. È interessante che dal centro dell'impero finalmente arrivi lo svelamento della vera natura di alcuni social network.

 

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29 Risposte a Amazon, un altro grande errore a sinistra?

  1. fabrizio venerandi ha detto:

    Al di là di alcuni refusi (‘culturale’, e la piattaforma di apple si chiama iTunes), non capisco la chiusa: “È interessante che dal centro dell’impero finalmente arrivi lo svelamento della vera natura di alcuni social network”. Cioé Amazon sarebbe un social network?

  2. M. ha detto:

    La Cecla, Franco.

    45 risultati su amazon.it (Italia);
    46 su amazon.com (USA);
    46 su amazon.co.uk (UK);
    15 su amazon.fr (Francia);
    8 su amazon.de (Germania);
    3 su amazon.co.jp (Giappone).

    Totale: 163 schede/pagine in 5 lingue che ci dicono tutto quello che serve su titolo, autore, editore, caratteristiche del libro, prezzo (spesso scontato), recensione (a volte estratta dal libro, a volte compilata da un lettore), e titoli correlati tematicamente. Oltre a consentirci di avere uno o più di quei titoli in mano in pochi giorni con spese di spedizione zero (sopra un minimo di spesa). E se quel titolo non è presente nel catalogo amazon, oppure se si preferisce pagarlo qualche euro in più, ci sono dei librai affiliati che lo vendono (sempre attraverso il sistema amazon).

    Il mostro amazon sembra trattare bene tutti, inclusi i suoi detrattori.
    E questo non è democratico?

  3. Lorena Melis ha detto:

    i grandi colossi comprano anche l’onestà o almeno così fan credere..Ma il sistema imploderà poiché l’inganno non sa creare

  4. Alessio Galbiati ha detto:

    è buffo che, sulla colonna di destra dell’articolo in questione, vi siano 6 link a prodotti editoriali venduti da Amazon. No?!

  5. Dino Sani ha detto:

    Mai lette tante fesserie tutte in un unico articolo…
    Opinioni lanciate come fossero fatti, non suffragate di un dato, di una fonte, nulla. Con lo stesso tono e uguale ragione si potrebbe scrivere l’esatto contrario e fare l’apologia di Amazon.
    QUesto è tutto ciò che gli intellettuali non dovrebbero mai fare, ergersi a paladini di qualcosa, che la tecnologia e l’inventiva ha modificato, difendendola ciecamente senza provare, invece, a leggerne le potenzialità e riutilizzarle in un “contenitore” diverso. Peraltro come se prima di Amazon il libro vivesse in un Giardino dell’Eden e non nelle mani dei grandi gruppi (Mondadori e Feltrinelli) legati alla politica…

  6. bernardo.parrella ha detto:

    ahem, da quando in qua Google avrebbe distrutto l’industria musicale? non e’ che ci si confonde con il primo Napster, 1999 (o, forse, piu’ recentemente iTunes, appunto)? e cosa c’entra l’open source? cioe’ il software aperto, condiviso, modificabile, non proprietario (ma non necessariamente gratuito)? e che senso ha fare di tutt’erbe un fascio, con quel livore contro “il populismo e l’anarchismo capitalista dei nerd”? e dove sono i dati o riferimenti per suffragare tutto cio’? oltre ai palesi errori gia’ segnalati da altri nel pezzo… peccato davvero che in italia ancor’oggi firme e testate blasonate, da cui ci si dovrebbe aspettare quantomeno un approccio articolato con fatti, stimoli per un ampio dibattito, pubblichino invece questi sfoghi a testa bassa e controproducenti, che poi spesso vengono rilanciati su FB o twitter solo in base al titolo ad effetto, senza neppure essere letti (cio’ ovviamente senza vole prendere le difese di amazon, dei grossi editori o altri cyber-neo-liberisti)

  7. bernardo.parrella ha detto:

    pero’di certo il fatto che amazon.it sara’ il maggior sponsor del festival del giornalsmo di perugia 2014 va nella direzione del pezzo del new yorker, altro pericoloso tassello nel controllo monopolistico sullo scambio delle idee, IMHO

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