Michele Emmer

Come vive un matematico? In una casa ordinata, cura i suoi pesci, i suoi vestiti, la sua vita è prestabilita, una vita solitaria. Ma ha un sogno, vuole diventare un matematico importante, vuole pubblicare le sue ultime ricerche su riviste importanti. Ed in Romania non c’è ne sono. Bisogna inviare i propri lavori in Francia, negli USA. Il problema è che non si può. Siamo in Romania al tempo di Nicolae Ceausescu all’inizio di quello che sarà l’ultimo piano quinquennale del Partito Comunista Rumeno.

È il 1984. Avere contatti con l’estero, viaggiare e persino pubblicare articoli scientifici all’estero non è consentito se non ad alcuni privilegiati. Tra cui la moglie di Ceausescu Elena Petrescu, che benché priva della licenza elementare, e a malapena alfabeta, si fece conferire una laurea in chimica ed eleggere presidente del più importante istituto di ricerca chimica della Romania. Pubblicò a suo nome sulle riviste specializzate i risultati delle ricerche di alcuni famosi scienziati romeni, da lei costretti a cedergliele. Si adoperò per ottenere riconoscimenti accademici anche all'estero: durante il periodo in cui il marito fu a capo della Romania ricevette lauree honoris causa da quasi tutti i Paesi in cui andò in visita (fonte: it.wikipedia.org/wiki/Elena_Ceausescu).

Ma lui, Sorin Parvu, un matematico di genio che non riesce a concludere il suo dottorato, non fa parte di questo ristretto gruppo. Non vuole lasciare il suo paese, ammesso che riuscisse a farlo. Il suo amico matematico è andato in Francia, ora è un matematico conosciuto, apprezzato. Ma lui vuole restare. Ma vorrebbe che il valore scientifico di quello che scrive venisse apprezzato, resta per fare quello che può e deve fare. Un suo articolo è arrivato negli USA, è stato pubblicato.

E uno dei modi per fare carriera, almeno nella Romania di quegli anni, o almeno per avere una vita tranquilla, è quella di prestare attenzione a che cosa fanno i tuoi colleghi, spiare insomma, carpire informazioni. Con le informazioni si va avanti, bisogna cercare di incastrare i propri colleghi, scoprire che cosa hanno in mente. Ma lui non è così, non vuole entrare in questo giro perverso. Nel paese ci sono le file per la benzina, la vita è difficile, si potrebbe facilitarla. E lei, Elena Buciuman, la moglie del matematico andato in Francia, è costretta a lavorare, deve cercare informazioni anche lei, se vuole ottenere di andarsene con la bambina.

Deve trovare notizie anche se non esistono. Si possono anche inventare le informazioni sugli altri. Lui insegna Analisi Matematica. Lei, che si occupa di informatica, è contattata da un membro del partito che non si pone domande, Alecu Voican, un rigido ispettore del Dipartimento di Sicurezza, frustrato per non aver fatto carriera e che recluta le nuove spie. Indaghiamo, non siamo spie, ma certo se uno vuol mandare un manoscritto all’estero, anche se di matematica, soprattutto se di matematica, ci deve essere qualcosa sotto. Un complotto. Manoscritto su cui non è stata fatta alcuna verifica. Che nessun ben comprende nel suo contenuto scientifico, ma questo è un aspetto secondario. Conta il fatto formale della pubblicazione all’estero.

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Si tratta di trovare informazioni, costruirle, se necessario, e risolvere il caso. Se non si risolve il caso non si fa carriera e la vita si complica. Perché quando le cose si complicano non si possono tenere troppo in conto le necessità altrui, QED (Come volevasi dimostrare). Elena e Sorin parlano di algoritmi. Lei deve trovare le prove, così riuscirà a fuggire.

Il matematico fuggito era pragmatico. Ha fatto bene “Vive la France”, esclama Sorin. Ma basta con la matematica. La matematica non ha frontiere. Se non pubblichi non esisti. A me non mi pubblica nessuno. Lemmi e dilemmi, tra matematica e vita. Elena vuole partire in cambio della delazione sul collega matematico che vuole pubblicare all’estero. E lui le consegna un suo articolo, che sarà il lasciapassare per lei e la prigione per Sorin. Lui è un matematico normale, con una vita anonima, che lavora alla lavagna. Ma ha questa ambizione, del tutto normale, di pubblicare su una rivista internazionale, di far sapere che esiste.

Film in bianco e nero, lento, riflessivo, un film malinconico su quello che è accaduto, e che avrebbe e dovuto essere diverso, dando prospettive e possibilità a tutti, compresi i matematici sognatori, attenti e riflessivi e magari geniali. Un bianco e nero necessario, senza colore, per quelle vite senza senso. Da parte di una persona razionale, logica ma paziente, non un rivoluzionario, ma cosciente. Rovinando la vita di tante persone per tanti anni.

Opera seconda di Andrei Gruzsniczki. Molto diversa dal famoso Le vite degli altri, meno cinematografico del vincitore dell'Oscar, per nulla spettacolare. Che non punta sullo spionaggio, ma considera anche quello parte di una vita logicamente insensata. Per un matematico poi….

Quod Erat Demonstrandum, film Romeno del 2013, regia e sceneggiatura di Andrei Gruzsniczki con Ofelia Popii, Sorin Leoveanu, Florin Piersic Jr., Virgil Ogasanu, Tora Vasilescu. Premio speciale della giuria al festival del cinema di Roma 2013, in attesa di distribuzione in Italia. Si vedrà a fine marzo al convegno Matematica e cultura.

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4 Risposte a Come volevasi dimostrare

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