Cecilia Vieira de Melo

In Brasile quest'anno abbiamo scoperto che nel 2012 sono stati assassinati 338 omosessuali– un morto ogni 26 ore e un aumento del 21% rispetto all’anno precedente1 - e 4993 donne sono state violentate solo nello Stato di Rio de Janeiro2. Quest’ultima ricerca è stata fatta basandosi sui registri delle polizie dello Stato e ha rivelato più di 13 stupri dichiarati ogni giorno, un aumento del 23,8% in relazione al 2011. Abbiamo scoperto anche che, su 8 mila donne intervistate, il 99,6% era già stata molestata (verbalmente e/o fisicamente) in luoghi pubblici – per strada, sui mezzi di trasporto pubblici, al lavoro etc. – e che di questo totale, l’81% ha rinunciato a fare qualcosa, come attraversare una strada o andare in un posto di notte, per paura di molestie3.

Ma il 2013 non è segnato solo dalla messa in luce dei colpi che il patriarcato sferra contro tutte e tutti noi. Gli attacchi dei settori parlamentari conservatori contro i diritti di donne, gay e lesbiche in Brasile hanno mobilitato migliaia di persone in manifestazioni che hanno invaso le strade e i social network per chiedere autonomia, libertà sessuale, diritto a un aborto legale, sicuro e gratuito e per ricordare l'impegno costituzionale sulla laicità dello Stato4. La Marcha das Vadias ha convocato la sua parata annuale di corpi ribelli in risposta alle violenze della società patriarcale contro tutto ciò che non è maschio, provocando l’ira e l’insonnia dei guardiani dei genitali adulti altrui5).

Le manifestazioni popolari si sono intensificate a partire dalle giornate di giugno, e le aggressioni sessuali subite dai manifestanti durante l'occupazione del municipio di Belo Horizonte ha riacceso il dibattito sul maschilismo nella sinistra6). La Marcha Mundial das Mulheres ha riunito a San Paolo migliaia di donne solidali nella lotta contro la povertà e la violenza che colpiscono in modo crudele il genere femminile7).

Quasi nello stesso periodo, durante il seminario sulle soggettività e il transfemminismo dell’Universidade Federal do Rio Grande do Norte, un collettivo formato da creature resistenti e turbolente ha occupato uno dei bagni maschili dell’università attirando l’attenzione sul paradigma della normalità di sesso e genere che addomestica i nostri corpi e le nostre menti, e ha lanciato un manifesto politico transfemminista queer che ha portato a discutere sui diritti, desideri e necessità di tutte e tutti noi, normalizzati, insorgenti, transessuali, delinquenti, femministe, prostitute e vandali per una nuova poetico-politica8. L’anno non è ancora finito. E questi sono solo esempi di una lotta che si costruisce giorno per giorno, su più fronti, da parte di un femminismo che in queste lotte elabora molteplici femminismi.

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foto di Katja Schilirò

Femminismi che lottano contro il sistema e il tritacarne capitalista neo-liberale. Che respingono l'impianto sociale e culturale fondato sul binarismo sessuale; che mettono all'indice la pattuglia mediatica dei corpi femminili, controllati, standardizzati, depilati, igienizzati; che rivelano le ideologie d’inferiorità femminile che strisciano al di sotto di discorsi sottili; che denunciano la divisione sessuale del lavoro negli spazi pubblici e privati e le molte violenze teleguidate; che fanno implodere il dualismo moralista che permette alla donna di esistere e appartenere solo come peccatrice o santa, puttana o vergine.

Femminismi, al plurale, con bandiere che s’intersecano, si cuciono e s’istigano, permettendo approcci a partire dai punti di vista delle donne nere, indigene, bianche, povere, prostitute, transgender, cisgender, lesbiche, etero, centrali e periferiche, e permettendo la costruzione e il rafforzamento di discorsi e socialità alternative. Alternative a cosa? A quello che è posto e imposto. Alle istituzioni definite a partire dell’esperienza maschile la cui fisiologia definisce la maggior parte degli sport, le cui biografie definiscono le carriere di successo, il cui servizio militare definisce la cittadinanza, la cui presenza definisce la famiglia, i cui desideri e feticci definiscono la pornografia e via di seguito9.

