Christian Caliandro

In un dominio della spettacolarizzazione così esteso come quello attuale, occorre forse concentrarsi in questo momento su progetti magari più ridotti, che abbiano una reale connessione con una comunità e un territorio, che siano orientati all’effettiva ricostruzione dell’identità collettiva e guidati convintamente dal criterio della responsabilità.

La doppia personale Archeologia/Contemporanea_02, allestita presso il Museo Archeologico Statale di Ascoli Piceno da Giuseppe Stampone e Eugenio Tibaldi, è in questo senso una mostra ambiziosa per più ragioni e su più livelli. I due artisti hanno vissuto e lavorato per tre mesi in città sulla città, grazie all’associazione ArteContemporaneaPicena che ha organizzato e realizzato integralmente l’intero processo culturale e creativo. Stampone e Tibaldi hanno riflettuto e lavorato - con la città e con i suoi residenti - sul passato e sul presente, sulla storia e sui processi di costruzione e ricostruzione identitaria.

Hanno conosciuto in maniera profonda Ascoli e gli ascolani, e a un certo punto il loro lavoro è diventato in qualche strano modo molto più che partecipativo: quasi un’estensione di istanze che provenivano dalla comunità di riferimento. Il risultato, prevedibile, è stato che una città proverbialmente sonnolenta dal punto di vista artistico e culturale (o così descritta dalle narrazioni tradizionali), percepita a livello nazionale come storicamente non particolarmente progressista, si è letteralmente appropriata di questo progetto. L’ha accompagnato e l’ha percepito da subito come parte integrante della sua identità in divenire.

Giuseppe Stampone, Architettura fascista (2013)

Giuseppe Stampone, Architettura fascista (2013)

Così, Stampone si è dedicato per esempio a sviluppare l’idea del “parcheggio” come metafora non solo dell’arte contemporanea, ma dell’Italia intera, partendo proprio dall’osservazione diretta e quotidiana di come in giro per Ascoli gli strepitosi spazi urbani, le piazze, i monumenti, sono occupati e assediati dalle automobili e dai parcheggi: ha così “parcheggiato” le opere e le teche del Museo Archeologico, disegnando strisce blu sul pavimento e costruendo – con un’importante azienda del territorio – segnali stradali che tracciano i percorsi e gli arresti delle nostre mitografie collettive, gli incontri mentali tra eventi storici, tragedie quotidiane e figure auratiche.

Mentre in Architettura fascista (2013), forse l’opera più potente in mostra, la fotografia ‘ritaglia’ la parete-spazio del cimitero di Ascoli, l’architettura fascista del titolo, in cui le tombe dei partigiani della Resistenza sono costrette come in una griglia: la cornice ideologica e estetica del contenitore stride con il suo “contenuto”, generando una contraddizione e una tensione paradossale, tipicamente italiana - a sua volta uno dei fantasmi più potenti che ossessionano la nazione e la sua identità collettiva. In alto al centro, una bandiera italiana stracciata garrisce al vento.

Eugenio Tibaldi si è invece concentrato ossessivamente sulla relazione tra storia recente, memoria e presente nella crisi di Ascoli, ricostruendo i rapporti di causa-effetto, una mappatura complessiva di dati e informazioni su fabbriche importantissime oggi dismesse, sul lavoro che c’era e che non c’è più nelle modalità del passato, sulle retoriche della globalizzazione e su come esse hanno influenzato direttamente e indirettamente l’esistenza quotidiana delle persone; e traducendo questi elementi in strutture formali accattivanti, grandi tele su cui le mappe originali dei sistemi produttivi, rimontate e ridipinte, imprimono questo tempo sfuggente.

Archeologia/Contemporanea_02
Giuseppe Stampone e Eugenio Tibaldi
Museo Archeologico Statale, Ascoli Piceno

 

Share →

7 Risposte a Archeologia/Contemporanea_02

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Il tuo commento dovrà essere approvato prima di apparire.

Iscriviti alle notizie da alfabeta2 e alfapiù

* = campo richiesto!

Archivi