Francesco Fiorentino

Finalmente si può ascoltare anche in italiano il sound di Friedrich Kittler (1943-2011): forse il più originale teorico dei media dopo McLuhan. Come lui letterato d’origine ma cantore della fine della letteratura e persino della scrittura nell’era del computer.

I libri erano per lui macchine mediali che informano sullo stato della tecnologia dell’informazione della loro epoca. Nel 1980 cura un volume con un titolo che è tutto un programma: La cacciata dello spirito dalle scienze delle spirito. Niente più Geist, niente più ermeneutica, solo macchine che producono informazioni.

Tanto più dopo l’avvento dei mass media, perché questi, a differenza delle arti che istituiscono con i sensi un rapporto puramente simbolico, sui sensi agiscono direttamente attraverso la loro materialità tecnologica. È il trionfo del reale sul simbolico. Al quale – secondo Kittler – si assite per la prima volta sulla scena wagneriana: il suo Musikdrama è il primo mass medium in senso moderno, perché in esso la tecnica mediale comunica direttamente con la fisiologia, i nervi e i corpi del pubblico. Non contano più riflessione, immaginazione, cultura, alfabetizzazione.

Wagner «fa saltare in aria seicento anni di dominio della lettera», mette il «sound (nel preciso senso di Jimi Hendrix) al posto del significato delle parole», mette i sensi eccitati al posto del significato. È l’atto di nascita della musica rock, coi suoi amplificatori che sostituiscono i valori musicali con il sound, gli effetti simbolici con la pura dinamica acustica. Il messaggio diventa il medium stesso. La metafisica del significato si trasforma nella fisica dei corpi e dei sensi che risuonano. Ed «è la stessa musica, da Wagner a Hendrix, da Hendrix ai Pink Floyd».

Ormai la tecnologia musicale permette il trionfo del sound, vale a dire di «ciò che in musica non si può mettere per iscritto ed è dunque la manifestazione immediata della sua tecnologia». Una nuova lirica degli strumenti si sostituisce alla lirica come espressione di un soggetto: «Solo istituzioni ataviche come il diritto d’autore [...] costringono ancora a nominare i parolieri e i compositori (come se esistesse qualcosa di simile nello spazio del sound). Bisognerebbe piuttosto indicare gli schemi elettrici degli impianti stereo e (come sulla copertina di Dark Side) i numeri di modello dei sintetizzatori utilizzati».

È il determinismo tecnologico di Kittler. Ma non è la sua ultima parola. Per decenni Kittler ha descritto il feedback tra tecnica bellica e tecnica dei media, aveva inteso persino la musica come «abuso» di strumenti tecnici pensati originariamente per scopi bellici. Ma poi, come un movimento intimo di ribellione, supera la propria ossessione per la guerra con un’erotica del canto e dell’ascolto.

Amava citare quella frase di Borges secondo il quale nel momento del coito siamo tutti la stessa persona, per aggiungere che è di quella persona che dobbiamo cercare di ricordarci. Questo facevano, secondo lui, il pop e il rock, i suoi amati Jimi Hendrix e i Pink Floyd. Con loro tornava la follia acustica del dio Pan, l’alienazione dei sensi che fa danzare le identità. Ma essa registrava la verità mediale dell’epoca: il trionfo del reale sul simbolico e sull’immaginario stesso.

Il mitografo Kittler vede in questo l’annuncio di un nuovo paganesimo: quella musica prepara la venuta degli dei, donati agli antichi greci dai loro poeti. Fantasie escatologiche che rivelano in Kittler un pensatore tedesco. Dietro di lui sentiamo parlare non più tanto Lacan e Foucault, come ai suoi inizi, quanto Heidegger e Hölderlin. Ma con una voce nuova che non ha più paura della tecnica.

Friedrich Kittler
Preparare la venuta degli dei
Wagner e i media senza dimenticare i Pink Floyd
traduzione di Elisabetta Mengaldo
prefazione di Hans Ulrich Gumbrecht
L’orma (2013), pp. 107
€ 11,00

 

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14 Risposte a Preparare la venuta degli dei

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