Il femminismo, nei suoi molteplici aspetti, ha nel suo carattere contro-egemonico la capillarità di cui ha bisogno per diventare terreno d’intersezione con altre lotte sorelle: per l’abitazione, per i diritti indigeni alle terre ancestrali, per la mobilità urbana, per la sicurezza alimentare, anti-manicomiale, contro il razzismo, l’omofobia, la transfobia. Perché l’impegno non è solo quello di far implodere l’androcentrismo, l’etnocentrismo, l’eurocentrismo, ma tutti i prefissi che si propongono di essere «centro» e non prospettiva. In questa impresa, noi che insorgiamo sappiamo che l’egemonia fa di tutto per mantenersi dentro le mura della sua cittadella, emettendo dal suo rifugio sicuro le norme che dobbiamo seguire.

Sappiamo anche che il perpetuarsi di questo dominio comporta lavoro, richiede la ripetizione, l’adeguamento, la creazione e il mantenimento di pratiche discorsive quasi infinite che tentano costantemente di convincerci della necessità di conformità, sottomissione, resa, con pratiche di convincimento che vanno dal bombardamento mediatico alla violenza della polizia.

Ma se l’insorgenza popolare brasiliana ci ha dimostrato qualcosa, se gli espropriati, i violentati, i marginalizzati, i perseguitati ci dimostrano qualcosa- e ci dimostrano molto! -, è che noi siamo coraggiosamente in grado di fare nostre le etichette ufficiali-mediatiche e gli inganni statali di criminalizzazione della resistenza popolare: siamo vandali, puttane, delinquenti, teppisti, prostitute, froci, resistenti. Il fatto è che le etichette non aderiscono alla nostra pelle. La colpiscono, ma tornano indietro risignificate, piene della forza della moltitudine.

 Traduzione dal portoghese di Chiara del Gaudio

  1. Fonte: http://noticias.uol.com.br/cotidiano/ultimas-noticias/2013/01/10/brasil-e-pais-com-maior-numero-de-assassinatos-de-homossexuais-uma-morte-a-cada-26-horas-diz-estudo.htm []
  2. Fonte: http://www.isp.rj.gov.br/Conteudo.asp?ident=300 []
  3. La ricerca è stata realizzata dalla giornalista brasiliana Karen Hueck e divulgata dal think tank femminista Olga. Fonte: http://thinkolga.com/2013/09/09/chega-de-fiu-fiu-resultado-da-pesquisa/ []
  4. Sugli atti contro lo Statuto del nascituro, vedere: http://www.brasildefato.com.br/node/13243 []
  5. Fonte: http://marchadasvadiasrio.blogspot.com.br/ (Consultato il 13 Settembre 2013 []
  6. Fonte: http://www.otempo.com.br/cidades/pol%C3%ADcia-ir%C3%A1-investigar-outras-den%C3%BAncias-de-estupro-durante-manifesta%C3%A7%C3%B5es-na-capital-1.694587 (Consultato il 3 Settembre 2013 []
  7. Fonte: http://marchamulheres.wordpress.com/2013/08/27/encontro-internacional-da-mmm-feministas-denunciam-ofensiva-do-capitalismo-sobre-o-trabalho-o-territorio-e-os-corpos-das-mulheres/ (Consultato il 10 Settembre 2013 []
  8. L’incredibile manifesto delle Afetadxs può essere letto qui: http://afetadxs.blogspot.com.br/2013/08/medode-glitter-escritoem-15082013-as.html []
  9. MACKINNON, Catharine Feminism Unmodified: Discourses on Life and Law, Harvard University Press, Cambridge, Mass., 1987. p. 36 []
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3 Risposte a Femminismi in divenire

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