Letizia Paolozzi

Sarà vero che la sinistra ha abbandonato gli operai per il matrimonio gay e che scambia la depenalizzazione della cannabis per la difesa delle pensioni? Dobbiamo proprio (e ancora) scegliere tra deficit di beni e deficit di legami solidali?

Su questo terreno assistiamo nel vecchio continente a nuove sfide. Certo, paese che vai, usanze che trovi. Prendiamo la Francia, in questi giorni al centro dell’attenzione dei media di mezzo mondo (bé hanno anche loro il feuilleton, non soltanto l’Italia di Berlusconi) per via della confusione operata da M. Hollande tra corpo pubblico e corpo privato. Molti giornali sostengono che questa confusione non rappresenta nulla per i francesi: si tratta di un affare strettamente personale.

Dunque, Hollande va giudicato per il suo progetto economico (liberaldemocratico). Punto. Sfiduciati nei confronti delle istituzioni politiche (per caso vi ricorda altre situazioni?), i nostri cugini d’Oltralpe sarebbero indifferenti alle “supposte” (l’aggettivo è d’obbligo per dimostrare che prendiamo la questione con serietà, diversamente dai cacciatori di gossip) visite sentimentali del presidente de la République, a cavalcioni su uno scooter (guidato dalla guardia del corpo), con casco totale alla maniera dei motociclisti del “Joe Bar Team”.

Il gossip tuttavia ha le sue pretese. Sono i leader che ci hanno abituati a osservarne l’intimità. Anzi, è lui (o lei) a invitarci in camera da letto dove gioca una nidiata di frugoletti in pigiama oppure davanti ai fornelli dove cucina il pollo alle mandorle. In effetti, qui da noi si cominciò assistendo al “risotto” preparato da Massimo D’Alema. Tutto per convincerci che l’uomo politico è un uomo “normale”.

Altri sono i temi e i problemi che infiammano e dividono i francesi: tra “abolizionisti” della prostituzione e partigiani del diritto a fare commercio del proprio corpo. Tra difensori del velo, considerato strumento della dignità femminile dalle une e dalle altre detestato al punto da vietarlo pure nei luoghi pubblici. Per il matrimonio tra persone dello stesso sesso, sono scese in piazza centinaia di migliaia di persone per manifestare a favore; hanno risposto centinaia di migliaia, in difesa delle nozze eterosessuali.

Ma, una volta promulgata la legge sul “Mariage pour tous”, calma piatta. “Le Monde” ha aperto la prima pagina (del 15 gennaio) annunciando “Matrimonio gay: rivoluzione tranquilla”. In effetti, città con più di duecentomila abitanti e comuni con meno di duemila abitanti hanno celebrato nel 2013 settemila matrimoni di omosessuali.

Veniamo al nostro paese. Sul legame tra persone dello stesso sesso assistiamo a una vera commedia all’italiana. E comunque, dai sondaggi risulta una diffidenza spinta quanto al matrimonio tra omosessuali mentre sulle adozioni il rifiuto è netto. Arriva a smuovere le acque il nuovo segretario del Pd. Non sembra tipo da colpi di testa o idee rivoluzionarie ma forse vedranno finalmente la luce patti simili alla normativa tedesca che regola le unioni civili anche tra persone dello stesso sesso, estendendo i diritti in materia contributiva e assistenziale oltre a regolare le successioni.

Renzi che, per allargare il perimetro di un possibile elettorato, punta molto sulle battute (e via con “il problemino”, “la sorpresina”, “il file Excel”, “Fassina chi?”) piuttosto che sulla qualità del discorso, ha necessità di “portare a casa” risultati su questioni che riguardano la società: depenalizzazione della cannabis, ius soli, l’eliminazione della Bossi-Fini, tagli ai costi della politica non sarebbe poco. Perché l’Italia deve cambiare. Un episodio come quello della lista regionale per il Piemonte giudicata illegale dopo 4 anni, dimostra che non basta (ammesso che si faccia) una nuova legge elettorale.

Dire che l’Italia non può restare imprigionata nei parametri di Maastricht è giusto. Ma insufficiente. Peraltro in Europa, e non solo in Francia, al progetto di società si guarda in alcuni casi con maggior coraggio di noi. Non sarebbe male che qualcuno si facesse avanti a proporre un’idea diversa del vivere insieme. Un altro paradigma, un nuovo contratto sociale in cui il vincolo taumaturgico della legge conti. Ma fino a un certo punto.

 

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11 Risposte a Il casco di Hollande, le battute di Renzi

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