Pedro B. Mendes1

La storia del Brasile è piena di rotture negoziate, di false conciliazioni e di voci messe a tacere. Il consenso violento, forgiato dall’alto, sembra caratterizzare dispute politiche di qualsiasi natura. Tuttavia, a partire da giugno scorso qualcosa si è rotto. Ancora adesso un sonoro boato riecheggia nell’aria.

Invadendo le città, in agguato a ogni angolo, moltiplicandosi a velocità infinite, una placca tettonica si è staccata dal continente uniforme che governava le nostre vite in modo sovrano e ora minaccia la sicurezza dei cittadini perbene, il design creativo della città-impresa, il consenso severo del tutto va bene. Dappertutto è possibile vedere i segni della rivolta: la presenza del battaglione dell’ordine della PM è solo il preannuncio di una città in costruzione. L’ira della moltitudine ha una destinazione sicura: le vetrine rotte delle banche, le telecamere di vigilanza distrutte, i bidoni dell’immondizia in fiamme, le fermate dell’autobus a pezzi.

Ancora portiamo con noi i segni dell’ultima battaglia: gli occhi bruciati dal gas, i corpi doloranti, i suoni vividi del conflitto mischiati alla musica che anima la folla. Ma, soprattutto, la solidarietà di coloro che, fino a poco tempo fa sconosciuti, ora condividono con noi ben più della bottiglia di aceto: poco a poco, stanno permettendo alla lotta per il bene comune della metropoli di fiorire.

Dall’incontro improbabile fra militanti di lunga data, giovani della periferia, autonomi, studenti, artisti, medici di primo soccorso, avvocati attivisti, cittadini comuni e curiosi di tutti gli strati, si è originato un corpo-movimento altamente combattivo e ricco, capace di affrontare il potere e di attaccarlo simultaneamente e coordinatamente in vari punti della catena dei biopoteri che governano la città.

E con ogni gruppo o segmento che contribuisce con quello che ha di più forte, il mostro che ha occupato le strade a partire da giugno dimostra l’agilità e la perspicacia di quelli che sono abituati a guadagnarsi la vita in strada, il coraggio di quelli che portano sul proprio corpo i segni della violenza della polizia, l’ethos di quelli per cui la libertà è possibile solo se strappata alle grinfie del potere, la potenza infinita dei giovani precari collegati in rete, la creatività di quelli che fanno della resistenza la più viva fra le arti. Dimensioni che, insieme, aiutano a formare una moltitudine capace di auto organizzarsi nel momento stesso in cui partecipa alle lotte della metropoli, affermando definitivamente il passaggio di un soggetto politico corporativo a un corpo politico contemporaneamente multiplo e cooperativo: non più un corpo, ma carne!

IMG_6814 - Cópia (2) (640x506)

foto di Katja Schilirò

La Commissione di Inchiesta2 recentemente costituita, come esempio massimo della violenza eccessiva e allo stesso tempo normalizzatrice del potere, rivela l’intenzione di restituire alle ombre dei corridoi di palazzo il gioco politico mascherato da democrazia rappresentativa. Fatta su misura per mettere a tacere gli Amarildo che, più vivi che mai, gridano, ruggiscono e sputano in faccia ai poteri della città, iniziative come questa sono destinate al fallimento, dato che per mantenere inaccessibili certi segreti al potere è chiesto di rivelare costantemente gli accordi – e i mezzi – con cui mantiene la struttura iniqua della città. Così, i militari si assumono il compito di studiare il sistema dei trasporti e presentano leggi la cui unica finalità è intimidire e zittire la lotta (ancora una volta, sempre!); alla polizia è richiesto di selezionare meglio i suoi bersagli e di mostrare sull’asfalto il repertorio spaventoso di metodi che usa quotidianamente per pacificare l’enorme disuguaglianza: metodi biopolitici per selezionare a partire dal colore/razza, origine familiare, indirizzo e reddito.

Quello che diventa sempre più chiaro è il funzionamento ambivalente della democrazia brasiliana, in cui mandati di perquisizione e di arresto diventano l’opportunità perfetta per creare prove, per l'abuso istituzionalizzato del potere e per arresti illegali ingiustificati – e nonostante ciò inappellabili; e quindi la detenzione per accertamenti – residuo della dittatura che è servita e che serve da sfondo alla costituzione del 1988 che di tutto ciò non si è mai riuscita a liberare – che nasconde la possibilità sempre presente dell’esercizio della violenza brutale, della scomparsa e, infine, del mettere a tacere.

La grammatica politica brasiliana, bisogna ammetterlo, funziona ed è sempre funzionata in funzione del suo doppio: un para-stato che opera nell’ombra per produrre le condizioni minime, basiche di governabilità e che permette che uno Stato di diritto fondato sotto l’egida del potere di signori padreterni, di capitani della foresta e del patriarcato funzioni. È il silenzio della pace armata; il grido mortificato di chi paga con la propria vita per l’insolenza di sfidare i poteri schiavisti che sono presenti al punto da diventare invisibili – a tutti gli effetti- agli occhi della normalità democratica3.

Tuttavia, diciamo, da giugno in avanti qualcosa è effettivamente cambiato. I riti di facciata, le negoziazioni d’ufficio e le regole ad hoc fatte su misura per l’espoliazione della nuova imprenditoria 2.0, sono diventate improvvisamente il bersaglio di una moltitudine allo stesso tempo irascibile e lucida che, al grida di “la Coppanon ci sarà!” e “senza tregua!”, lancia raggi di luce sugli quegli spazi della politica nazionale e rappresentativa che prima sembravano inaccessibili agli abitanti della città.

Inaspettata come solo gli incidenti possono essere, una tempesta di proteste ha spazzato Rio de Janeiro e il Brasile rompendo il richiamo all'ordine e sviluppando un dibattito sul futuro della città e del paese nell’ambito di un conflitto aperto e, quindi, indeterminato. L’enormità espressa nelle strade si contrappone alle negoziazioni fatte di bon ton che portano a Parigi e alla nuova città globale con i suoi mega-eventi, tanto milionari e mediatici quanto escludenti. Ora più che mai è necessario andare avanti a scoprire i meccanismi del potere, le sue carte truccate, senza incorrere, tuttavia, nell’errore di lasciarsi coreografare; senza cadere nella tentazione di seguire ciecamente l’itinerario che anche noi stessi tracciamo. È necessario andare avanti attenti e forti.

Può essere che i cambiamenti siano ancora piccoli, “appena” definiti nell’immaginazione delle persone che si trovano nelle strade: quelle linee invisibili che ci organizzano la vita e i corpi; la forma con cui percepiamo le relazioni che intrecciamo nel quotidiano della metropoli. Cambiamenti come questi, però, rientrano nell’ordine degli avvenimenti, non producono sintesi, ma restano come gas che aderisce alla pelle, attivandosi e reagendo, producendo trasformazioni alchemiche e tracciando linee di fuga fino a irrompere nuovamente in forma di nuovi ethos, e costruire nuove relazioni.

Sebbene non si sappia dire con precisione né come né quando, da giugno in avanti qualcosa di sostanziale è cambiato; e qualcosa pieno di vita e ancora senza nome ha invaso definitivamente le strade del Brasile. È impossibile dire ora quale sarà il risultato di tutto ciò, ma una certezza risplende limpida all’orizzonte: la carne della moltitudine, in modo errante, sebbene persistente, ostinato, si è messa in cammino.

 

  1. Pedro B. Mendes fa parte della Rede Universidade Nômade (Rete Università Nomade) e del Coletivo Das Lutas []
  2. CEIV – Commissione Speciale d’Indagine sugli Atti di Vandalismo in Manifestazioni Pubbliche, creata dal governo dello Stato di Rio de Janeiro con il fine di contenere gli atti di vandalismo nelle manifestazioni, ma con poteri ampi affinché possa ingannare i limiti costituzionali relativi al fermo e all'arresto dei manifestanti. []
  3. Il timore di un colpo di stato o conflagrazione di uno stato di eccezione alimentato ad ogni momento da frammenti obsoleti della sinistra, non è coerente con il funzionamento normale della democrazia brasiliana, in cui l’eccezione diventa regola, in cui tutto ciò che eccede lo stato di diritto o si trova ai margini dello Stato o è da esso catturato e mobilizzato per far funzionare la macchina []
Share →

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Il tuo commento dovrà essere approvato prima di apparire.

Iscriviti alle notizie da alfabeta2 e alfapiù

* = campo richiesto!

Archivi